“Die lustige Witwe”, la vedova ritrovata

A Carnevale il Teatro La Fenice propone dopo trent’anni un nuovo allestimento di Die lustige Witwe

Dobbiamo riconoscerlo. Molti sono i meriti di questa lustige Witwe, “vedova ritrovata” in coproduzione con l’Opera di Roma in cartellone dal 2 al 13 febbraio. La scelta di adottare non la versione italiana di Ferdinando Fontana, bensì l’originale in lingua tedesca ce ne fa apprezzare, dopo anni di latitanza, l’autentica musicalità. Il voler poi limitarsi alla snellezza del libretto, con ulteriori riduzioni dei ruoli, evita la metamorfosi del capolavoro in un lungo circo. Via qualsiasi accenno al colore parigino, via il can can e il Maxim’s e via qualsiasi dialogo triviale.

L’allestimento

Ciò si deve a Damiano Michieletto che ritorna a Venezia dopo Aquagranda del 2016. Il regista concetra l’attenzione sull’essenzialità delle due storie amorose, Hanna-Danilo e Valencienne-Camille. L’azione è spostata negli anni Cinquanta del secolo scorso alla Pontevedro bank del direttore Zeta, sull’orlo del fallimento. L’estrema attualità in Italia della crisi delle banche dona alla vicenda una velatura di riso amaro. Il conte Danilo è un semplice impiegato. La festa del secondo atto è in una balera dove, tra i twist dell’orchestrina e i flirt dei presenti, si arriva alla rissa tra ubriachi. Danilo, ancora sbronzo, sogna le grisetten uscire dagli schedari del suo ufficio e sposa infine l’ex amata. Njegus è più folletto che portaborse, “custode degli intrecci e degli intrighi” per dirla con le parole del regista, investito di funzioni metateatrali.

Tutto fila nel discorso di Michieletto con estrema coerenza, puntando più su corpo e sentimento che sul macchiettistico di routine. Il rapporto Hanna-Danilo è un costante gioco al massacro di avvicinamenti e allontanamenti, così come perfetto è il lavoro fatto sugli altri personaggi e sul coro. Michieletto si conferma artista capace di grandi momenti di teatro, toccando anche le corde più intime dell’umano.

Valori aggiunti le scene di Paolo Fantin e i meravigliosi costumi di Carla Teti. Funzionali il light design di Alessandro Carletti e le coreografie di Chiara Vecchi. Una menzione speciale al corpo di ballo, scatenato in danze rock and roll che nulla tolgono alla potenza del valzer.

La compagnia

Stefano Montanari, al debutto nell’operetta, opta per tempi incalzanti e dinamiche frizzanti, evitando possibili strascicamenti lì dove si rischia la melassa, senza però tralasciare personali letture dei momenti più lirici. Conserviamo qualche riserva sui volumi, che in parte non tengono conto della piccolezza di alcune voci sul palco, ma siamo certi che il rodaggio li aggiusterà. L’Orchestra risponde con originale joie de vivre.

La Witwe è Nadja Mchantaf, soprano dalla voce omogenea non particolarmente ampia, che recita e balla benissimo. Il Danilo di Christoph Pohl è privo di quel machismo di tradizione, perchè ridimensionato nei panni dell’impiegato, ma dal canto seduisant. La voce sicura di Adriana Ferfecka sovrasta l’orchestra, Valencienne appassionata. Konstantin Lee è Camille de Rossillon corretto, ma limitato in acuto. Il barone Zeta di Franz Hawlata compensa i limiti della voce inadeguata, stonata nel melologo iniziale e in ripresa nel corso della recita, con irresistibile verve comica. Karl-Heinz Macek è Njegus instancabile. Marcello Nardis e Simon Schnorr, rispettivamente St-Brioche e Cascada, risolvono egregiamente le parti.

Convincono William Corrò (Kromow), Roberto Maietta (Bogdanowitsch), Martina Bortolotti (Sylviane), Zdislava Bočkova’ (Olga), Nicola Ziccardi (Pritschitsch) e Daniela Baňasová (Praskowia). Le Grisetten, dal canto forzatamente sguaiato, sono le brave Alessandra Calamassi (Lolo), Mariateresa Notarangelo (Dodo), Rossella Contu (Jou-Jou), Alessandra Gregori (Frou-Frou), Chiara Lucia Graziano (Clo-Clo), Krizia Picci (Margot).

Il Coro, diretto da Claudio Marino Moretti, partecipa con evidente coinvolgimento e professionalità.

Il pubblico tributa calorosi consensi per tutti, lasciandosi entusiasmare dalla vivace passerella finale.

Luca Benvenuti

foto di Lustige Witwe in Fenice.

Crediti di Michele Crosera.