Il Mistero del Canaletto Tagliato

Il signor Canaletto dà notizia che ha dipinto la Rappresentazione del Chelsea College con Ranelagh House e il fiume Tamigi, che se qualche gentiluomo e altri hanno il piacere di favorirlo vedendo il quadro, egli li aspetterà nel suo alloggio, ogni giorno per quindici giorni a partire da oggi 31 luglio”.

Nel 1751 su un giornale inglese appare questo annuncio. È la risposta accalorata del celebre vedutista veneziano per smentire le voci che fosse un impostore. Sfortune e imprevisti che accadono quando successo e genialità alimentano le voci malevoli dei detrattori.

Canaletto fu davvero un maestro straordinario e la sua fama lo portò ai massimi livelli della notorietà nel mondo, anche se morì in povertà nella sua casa di San Lio a Venezia.

Sono passati 250 anni dalla scomparsa, anniversario che Roma ha voluto celebrare con una grande retrospettiva: “CANALETTO 1697- 1768”, il più vasto nucleo di opere mai esposto in Italia, dipinti, disegni, documenti e celebri capolavori provenienti dai più importanti musei. Tutta questa bellezza, con affaccio su Piazza Navona: Museo di Roma, Palazzo Braschi, sino al 19 agosto 2018.

Giovanni Antonio Canal, noto come Canaletto, ha rivoluzionato il genere della veduta, collocandola agli stessi livelli di soggetti più blasonati come la pittura di storia o di figura, diventando portatore degli ideali scientifici e artistici dell’illuminismo.

Davvero piena di soprese la sua vita artistica. Le città italiane da lui dipinte furono solo tre. Oltre all’universale Venezia, ebbero questo privilegio, Roma e Padova (da ammirare alla mostra un incantevole “Pra’ della Valle” dove il prato è veramente un prato!)

Ma che fine ha fatto la tela con il fiume Tamigi citata da Canaletto sui quotidiani inglesi? Non sappiamo quanti gentiluomini andarono a vedere il quadro, ma noi lo abbiamo ammirato alla mostra romana, diviso in due!

Per ragioni ancora ignote infatti, la tela venne tagliata prima del 1802, la parte sinistra proviene dal Regno Unito “Blickling Hall, National Trust”, quella destra è stata concessa eccezionalmente dal governo Cubano e si trova al Museo Nacional De Bellas Artes dell’Avana.

Per la prima volta in Italia, i dipinti si possono ammirare insieme e riuniti come l’originario progetto di Canaletto.

Nel corso dei 9 anni londinesi, Canaletto dipinge capolavori: il Tamigi, il nuovo ponte verso Westminster, la cattedrale di St. Paul.

L’allestimento romano si avvale della collaborazione dei maggiori musei del mondo, dal Puškin di Mosca con il favoloso “Bucintoro di ritorno al molo il giorno dell’Ascensione”, il museo Belle Arti di Budapest, la National Gallery di Londra, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, comprese le meraviglie della Pinacoteca Gianni e Marella Agnelli di Torino: un imperdibile ponte di Rialto sul lato nord e il Canal Grande con Santa Maria della Carità.

Arricchiscono il percorso, preziosi documenti dell’Archivio di Stato di Venezia. Esemplare a questo proposito, l’inventario dei beni redatto dopo la sua morte e firmato dalle sorelle. Nell’elenco troviamo: (quadretti mezzanelli e piccoli, camise vecchie, barette da notte bianche, velada pano scuro e camisiola scarlato vecchio…).

Povero e malato nella sua grande città, dopo i fasti di una vita professionale gloriosa, trama perfetta per un romanzo, Canaletto non aveva un carattere facile, e i suoi trionfi suscitarono invidie e critiche: “lunatico e intrattabile, che vende un quadro da collezione fino a 120 zecchini e che s’è impegnato per quattro anni, a non lavorare che per un mercante inglese chiamato Smitt” diceva di lui il politico e mecenate svedese Carl Gustaf Tessin. (Per inciso Joseph Smith, fu console britannico a Venezia, mecenate, banchiere e grande collezionista di Canaletto).

Nell’Ottocento, l’opera del maestro veneziano venne stroncata da Ruskin:”il manierismo del Canaletto è il più degradato che io conosca in tutto il mondo dell’arte”.

Un grande storico dell’arte come Roberto Longhi, contribuisce a ristabilirne l’importanza: “si vale della camera ottica e proprio allora miracolosamente versa in poesia.”

Canaletto per le sue documentazioni pittoriche usava molto il taccuino, ma soprattutto la camera ottica, tra l’altro già utilizzata da Leonardo e dagli olandesi nel Seicento, la formazione di scenografo e la conoscenza matematica della prospettiva concorreranno ad esaltare la materia pittorica e il talentuoso segno grafico.

A palazzo Braschi occasione unica per stupirci del genio di Canaletto, che così veniva descritto dai suoi colleghi contemporanei: “va sempre sul loco, e forma tutto sul vero”.

 

Elisabetta Pasquettin