Fulvio Roiter. Fotografie 1948 – 2007

È stato uno splendido illustratore e un poeta senza titubanze, con l’entusiasmo aggressivo ma sorridente di un emigrante ottimista che fugge dalla amata campagna veneta.” Italo Zannier

L’emigrante ottimista così ben descritto da un luminare della fotografia, è Fulvio Roiter, universalmente noto al grande pubblico, maestro di immagini che sono diventate icone del racconto visivo contemporaneo. Al celebre fotografo, scomparso nel 2016, la Casa dei Tre Oci, alla Giudecca dedica la prima retrospettiva, promossa dalla Fondazione di Venezia in partenariato con Città di Venezia, curata da Denis Curti.

Mostra imperdibile, realizzata grazie al contributo prezioso di Lou Embo (fotoreporter belga, conosciuta da Roiter a Bruges nel 1959, moglie e compagna di vita del maestro). Occasione e privilegio per scoprire lo sguardo incantato di un artista della luce.  Grazie alla forza mediatica della sua Venezia crediamo di conoscerlo bene, tuttavia, rivela segreti sorprendenti fin dagli esordi.

Lui, nato a Meolo nel 1926, perito chimico, conosce Paolo Monti, tra i fondatori del Circolo fotografico “La Gondola”. L’amore per quest’arte lo porterà ad un aut aut paterno: “o me ne tornavo alla chimica, oppure la mia passione per la fotografica doveva diventare redditizia”. Il giovane Roiter chiede una chance, parte per la Sicilia e in sella ad una bicicletta realizza il suo primo reportage.

Il successo arriva subito, a trent’anni vince la seconda edizione del premio Nadar con l’incantevole “Ombrie. Terre de Saint-François”.

Eppure, è lui stesso a confessare: “Fotografare l’Italia non è difficile. È impossibile. Condensarne le bellezze, gli aspetti più significativi paesaggistici, storici o sociali. È un’impresa folle.

Non solo Venezia e non solo Italia, il viaggio stilistico di Roiter è inesauribile: Brasile, Messico, Turchia, Libano, Portogallo, Andalusia, narra i contrasti di New Orleans e gli splendori dell’Amazzonia; un racconto per immagini che possiamo ammirare alla Casa dei Tre Oci, meraviglioso contenitore di un evento così importante.

Con il volume “Essere Venezia” vince il Grand Prix d’Arles nel 1978, un best seller tradotto in ben quattro lingue, e una tiratura di quasi un milione di copie. Del suo lavoro hanno scritto tra gli altri Moravia, Zanzotto, Enzo Biagi.

Per un giornalista, l’esperienza più affascinante è poter scrivere di persone famose che hai conosciuto veramente, mi è capitato spesso, e nel caso di Fulvio Roiter, ho un ricordo davvero bellissimo. È stato ospite in un mio programma televisivo anni fa, generoso e vulcanico artefice di racconti e aneddoti. Ma il privilegio assoluto è stato durante l’inaugurazione di una mia mostra fotografica, lo avevo invitato e venne alla prima con una puntualità esemplare, davvero una sorpresa emozionante.

Altrettanto sorprendente è la mostra veneziana, perfetto tributo all’arte fotografica di un vero protagonista dell’immagine.

FULVIO ROITER.  FOTOGRAFIE 1948 – 2007

Venezia/Tre Oci. Fino al 26 agosto 2018

Elisabetta Pasquettin