Festival Gounod, Alchimie vocali

Alchimie vocali alla Scuola grande di San Giovanni Evangelista inaugura il festival Charles Gounod, mistico o sensuale? del Palazzetto Bru Zane

Sabato 7 aprile è iniziato il festival dedicato dal Palazzetto Bru Zane al bicentenario della nascita di Charles Gounod. L’intento, come da titolo, è illustrare i molteplici aspetti della produzione del compositore francese, prolifico sia nel repertorio sacro che lirico. Gounod pratica con estremo eclettismo soggetti operistici antipodi. Dai lavori romantici che gli conferirono maggior fama, quali Faust e Roméo et Juliette, a quelli pervasi da tinte gotiche o esotiche, rispettivamente La Nonne sanglante e La Reine de Saba. Dalla tradizione letteraria francese con Le Médecin malgré lui, La Colombe e Polyeucte, al folklore provenzale di Mireille.

Prodezze vocali e tormentati amori

Proprio al melodramma si ispira Alchimie vocali (qui il programma della serata), concerto che vede impegnati il soprano Chantal Santon-Jeffery, il mezzosoprano Juliette Mars e il baritono Jérôme Boutillier accompagnati al pianoforte da Marine Thoreau La Salle. Un collage di estratti d’opera organizzato fin nei minimi dettagli, com’è tradizione del Palazzetto Bru Zane, con micro-regie azzeccate nei passaggi tra pezzi. Il quartetto dispiegato risalta la poliedricità di Gounod, esaltandone la non sempre eccezionale scrittura musicale. Se infatti certi duetti rimangono statico prodotto di un esotismo pompier, come “Elle est en mon pouvoir!”, o di atmosfere da peplum, è nel canto solistico che possiamo apprezzare la sobrietà della musica di Gounod.

Un liqueur mystérieuse dai magici poteri

Ascoltiamo dal Faust il duetto, soppresso nella versione definitiva, “Adieu, mon bon frère” e l’aria “Versez vos chagrins” che Juliette Mars interpreta con qualche fissità in acuto. Rimaniamo estasiati dalla difficilissima “Ô riante nature”, in cui Chantal Santon-Jeffery spicca per la disinvoltura con cui risolve i virtuosismi e le colorature di cui il pezzo è costellato. Sempre Santon-Jeffery trionfa nella grande aria di Juliette “Amour ranime mon courage”, qui preceduta dal cantabile “Viens, o liqueur mystérieuse”, fatta a suo tempo eliminare dalla prima interprete del ruolo per le arditezze vocali previste. Il fraseggio, la linea di canto, la saldezza della tecnica permettono al soprano parigino, più volte ospite del Palazzetto Bru Zane a Venezia, di mietere indiscusso successo.

Giovane, ma già dotato di voce preparatissima, felice nell’acuto e negli accenti, Boutiller dimostra formidabile padronanza di mezzi nella tempestosa “Ah! Quittons le festin!” dal Polyeucte. Il baritono è anche spalla efficace nei duetti. Tra questi, nel “Non! Je te dis” da Le Médecin malgré lui, Juliette Mars ritrova lo smalto inizialmente un po’ spento, confermandosi interprete generosa nel successivo couplets de Martine “Toute femme”.

Chiude la serata una chicca inaspettata. La compostezza cede il passo con ironia sorniona al terzetto di Marguerite, Méphisto e Faust “Ne permettrez-vous pas”da Le Petit Faust di Hervé. Nella concisione di poche battute, tra jodel e lied, il compositeur toqué irride Goethe e il teatro di Gounod.

Fuoriprogramma, il terzetto “Je vais revoir” da Les mystères d’Isis, pastiche del 1801 di Ludwig Wenzel Lachnith da Die Zauberflüte.

Pubblico entusiasta tributa consensi calorosi per tutti.

Luca Benvenuti