Madama Butterfly al Teatro La Fenice

Torna la Butterfly in salsa cyber firmata Rigola-Mori

Comincia, dopo Orlando furioso e con l’avvicinarsi dell’estate, un lungo periodo di repertorio al Teatro La Fenice, occasione per i turisti di un assaggio di lirica. Dal 6 al 24 aprile viene riproposta per sette recite Madama Butterfly, progetto speciale della 55. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia 2013.

L’allestimento

L’intento del regista Àlex Rigola, ora ripreso da Cecilia Ligorio, è astrarre, la tragedia colonialista in uno spazio indefinito per far risaltare gli ancestrali squilibri tra sfruttati e sfruttatori. L’attenzione rimane quindi tutta sui personaggi. I gesti si fanno lenti, ma non troppo, forti di una carica umana eloquente anche nella semplicità delle pose e delle espressioni. Alcune scelte risultano, invece, meno felici. Suzuki è attorniata da ancelle che eseguono inutili coreografie su qualsiasi ordine imposto loro. Le proiezioni, troppo lunghe durante l’intermezzo nel secondo atto, sono niente più che un cosmico screensaver. Il coro a bocca chiusa, eseguito dal fondo della platea e dal violino addirittura a ingresso sala, diventa per chi è seduto in ultima fila, un fastidioso ronzio.

L’artista giapponese Mariko Mori cura scene e costumi, imprimendovi il personale ed inconfondibile stile cyber popster. Sul fondo un telo bianco e sul palco elementi che ricordano alcuni suoi lavori famosi, Renew II nella grande scultura Möbius, Breathing stones nelle tre sedute e il Ring nell’altare da preghiera. In questo impianto, illuminato da Albert Faura, Mori inserisce costumi bianchi e dalle tenui tinte pastello.

Il cast

Torniamo a questa Madama Butterfly e ne usciamo soddisfatti per la direzione del maestro Manlio Benzi. Alla guida dell’Orchestra veneziana, Benzi sceglie tempi serrati, dinamiche decise, agogiche incalzanti, esaltando la teatralità della partitura. L’ampio respiro sinfonico e il pathos del direttore coprono a tratti i cantanti, facendoci però apprezzare la drammaticità della scrittura pucciniana.

Ritroviamo, nei ruoli protagonisti, la coppia Yeo-Zada, già sentita in occasione di Bohème. Se Mimì calza a pennello a Vittoria Yeo, Butterfly non è ancora nelle sue corde. Yeo riesce bene nel canto di conversazione, conferendo al personaggio una pertinente maestosità. Restituisce con generosità Un bel dì vedremo e Che tua madre, ma può migliorare nelle frequenti arditezze tecniche previste da Puccini. Azer Zada, ancor più che in Bohème, rimane generico nel fraseggio e forzoso negli acuti. Elegante e pressoché perfetto lo Sharpless di Alessandro Luongo, baritono provvisto di voce omogenea, voluminosa e ben sfruttata. Manuela Custer, Suzuki veterana, è intensa e precisa nelle indicazioni di regia, appassionata nel canto. William Corrò è validissimo principe Yamadori, così come Christian Saitta, zio bonzo dalla voce imponente. Julie Mellor è Kate sintetica. Cristiano Olivieri è Goro pensionabile, sempre fuori intonazione.

Professionale come sempre il Coro, preparato da Claudio Marino Moretti.

Pubblico numeroso, tra cui moltissimi turisti, e applausi convinti con tanto di standing ovation per Yeo all’ultima replica del 24 aprile.

Luca Benvenuti, crediti di Michele Crosera