Cultura e spettacolo

Polo museale veneto cancellato; rivolta

Fra pochi giorni il Polo museale del Veneto (che attualmente gestisce 15 siti museali in tutta la regione) non esisterà più. Al suo posto nascerà la Direzione territoriale delle reti museali di Lombardia e Veneto. Un colosso da 29 musei (11 lombardi e 18 veneti) frutto della riforma voluta dal ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli.

Il blitz

Lo scorso 13 agosto, con un blitz ferragostano, il responsabile del Mibac ha firmato il decreto di riorganizzazione del patrimonio museale nazionale. Cancellando gran parte della riforma Franceschini di soli 4 anni fa. E sebbene a Roma si vociferi che la sede della nuova istituzione sarà a Venezia niente è scontato per il Polo Museale. Superato lo sconcerto iniziale, ora ci si interroga sul significato di un cambiamento repentino accelerato dalla crisi che ha di fatto bypassato il territorio.

La riorganizzazione

La riorganizzazione, infatti, accorpa regioni e patrimonio culturale molto diverse fra loro. Ma soprattutto riduce – e a volte cancella – l’autonomia faticosamente conquistata con la riforma precedente, riportando a Roma finanziamenti e potere decisionale. L’allarme è partito prima in ambito sindacale. Si paventa la privatizzazione per la facoltà che viene data alla Direzione Generale Musei e quindi del polo museale veneziano di favorire la nascita di nuove fondazioni museali. Dovrebbero essere loro a gestire i musei statali.

Il Pd veneziano

Anche il Pd veneziano lamenta «un progetto confuso e senza logica, che crea problemi alla gestione del patrimonio del polo museale». Lo dichiara il deputato Nicola Pellicani, che si riserva di presentare un’interrogazione la prossima settimana. Bisognerà aspettare il 28 agosto, invece, perché se ne parli a Palazzo Ferro-Fini. «In queste ore in cui finalmente il governo si dimette. La riforma sul patrimonio museale italiano sta creando il caos. In particolare nel Veneto e a Venezia, dove i dipendenti del polo museale sono sempre più allarmati » .

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