Elisir alla vecchia maniera

Ritorna l’Elisir al Teatro La Fenice

Nel 1832 l’impresario Alessandro Lanari chiese a Donizetti un’opera comica per la stagione del teatro milanese della Canobbiana. Scarseggiando il tempo per redigere un testo ex novo, il librettista Felice Romani tradusse quasi alla lettera Le philtre di Eugène Scribe, musicato nel 1831 da Auber. Donizetti ne scrisse velocemente la musica, in più punti emula di Rossini, inserendovi quel nuovo carattere larmoyant allora ignoto al dramma buffo. L’Elisir era pronto.

Svecchiare il repertorio

L’allestimento del Teatro La Fenice, riproposto più volte negli anni, nacque già vecchio dieci anni fa e mostra ora inesorabile i segni del tempo. Se Elisir abbassa Isotta alla realtà della fittavola Adina, Morassi la riduce ulteriormente all’avanspettacolo, soubrette dietro cui smania Nemorino. In questo contesto metateatrale da rivista non si sprecano le classiche mossette, tanti bei soldatini dalla divisa azzimata, l’uso divertito delle masse e la comicità caricata dei personaggi. Tutti elementi ancora graditi a un certo pubblico, ma franca espressione di un fare passatista. Le scene di Gianmaurizio Fercioni, con quinte, apparati lignei e fondini dipinti che citano gli originali del 1832, confermano tale impressione. Ci auguriamo che Elisir, come altri titoli di repertorio (ad esempio Il barbiere di Siviglia), vengano pensionati per lasciare spazio a nuove interpretazioni.

Aspettative confermate

A guidare l’Orchestra del Teatro La Fenice il giovane maestro romano Sesto Quatrini, classe 1984. La sua direzione è pulita e senza grandi pretese, attenta ai cantanti che però a tratti risentono dei volumi della buca. I tempi rimangono sempre pertinenti, così come le scelte agogiche e dinamiche, più propense ad evidenziare più la componente romantica che comica della partitura.

Nel ruolo di Adina Irina Dubrovskaya che si conferma disinvolta nel registro acuto e sovracuto, seppur permangano alcuni leggeri difetti nell’intonazione e nel centro. Chiedi all’aura lusinghiera e Il mio rigor dimentica i momenti migliori. Omar Montanari sostituisce alla pomeridiana del 3 giugno il previsto Carlo Lepore e si dimostra consolidato Dulcamara. Palesa sempre sicurezza nella linea di canto, eleganza nel fraseggio e disinvlotura nelle agilità. Marco Filippo Romano è Belcore poco burbero e troppo di buon cuore, ma ineccepibile nel canto. Maturata assai la Giannetta di Arianna Donadelli. Nemorino è Leonardo Cortellazzi, tenore più volte visto sul palco veneziano, nasale in acuto e non pienamente dentro al personaggio. Lunghi applausi al termine di Una furtiva lagrima.

Routinier il coro preparato da Claudio Marino Moretti.

Consensi entusiasti al termine, con ovazioni per Montanari, Cortellazzi e Dubrovskaya.

Luca Benvenuti

Crediti di Michele Crosera