Identity: Una mostra a Venezia indaga sul lato oscuro dell’identità.

Un ragazzo afgano dorme in un vagone abbandonato presso la stazione di Belgrado. La foto di Francesco Pistilli è stata scelta da Time Magazine come una delle migliori 100 immagini del 2017. E’ così che la fotografia racconta gli eventi, sublimando anche i fatti più drammatici.

Un grande reportage, viaggio in luoghi dimenticati o sconosciuti, questo rappresenta la bella mostra IDENTITY, allestita a Venezia presso ISOLAB – Centro di ricerca fotografica Castello 3865, visitabile sino al 16 marzo.

Hanno uno spessore internazionale i quattro fotografi del collettivo CAPTA, lavorano e collaborano per le maggiori testate: New York Times, National Geographic, Time, Vogue…Le loro immagini costituiscono un progetto sul fotogiornalismo legato al tema dell’identità. Nasce così un percorso di straordinaria potenza espressiva, in un mondo che, sempre più ossessionato dalla velocità della divulgazione, non riesce più a conservare la qualità delle storie, afferma Annecristie Badiu, Project Manager di CAPTA.

Ecco i temi dell’esposizione: Independence on the Skin   foto di Erik Messori.

Erik vive tra Londra e Reggio Emilia, fotogiornalista e fondatore del collettivo fotografico CAPTA. Si occupa di tematiche ad indirizzo sociale. Sembra un film il suo rocambolesco viaggio a Belfast. Nei suoi potenti ritratti descrive uomini e donne tatuati, rigorosamente anonimi, non si vedono volti ma solo corpi. Scatti che illuminano identità nascoste, molti di loro sono tuttora ricercati dai servizi segreti inglesi. Raccontano la mai sopita vicenda dell’Ira e dell’indipendenza irlandese. I tatuaggi rivelano la storia della loro vita, azioni passate, amici caduti. Ogni goccia d’inchiostro sotto la pelle porta la memoria di antenati e compagni scomparsi in questa guerra invisibile.

Sex Trafficking in Europe foto di Mashid Mohadjerin.

L’autrice di origini iraniane, vive in Belgio e lavora per le più importanti testate giornalistiche del mondo. Fotogiornalista e artista visuale, si è occupata della tratta delle donne dall’Europa dell’est a quella occidentale. Ragazze vulnerabili trascinate in schiavitù, brutalizzate e costrette a vendersi nell’industria del sesso, senza diritti e identità, allontanate dal loro paese e dalle famiglie. Mashid si è recata in Romania (punto di transito, crocevia ideale per il traffico internazionale), in Italia e in Belgio, documentando questa oscura e nebulosa tratta di esseri umani così difficile da combattere.

Forgotten Italians foto di Alessandro Vincenzi.

Fotografo documentarista, vive a Barcellona e segue con particolare interesse le storie dell’Europa orientale e dell’ex Unione Sovietica. Il suo reportage descrive in modo straordinario la vicenda degli italiani di Crimea. Fra il 1830 e il 1870, in ondate successive, arrivarono a Kerch, in Crimea, migliaia di italiani provenienti soprattutto dalle coste pugliesi. Erano prevalentemente agricoltori, pescatori e maestri d’ascia, attratti dal miraggio di fertili terre e dalla speranza di un futuro migliore. All’inizio del ventesimo secolo, la migrazione trovava l’appoggio delle Autorità della Russia Imperiale. Una comunità che grazie al suo grande spirito imprenditoriale in pochi decenni divenne la più ricca e stimata della città, ma che negli anni ’30 fu vittima di una feroce repressione. Alcuni Italiani intrapresero il viaggio di ritorno in Italia trovando in diversi casi un tragico destino. Il 29 gennaio del 1942, il momento più buio, la deportazione di massa nei Gulag del Kazakhstan. La polizia segreta aveva una lista completa della popolazione di etnia italiana. Il viaggio sui vagoni piombati durò due mesi e molti morirono di freddo, di fame e di sete. Negli Anni Cinquanta il mesto ritorno a Kerch di 78 sopravvissuti su circa 1500 deportati. Nel 2015 le autorità russe hanno riconosciuto agli italiani di Crimea lo status di minoranza deportata e perseguitata.

Ora l’Associazione Cerkio che li rappresenta ha iniziato un grande lavoro di ricerca presso gli archivi dei Gulag, dei documenti in parte distrutti o confiscati, per poter dimostrare le radici italiane.

Lives in Limbo: Trapped in Belgrade progetto sulle migrazioni di Francesco Pistilli.

Fotografo e videografo, Francesco si occupa di temi a contenuti politici e ambientali in varie zone del mondo, dall’Asia all’Africa all’America Latina. Il suo struggente fotoreportage descrive persone che vivono a temperature sotto zero, senza elettricità, cibo, acqua, riscaldamento. Con l’inasprimento dei controlli sulla “rotta balcanica” e la chiusura delle frontiere da parte di Ungheria e Croazia nel 2016, la Serbia si è affollata di profughi, circa 1200 hanno trascorso il rigido inverno a Belgrado. Immagini di migranti abbandonati e soli. Senza questa straordinaria documentazione non sapremmo niente di loro, anime sospese nel silenzio di un limbo senza fine alle porte dell’Europa.

IDENTITY, una mostra da non perdere, anche per la suggestiva collocazione, la galleria si trova ai piedi del ponte che porta alla chiesa di San Martino, cinquecentesco edificio progettato da Sansovino. A conclusione della mostra, il 16 e 17 marzo è previsto un workshop sul fotogiornalismo moderno.

Orario d’apertura per il pubblico: da mercoledì a domenica dalle 16 alle 19.

Elisabetta Pasquettin