L’amore alla francese al Bru Zane

Il festival Jacques Offenbach e la Parigi della musica leggera ha preso il via sabato 29 settembre alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, davanti a un pubblico numeroso e curioso. Il concerto “L’amore alla francese” ha visto impegnati il soprano Marie Perbost, il mezzosoprano Ambroisine Bré, il tenore Camille Tresmontant e il baritono Jean-Christophe Lanièce, accompagnati al pianoforte da Charlotte Bonneu. Scarna la presenza di brani di Offenbach, circondato da numerosi autori semisconosciuti scelti ad hoc per la raffinata liaison non troppo dangereuse raccontata attraverso più di venti titoli. L’amore alla francese è particolare. Può infatti capitare di cadere, più o meno coscientemente, in uno scambio di coppie fuggevole e perdonabile. Sono le parole, perfide custodi di doppi sensi non troppo velati, a indurre in tentazione nel loro erotico tourbillon confondente.

Allons, aimons-nous, aimons-nous, aimons-nous

La spensieratezza, a tratti struggente, dell’innamoramento è centrale nella prima parte. C’è la volontà di definire una vaga identità dei personaggi con i toni cari al Bru Zane: un soprano civettuolo (couplets de Germaine, La Saint-Valentin, Frédérich Toulmouche), un tenore guardone e imbranato (couplets de Pontarcy, La Demoiselle au téléphone, Gaston Serpette), un mezzosoprano più testa che cuore (couplets de Henriette, Cousin-cousine, Serpette) e un baritono navigato (couplets di Joquelet, Le Grand Mogol, Edmond Audran). L’azione ingrana dal duo de Le Canard à trois becs di Émile Jonas, giocoso scambio di schermaglie. Segue un trio garbatamente malizioso da Mademoiselle Georges di Louis Varney, compositore e direttore d’orchestra del Théâtre des Bouffes-Parisiens all’epoca di Offenbach.

Di quest’ultimo sentiamo un quartetto da La Romance de la Rose, interessante perché l’aria di Francisque “Ton destin, belle rose” riusa la celebre folk song “The Last Rose of Summer”, tema già sfruttato da Flotow in Martha ventidue anni prima. Non è l’unico caso di citazione colta. Serpette cita il valzer di Juliette dal Roméo di Gounod nel duo tra Narcisse e Denisette de Le Petit Chaperon rouge. Tra bizze sentimentali (Ô mon bel inconnu, Reynaldo Hahn) e duettini romantici (Le Coq, Victor Roger), si torna a sorridere col quartetto da Les Demoiselles des Saint-Cyriens di Varney, giocato su una melodia piuttosto frivola.

 

La seconda parte illustra i dolori, più che le gioie, del matrimonio. Il couplets del visconte da Le Petite Fonctionnaire di André Messager ha un ampio respiro lirico. Le strophes di Antoinette rivendicano il diritto al tradimento (Ô mon bel inconnu, Hahn), mentre il couplets “J’ai deux amants” (L’Amour masqué, André Messager) è un capolavoro di civetteria, degno delle migliori chanteuses. Il duo tra Rose e Bavolet da La Jolie Parfumeuse di Offenbach stempera i tratti più scuri della vicenda, acclarato ormai il comportamento fedifrago di soprano e tenore. Si torna ai propri rispettivi compagni sulle note del quartetto “C’est qu’elle est charmant” da Ninette di Charles Lecocq, ricordando i giorni beati del primo amore.

Nell’ombra del romanticismo salottiero

Le incursioni nei contemporanei di Offenbach si traducono in un cut and paste che convince per gli interpreti, meno per il contenuto. Il collage risulta infatti troppo omogeneo nelle scelte musicali, vicine alle mélodies da salotto che all’operetta. La trascrizione per canto e pianoforte fa perdere molti degli effetti orchestrali, significativi a livello drammaturgico. Al contrario, riduzioni per organici leggermente più ampi avrebbero giovato alla resa effettiva.

Il soprano Marie Perbost è precisissimo, dotata di voce dall’estensione apprezzabile, generosa in acuto e dal bel fraseggio. Coniuga sapientemente gesto e parola. Suoi il couplets di Dora da La Créole di Offenbach e “J’ai deux amants”, resi con gusto assai raffinato. Ambroisine Bré fraseggia con garbo e timbro seduisant. Jean-Christophe Lanièce ha voce di bella pasta, duttile e da sfumature cangianti. Camille Tresmontant è tenore amoroso dalla linea di canto sostanzialmente corretta, ma non sempre a tempo nelle entrate. Charlotte Bonneu accompagna con mano brillante e sicura.

Due bis, il finale piuttosto insipido da La Créole e il quartetto da Les Demoiselles des Saint-Cyrien.

Crediti Palazzetto Bru Zane-Rocco Grandese

Luca Benvenuti