Quartetti al Bru Zane

“Promenade” tra i quartetti di Gounod al Palazzetto Bru Zane

Il festival Charles Gounod, mistico o sensuale? termina il 5 maggio con un concerto di quartetti. Protagonista il Quatuor Cambini-Paris, già impegnato per due anni nella registrazione per Aparté dell’integrale dei quartetti di Gounod. Nella poliedricità del compositore, non mancò il confronto con la musica per archi. Gounod vide in tale formazione ampi margini per la sperimentazione, laboratorio di scrittura orchestrale e costruzione formale, alla ricerca di soluzioni spesso innovative. Linguaggio che, in fin dei conti, si presenta assai complicato, seppur rimangano in esso percepibili alcune caratteristiche predominanti. Occasione ancor più interessante, se si pensa che molto materiale era scomparso e venne ritrovato sul mercato antiquario solo nel 1993.

Cinque quartetti

La scelta è proporre un’antologia dei movimenti migliori delle opere CG. 561, 526, 563, 564 e 565. Non condividiamo tale approccio, sicuramente voluto per far comprendere in sessanta minuti la variegata scrittura cameristica di Gounod, ma che rende frammentario il discorso nel susseguirsi di parti non nate per essere consequenziali, se non all’interno del quartetto d’appartenenza.

Apre il programma l’ultimo quartetto, datato 1891-92, di cui ascoltiamo l’Allegro non troppo ma energico, eterna competizione tra minore e maggiore, memore della lezione di Beethoven.

Seguono due movimenti del “Petit Quatuor” in do maggiore, probabilmente coevo alla Petite Symphonie e alla Petite Étude-Scherzo per contrabbasso del 1885. Riconosciamo nell’Andante con moto un ampio lirismo, espressione di quella polifonia che fa passare tra gli strumenti un tema ossessivo, quasi esasperazione di tormenti interiori. Lo Scherzo denota certo influenze mendelssohniane, ma anche vaghe autosuggestioni dal Faust e dai Contes d’Hoffmann.

Tornano nel Quartetto in fa maggiore ostinazioni beethoveniane, malinconiche nei misteriosi cromatismi dello Scherzo e dell’Andante.

Una lacrimosa pensosità avvolge l’Allegro quasi moderato del Quartetto in la minore, tra la sordina degli archi e i pizzicati del violoncello, a tratti cantori d’un esotismo caro al compositore.

Infine, il Quartetto in la maggiore, vero cantiere in cui Gounod conferma la tradizione della musica da camera francese nell’ambito della Société nationale de musique. Non esita però a ripercorrere strade illustri come quelle di Haydn nel Minuetto e mozartiane, come ricorda la verve del Finale.

Fuoriprogramma, l’allegretto dal Quartetto in la maggiore. I trilli ci ricordano le sonorità di Marin Marais, rievocando un lontano passato di corte dalle ombre misteriose.

Julien Chauvin e Karine Crocquenoy al violino, Pierre-Éric Nimylowycz alla viola e Atsushi Sakaï al violoncello suonano su strumenti storici, mantenendo una bella pulizia di suono e una concreta sincronia, senza particolari sbavature.

Sala sold out e successo pieno per tutti.

Crediti Rocco Grandese-Palazzetto Bru Zane

Luca Benvenuti