Orlando sbarca in laguna

Successo di pubblico per Orlando furioso di Antonio Vivaldi

Orlando furioso, coprodotto col Festival della Valle d’Itria di Martina Franca dove debuttò nel luglio 2017, arriva al teatro Malibran di Venezia. Dopo Bajazet ed Ercole sul Termodonte undici anni orsono, Orlando era un’assenza che da tempo andava colmata. Non è questa la sede per la disanima chirurgica degli interventi compiuti sul libretto dal regista Fabio Ceresa, autore della “revisione drammaturgica”. Basterà sapere che l’edizione critica è quella di Federico Maria Sardelli, alleggerita d’una quarantina di minuti, un’aria in meno per ciascuno, spostamenti di scene e ritocchi ai recitativi.

Il libretto di Grazio Braccioli, artefice di splendida sintesi, si trasforma nella “versione Ceresa”, un bignami di immagini fini a se stesse, a lungo andare statiche. Minimale e controllatissima è infatti la partitura gestuale, eccezion fatta per i prescritti scatti d’ira e follia di Orlando. I mimi della Fattoria Vittadini, sulle coreografie di Riccardo Oliver, riempiono l’azione. Ora corteo di Alcina, ora spiriti, ora animatori dell’Ippogrifo e d’Aronte, l’enorme guerriero che Orlando abbatte durante la follia, imprimono alle movenze percepibile superbia.

Autentica fastosità barocca

Le scene di Massimo Checchetto ci riportano agli splendori dell’epoca vivaldiana. Una luna pallida cela l’antro di Alcina, ovvero un trono dentro una conchiglia dorata. Davanti ad essa due grandi volute capovolte e simmetriche recintano il proscenio. Il disegno luci di Fabio Barettin circostanzia la vicenda e l’ambiente all’interno d’un’atmosfera cupa, mai solare, ora venata di bagliori dorati, rossastri e verdastri. Anche l’opulenza dei costumi di Giuseppe Palella ci fa rivivere i fasti del teatro del Settecento, con qualche influsso moderno che ricrea, grazie alle cromie e alle fogge, le tele di Alma-Tadema, ed è l’orgia nuziale di Angelica e Medoro a suggerircelo.

Diego Fasolis si conferma direttore intelligente, capace di guidare l’Orchestra veneziana sulla luna, non per ritrovarne il senno, bensì per raggiungere le sfere del sublime. Il suono è pulitissimo, come bellissime e incalzanti le dinamiche. Variegati i colori che rendono la sua lettura brillante e incisiva. Ottimo pure il continuo con ai clavicembali lo stesso Fasolis e Andrea Marchiol, al violoncello Alessandro Zanardi e all’arciliuto Gianluca Geremia.

Il cast

Nel ruolo d’Orlando Sonia Prina. Difficile apprezzarne la vocalità, ricca di emissioni prive di fascino. Le agilità e i recitativi, nel loro borbottante susseguirsi, constano di acuti poco centrati e bassi ingolati, espressione di un modus operandi discutibile. Nulla da eccepire, invece, circa la conclamata capacità di tenere la scena.

Sugli scudi Francesca Aspromonte. Il giovanissimo soprano interpreta Angelica con tecnica perfetta, mezzo che le permette d’ottenere massimi risultati col minimo sforzo. La linea di canto è limpida, omogenea e non cede mai il passo a insicurezze. Se Un raggio di speme diventa nelle sue corde occasione per una raffinata coloratura, cesellata con azzeccatissimi abbellimenti, Chiara al par di lucida stella è indimenticabile lezione di seduzione, giocata interamente su chiaroscuri maliosi e colori eleganti.

Il Ruggiero di Carlo Vistoli può contare su una voce disinvolta, anche nell’unica aria con strumento obbligato, Sol da te mio dolce amore, dove rischia di essere confuso dalle sviste del traversiere. Una certa vena malinconica, espressività e duttilià nel fraseggiare completano felicemente il personaggio.

Riccardo Novaro è valido Astolfo. Baritono dalla voce sontuosa, riesce a dare spessore a un ruolo sovente marginale.

Raffaele Pe, dopo una défaillance su Rompo i ceppi, si riprende con stile. E’ Medoro sicuro nel fraseggio e nella coloratura, soprattutto nel registro acuto.

Disomogenea la voce più sopranile che da contralto di Lucia Cirillo, Alcina d’indiscusso piglio scenico. Si percepisce una certa legnosità nel passare dal centro agli altri registri, difetto che il sillabato di Anderò, chiamerò dal profondo conferma.

Loriana Castellano è Bradamante appassionata, ma non sempre precisa.

Bene il Coro, preparato da Ulisse Trabacchin.

L’eccezionale presenza di pubblico che affolla il Teatro Malibran alla prima del 13 aprile conferma l’attesa che circonda il titolo. Applausi incondizionati per tutti. Ultima replica il 21 aprile.

Luca Benvenuti