David Riondino a Mogliano

David Riondino ha chiuso lunedì 30 luglio la stagione estiva del Teatro Busan, rassegna inserita nell’ambito di Metropolis, ricco contenitore di arti performative organizzato dall’amministrazione comunale. Triglie, principesse, tronisti e alpini è spettacolo proteiforme. Riondino ripercorre infatti anni e anni di carriera artistica proponendo alcune delle creazioni migliori che possono cambiare di sera in sera. Racconti in versi, canzoni, poesiole scritte in varie occasioni e per media differenti, senza mai perdere di vista la salda natura eclettica di cantautore. Artista poliedrico, attore, regista e scrittore, Riondino è uomo di vastissima cultura, dalle scelte musicali moderne che si rifanno a De André, Guccini e De Gregori.

Da Ragazzoni a Boccaccio

Assistere a un spettacolo di Riondino significa abbandonarsi al fascino della parlata toscana raffinata, ricca nel lessico e sapientemente comica. Significa tornare a casa con autori da rileggere o da approfondire. E’ il caso delle liriche di Ernesto Ragazzoni, poeta, giornalista e traduttore d’inizio Novecento. Elegia del verme solitario è una celebrazione ironica del superuomo. Laude dei pacifici lapponi è una divertente divagazione antropologica. In esse rivivono la scapigliatura, l’auto-dissipazione, il gusto per la rima e il gioco di parole, strumenti compositivi assai cari a Riondino.

Ispirato dalla biografia di Ragazzoni, morto per cirrosi epatica, fa seguire Canzone del vino, prima traccia del disco Quando arrivano le ballerine? datato 1995. Riformate il diritto di famiglia introduce invece il capitolo più affascinante della serata.

Che piacere ascoltare alcune novelle del Decameron di Boccaccio, sintetizzate in musica da Riondino nel 2013, quando Radio3 celebrò i settecento anni dalla nascita del letterato di Certaldo. Madonna Filippa celebra l’arguzia d’una mente muliebre del Trecento nel disporre del proprio corpo al pari della Mirandolina goldoniana. Il falco di Federico degli Alberighi commenta la sua triste sorte nella crudele ballata post mortem come il cignus ustus dei Carmina Burana.

Dall’uomo all’animale e viceversa

Dagli uomini agli animali dunque. Ecco che allora Riondino sfodera tre poesiole da leggere su una melodia che solo lui conosce, Le triglie, I Paguri, I pesci Cha cha cha. In quest’ultima, rivive la vena macabra di The Walrus and The Carpenter, poemetto nonsense inserito da Lewis Carroll in Through the Looking-Glass, dove le povere ostrichette fanno la stessa fine dei pesci cha cha cha.

In realtà esse sono specchio di comportamenti umani. Uomini e donne fanno politica. Il presente interroga il poeta che è portato a trovare un fine epico al suo operato. Vanno in questo senso tre gustosi componimenti caratterizzati da una propria metrica e musicalità. Il pianto della Fornero ricorda ritmi spagnoli, L’acrostico Renzi apre interpretazioni grottesche sul cognome più citato da haters e politici mentre Le buche della Raggi è l’ironica genealogia del recente problema affrontato dalla giunta capitolina.

Complice un invisibile coro alpino, Riondino esegue poi due commoventi canzoni d’alta quota. Chiude con la produzione cinica del cantante Pino Paoli, sempre presente nella hit parade del Dottor Djembé, trasmissione storica di Radio3 con Stefano Bollani.

Pubblico numeroso nella piazzetta del teatro, nonostante il clima torrido della serata.

Luca Benvenuti