Il Coro polifonico Amurianum

Il Coro polifonico Amurianum

Alla chiesa dei Santi Apostoli, presente un discreto pubblico, il Coro Polifonico Amurianum ha offerto domenica 17 un programma prevalentemente sacro, spaziando da Monteverdi al Novecento. Il Coro Polifonico Amurianum nacque a Murano nel 1991 allo scopo di diffondere la musica polifonica di ogni tempo. Diretto fin dalla sua fondazione dal maestro Franco Salvadori, conta attualmente tredici elementi e vanta un repertorio classico eterogeneo.

Il programma

Curioso iniziare con Il bianco e dolce cigno dal Primo libro dei madrigali di Jaques Arcadelt su testo del marchese Alfonso III d’Avalos. E’ il canto del cigno che muore, in analogia con l’amara condizione del poeta. Più noti certamente Zefiro torna ed Ecco mormorar l’onde, rispettivamente dal Sesto e Secondo libro dei madrigali di Claudio Monteverdi. Il Coro Amurianum evidenzia con pertinente efficacia gli affetti e i voluti rimandi al mondo naturale, all’aria e all’acqua.

O Salutaris Hostia reca inconfondibile la cifra di Rossini che non vuole rimanere “serio” fino in fondo. Dal “Da robur” infatti il tema occhieggia all’opera, giungendovi dopo un’introduzione alquanto canonica. Il Salve Regina di Liszt altro non è che un Liebestraum con parole sacre, mentre l’Ave verum è intriso di dolente tragicità, maggiore rispetto all’omonima versione di Camille Saint-Saens. Vinea mea electa di Francis Poulenc, dalla scrittura squisitamente francese, impegna i soprani in acuti considerevoli. Più convenzionale l’Ubi Caritas di Maurice Duruflé.

Nei tre pezzi del maestro Salvadori, Ave Maria, Gloria e Santo, sembra scorrere una vena bersteniana se ci paiono intrisi di vaghe sonorità carioche. Meno interessanti l’Ave Maria di Javier Busto e il Gloria Patri di Vytautas Miškinis. Gioca su procedimenti simili al brano di Poulenc il difficilissimo Northern Lights di Ola Gjeilo che accosta il fascino dell’aurora boreale all’antica preghiera Tota pulchra, creando un parallelo tra il terribile mistero del sacro e la natura. Bissato, riesce meglio.

Il Coro Amurianum affronta l’impegnativa scaletta con perizia, passione e gusto musicale. Sotto la guida del maestro Salvadori, che partecipa con trasporto, affronta la vastità del repertorio con cognizione di causa. Nonostante qualche aggiustabile eccesso di volume tra i soprani e il maggior peso che potrebbero avere i tenori, ci sono i margini per una sana crescita.

Luca Benvenuti