La scortecata incanta Mestre

Emma Dante porta al Toniolo la fiaba nera di Basile

Dopo Le sorelle Macaluso, arrivato al Teatro Toniolo nel 2015, Emma Dante torna per sole due date, 28 febbraio e 1 marzo, con La scortecata. Debuttato al sessantesimo Festival di Spoleto nel 2017, prende a soggetto la decima fiaba della prima giornata de Lo cunto de li cunti overo lo trattenimiento de peccerille di Giambattista Basile, raccolta di cinquanta novelle del Seicento napoletano. Già Roberto De Simone, nel lontano 1976, pescò nel Cunto per La gatta Cenerentola e, in tempi più recenti, Matteo Garrone per il lungometraggio The Tale of Tales, di cui La vecchia scorticata costituisce l’episodio finale.

Carulina e Rusinella, decrepite, vivono recluse in casa. La solitudine le ha abbruttite e i giorni scorrono monotoni tra mal celata antipatia e affetto sororale. Il re di Roccaforte s’innamora della voce d’una delle due, da cui avrà prima solo il dito mignolo, a lungo levigato affinché passi attraverso la serratura della porta, e poi il corpo grinzoso. Scoperto l’orrore, il sovrano la getta dalla finestra. Rimasta impigliata tra i rami, una fata le donerà l’eterna giovinezza e le nozze regali, mentre all’altra, invidiosa, non rimarrà che la scorticatura.

Il fascino della lingua

Con La scortecata Emma Dante ci ricorda come non esista solo il volgare dell’Alighieri, il veneziano del Goldoni o il bizantinismo del Vate, bensì anche il napoletano antico di Basile, lingua pregna di musicalità ed efficacia semantica. Seppur non nata per la scena, la novella in questa forma rivela tutta la sua squisita teatralità, grazie alla sapiente riscrittura di Emma Dante. Pur modificando liberamente la dinamica del finale, nulla si perde in termini di lessico e d’intreccio. Non è d’impiccio il dialetto napoletano, tanto che anche al nord lo spettatore comprende e ride alle battute più sagaci.

Due attori, più personaggi

Carmine Maringola e Salvatore D’Onofrio, chiamati come nella tradizione classica a interpretare ruoli femminili, passano dalla narrazione in terza persona all’immedesimazione, saltando da un registro all’altro senza soluzione di continuità. Ora sorella, ora re, ora fata, uno scambio fluido che non perde mai di tensione e spirito, grazie anche alla perfetta partitura registica. Fin da subito, i corpi possenti stridono con l’idea di vecchiaia, così come le vesti lise che indossano. Un controsenso grottesco, antinomico, che ben si addice alla fiaba, come a dire siamo qui, ma apparteniamo a un altro mondo. La scelta delle musiche, da Reginella a Comme facette mammeta, passando per Mambo italiano, rafforza infatti questo senso di straniamento.  

La parte per il tutto

Fondale e quinte rigorosamente neri, come piace a Dante. Al centro un castello giocattolo adagiato su uno sgabello, ai lati due seggiulelle più piccole degli attori, distesa sulla ribalta ‘a porta. In fondo un grande baule verde. Una scenografia minima, degna di un fare teatro antico, che vive di bagliori magici grazie al light design di Cristian Zucaro. Nelle luci calde e fredde che accompagnano la fiaba, pare rivedere l’oscurità illuminata della pittura del Caravaggio e del barocco napoletano.

Infine, la morale

La morale de La scortecata va citata interamente per la bellezza con cui Emma Dante l’esprime: “il maledetto vizio delle femmine di apparire belle le riduce a tali eccessi che, per indorare la cornice della fronte, guastano il quadro della faccia; per sbiancare le pellecchie della carne rovinano le ossa dei denti e per dare luce alle membra coprono d’ombre la vista. Ma, se merita biasimo una fanciulla che troppo vana si da a queste civetterie, quanto è più degna di castigo una vecchia che, volendo competere con le figliole, si causa l’allucco della gente e la rovina di sé  stessa”.

Il pubblico numeroso, nonostante la nevicata del 1 marzo, tributa calorosi applausi chiamando più volte gli attori alla ribalta.

Luca Benvenuti