La Traviata, un classico senza tempo

Dal 26 al 30 gennaio 2018 La Traviata chiude la stagione d’opera del Comunale di Treviso. Considerata assieme a Il Trovatore e Rigoletto parte della trilogia popolare di Giuseppe Verdi, La Traviata è opera romantica densa d’introspezione psicologica.

L’allestimento

Coprodotto da Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, Teatro Sociale di Rovigo e Teatri e Umanesimo Latino SpA, vede alla regia Alessio Pizzech che raggiunge, grazie anche al contributo della squadra tecnica, risultati davvero interessanti. L’intento infatti è chiaro fin dal preludio. Violetta soffre, sputa sangue, il destino segnato dai consulti di Grenvil ancor prima che giungano gli ospiti. Qualsiasi sforzo è vano e prefigura la caduta. La malattia impedisce la piena espressione di sé e ogni orpello per Violetta diventa una costrizione da cui liberarsi. In questo rito funebre partecipato, Annina, costantemente accanto alla protagonista, è Veronica impotente dinanzi al Fato. Circola poco amore tra Violetta ed Alfredo, addirittura distacco nel finale, mentre premono emozioni violente che immobilizzano a terra o colpiscono al cuore.

Lo spazio ideato da Davide Amadei, curatore anche degli splendidi costumi, partecipa allo spegnersi esistenziale della misera. Inizialmente ampio, sarà chiuso da enormi drappi di velluto scuro che si alzeranno solo per far scorgere deboli lame di luce e corone mortuarie.

Il light design di Roberto Gritti partecipa perfettamente a quanto descritto.

La compagnia

Nel cast si distingue Leonardo Cortellazzi, Alfredo d’indubbio temperamento. Vanta ottimo fraseggio, tenuta costante dell’intonazione e timbro sensuale. A Gilda Fiume va riconosciuto l’impegno profuso in una parte, quella di Violetta, che Pizzech costella di ardue posizioni. Risalta nel secondo e terzo atto, dove la voce, facendosi generosa e ricca di giusti accenti, asseconda la predisposizione al drammatico. Si merita lunghi applausi il sofferto Addio del passato.

Il Germont di Francesco Landolfi è tutto carisma, vibrante espressione d’una paternità offesa, non libera però da cali d’intonazione. Si disimpegna egregiamente Michele Soldo nei panni di Douphol, imperioso e disinvolto. Bene l’Obigny di Fabio Zoldan, come il Grenvil di Zhengji Han. Valentina Corò è Flora apprezzabile, assai riuscita anche sul piano scenico. Lo stesso dicasi dell’Annina di Arianna Cimolin. Gastone privo di spessore vocale quello di Diego Rossetto. Andrea Biscontin e Luca Scapin sono rispettivamente Giuseppe e Commissionario.

Francesco Ommassini, alla guida dell’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta, infonde alla partitura cristallina politezza. Sceglie tempi pertinenti, non eccede in pesantezza e imprime un’ottima incisività nelle scene d’assieme, mantenendo elevata la qualità musicale. Bellissime le suggestioni dell’Amami Alfredo, espressione del dolore che il direttore pare cavar fuori a viva forza dalle profondità ctonie.

Ad altissimi livelli la prestazione delle fresche e giovani voci del Coro Benedetto Marcello, preparato da Francesco Erle.

Teatro affollatissimo e consensi convinti per Fiume, Cortellazzi e Ommassini alla recita del 30 gennaio.

Luca Benvenuti