Trascrizioni d’opera al Bru Zane

Ismaël Margain e Guillaume Vincent incantano il Palazzetto Bru Zane

Giovedì 26 aprile il Palazzetto Bru Zane di Venezia propone, nel contesto del festival Charles Gounod, mistico o sensuale?, una serata davvero preziosa. I giovani artisti Ismaël Margain e Guillaume Vincent affrontano un programma incentrato sulla produzione per pianoforte a due e quattro mani. Trattasi di trascrizioni operistiche, quando non di autentiche appropriazioni, da parte di compositori come, oltre Gounod, Liszt, Fauré, Chabrier e Messager.

Nel corso del XIX secolo infatti il pianoforte svolgeva nella società un ruolo fondamentale in termini di fruizione e diffusione del melodramma. Romanze, valzer, marce, sovente in trascrizioni anonime, venivano suonate nei salotti, occasione di ascolto e danza divertita. Con un po’ di nostalgia, pensando a queste dinamiche ormai scomparse, ne riviviamo l’atmosfera assieme a una cinquantina di persone nella splendida sala da concerto veneziana.

Da Gounod a Wagner in salsa francese

Apre il concerto, ovviamente, Gounod. Ci immergiamo in medias res nel Polyeucte con la sontuosa Procession sacrée trascritta fedelmente per quattro mani da Théodore Lack. Segue la Sonate pour piano à quatre mains, scritta nel 1839, debitrice forse della lezione di Onslow e Schubert. A Ismaël Margain spettano pagine di grazia cristallina, “Si le bonheur” e il valzer Les Nubiennes dal Faust, risolti con perfetta rotondità di suono, infuse di un lirismo appassionato, ma carico di sorniona malia. Margain, che esegue anche l’Impromptu n°3 di Fauré, dà prova di un temperamento più romantico, un virtuosismo ricco di colore e mai autoreferenziale.

A Guillame Vincent spetta il valse dal Faust nella versione di Liszt, gran morceau de bravoure. Nel vampirismo satanico della scrittura lisztiana non c’è tregua per Vincent che dimostra eccellenti doti di virtuoso. Non perde mai il controllo del fraseggio sotto le bordate delle ottave di cui è disseminato il pentagramma. Lì dove sembra terminare, dopo l’andantino del duetto Ne permettez-vous pas, riprende il demoniaco turbinio, col tema ormai parcellizzato, fino alla coda maestosa. La spettacolare esibizione strappa il prolungato applauso dei presenti.

Il valse-ariette su “Je veux vivre” dal Roméo diventa, nella trascrizione anonima a quattro mani, uno svolazzante pièce de cabaret zeppo d’ironia.

Dulcis in fundo un curioso omaggio a Wagner. Souvenirs di Bayreuth di Fauré e Messager, datata 1880, è una fantasia di cinque pezzi in forma di quadriglia su temi dal Ring, rivisti ironicamente alla maniera francese. “Hoiotoho” e la Walkürenritt assumono tratti quasi comici, al pari del canto d’amore di Siegmund, senza tralasciare, come scrive François-René Tranchefort, quel palese gusto per la “parodie facétieuse et pleine de truculente” così evidente nel secondo pezzo della raccolta. Inevitabile l’accostamento a Souvenirs de Munich di Chabrier, posteriore di circa sei anni, ma pubblicata solo nel 1911. Anch’essa fantaisie en forme de quadrille su temi del Tristan und Isolde, è pervasa da un maggior sarcasmo. Clement e Margain si divertono, cesellano l’esecuzione con gusto e indiscutibile tecnica, senza dimenticare l’ironia e l’ossequio che pervadono queste trascrizioni.

Fuoriprogramma “Le Bal” da Jeux d’enfants di Bizet.

Luca Benvenuti