Cultura e spettacolo

Toffa, addio fiore d’inverno

La notizia, tristissima, è arrivata attraverso i social a ridosso di Ferragosto. La redazione de Le Iene ha annunciato la morte della conduttrice Nadia Toffa.

La battaglia della piccola grande Toffa

“Qualcuno potrebbe pensare che hai perso, ma chi ha vissuto come te, non perde mai”, scrivono i suoi colleghi nel commovente post, annunciandone la prematura scomparsa.

Nadia Toffa

Energica, vivace e grintosa, nata a Brescia nel 1979, Nadia Toffa entra a far parte de Le Iene nel 2009 conquistando subito il pubblico di tutta Italia. Nel 2016 passa alla conduzione del programma. La scoperta della sua malattia sul finire del 2017. “Ho avuto un cancro”, annunciò pubblicamente.

Chi era Nadia Toffa

Nadia Toffa è stata una conduttrice televisiva italiana, nota per la partecipazione al programma televisivo di Italia 1 Le Iene. Dopo aver frequentato il Liceo classico Arnaldo a Brescia, si è laureata in lettere con percorso storico-artistico all’Università di Firenze.

La carriera

Appare la prima volta in televisione all’età di 23 anni su Telesanterno, un’emittente televisiva locale. Nel 2009 diventa un’inviata del programma televisivo Le Iene, registrando numerosi servizi. Tra i più celebri vi sono quelli su presunte truffe compiute da farmacie ai danni del servizio sanitario nazionale (durata tre mesi, dove finisce a processo insieme ad altri per presunta diffamazione), sulla proliferazione delle sale slot machine, sullo smaltimento illegale dei rifiuti in Campania per mano della camorra, sul crescente tasso di tumori nel “triangolo della morte” tra Napoli e Caserta e sulla “terra dei veleni” a Crotone.

La sua battaglia pubblica

Nadia ha continuato a lottare, col sostegno di tanti che hanno seguito la sua intensa lotta contro il male sui social e attraverso il suo libro “Fiorire d’inverno”, nel quale definisce il suo male “un dono”. «Le persone fragili non hanno nessuno che le difende quando vengono bullizzate in rete, la mia reazione vale anche per loro. Ho sentito un dovere, un’emergenza nel rispondere perché sapevo che la popolarità avrebbe dato un’eco maggiore alla mia voce e volevo usare questa eco per chi è lasciato da solo a fare i conti con la malattia. Come si fa a occuparsi della malattia, propria o altrui, e sopportare anche la violenza di chi non capisce e giudica?». Quel maledetto dono che l’ha strappata via. Ti salutiamo, Nadia.

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