Across the Universe

“Le parole scorrono come pioggia in un bicchiere di carta. Scivolano al passaggio, traversando l’universo. Pozze di dolore, onde di gioia alla deriva nella mia mente aperta. Mi possiedono e mi accarezzano”.

E’ il brano dei Beatles che preferisco. Ode mistica, anche se la sua innegabile spiritualità nasce da un litigio tra John Lennon e la prima moglie Cynthia. Per sfuggire a sonori e continui rimproveri, John si rifugia nella sua stanza componendo questi versi. Genesi ufficiale di un brano che la Nasa nel 2008, trasmette nello spazio indirizzandolo verso la Stella Polare per festeggiare il proprio cinquantesimo anniversario.

Potrebbe essere la colonna sonora della splendida mostra romana allestita alle Scuderie del Quirinale: “Il Museo UniversaleDal sogno di Napoleone a Canova”. Viaggio  incantevole nello spazio cosmico dell’opera d’arte con una data fondamentale: il 1816, anno in cui tornarono a Roma i beni artistici e archeologici requisiti da Napoleone. Ecco cosa scriveva duecento anni fa il “Diario di Roma”, giornale politico dello Stato Pontifico:”Giunsero in questa Capitale diversi carri contenenti vari dei migliori capi d’opera in Pittura e Scultura.”

Napoleone Bonaparte sfruttò con grande furbizia i trattati di fine ostilità, facendo la “spesa gratis” nella nostra penisola, un bottino di guerra trionfale, solo opere di grande valore. Scopo primario: allestire il suo museo ideale, un “Museo Universale”  il nascente Louvre.

Alle Scuderie del Quirinale, il privilegio di ammirare simultaneamente alcune tra le più importanti opere sottratte nel nostro paese e in seguito restituite. Non tutti sanno che il merito di questo ritorno è del grande Antonio Canova. Lo scultore di Possagno, nell’importante ruolo di commissario dello Stato Pontificio, fu l’artefice dell’operazione, organizzando da Parigi il delicato viaggio di rimpatrio. Rocambolesco e insidioso, pensate che il Laocoonte scivolò rovinosamente dalla carrozza sui ghiacci del Moncenisio.

Bonaparte e Canova protagonisti assoluti quindi del “Museo Universale”, esposizione che racchiude la voglia di apoteosi artistica del generale francese. Le opere che possiamo ammirare sono eloquenti e strepitose: il ritratto di Papa Leone X di Raffaello, la Strage degli Innocenti e la Fortuna con una corona di Guido Reni, la Venere Capitolina, e poi Tiziano, Guercino, Perugino, il monumento funebre a Guidarello Guidarelli, mai uscito dal Museo della città di Ravenna (molti anni fa ho avuto il privilegio di baciarlo, come tradizione vuole). Osservare capolavori che ormai diamo per scontati nella loro collocazione nostrana, è davvero emozionante, ci sentiamo pieni di gratitudine verso Antonio Canova, consapevoli che senza di lui probabilmente avremmo perso per sempre un capitale inestimabile.

Ecco cosa scrisse il Direttorio a Napoleone nel 1796:”Cittadino generale, il Direttorio esecutivo è convinto che per voi la gloria delle belle arti e quella dell’armata ai vostri ordini siano inscindibili. L’Italia deve all’arte la maggior parte delle sue ricchezze e della sua fama; ma è venuto il momento di trasferirne il regno in Francia, per consolidare e abbellire il regno della libertà”.

L’idea napoleonica di Museo Universale è oggettivamente rivoluzionaria e cambierà per sempre il nostro concetto di fruibilità dell’arte. Infatti sono molte le opere che non torneranno nei luoghi originari, consacrando  la nascita del museo moderno, come la Pinacoteca di Brera (voluta proprio da Napoleone), la Galleria Nazionale dell’Umbria, la Pinacoteca di Bologna, Le Gallerie dell’Accademia a Venezia. In sostanza il museo contemporaneo nasce dall’idea del più celebre ladro di opere d’arte della storia, idea che aprirà un dibattito sul ritorno del materiale trafugato nel luogo originario, vertenza tuttora aperta.  Oltre ai confini della mostra romana che festeggia straordinariamente questo bicentenario, mi permetto di aggiungere anche altri famosi saccheggi napoleonici. Il leone di bronzo di Piazza San Marco e i quattro cavalli che ornavano la facciata della basilica. Trofei esibiti trionfalmente per le vie di Parigi nel 1798, torneranno a Venezia nel 1815. Storia che si ripete, il destino dell’arte è il saccheggio, infatti  la Repubblica Veneta aveva sottratto i cavalli a Costantinopoli nel periodo delle crociate.

Il Museo Universale alle Scuderie del Quirinale rimarrà visitabile sino al 12 marzo 2017, occasione unica per apprezzare pienamente il sogno di Napoleone e di Canova. A proposito di sogni, quelli d’amore furono turbolenti per lo scultore. Sciolse una relazione con una certa Laura di Possagno, ma la delusione più grande la provò per il tradimento di Domenica Volpato (una che è una bellezza). Non lo tradirono invece le sue creazioni magnifiche note in tutto il mondo, fu proclamato artista ufficiale del regime napoleonico, e nonostante le insistenze di Bonaparte perché si fermasse stabilmente a Parigi, volle tornare in Italia. Illuminante a questo proposito quello che scrisse ad un amico nel 1802:”Non crediate che io resti qui, che non mi vi tratterrei per tutto l’oro del mondo…véggo troppo chiaro che vale più la mia libertà, la mia quiete,il mio studio, i miei amici, che tutti questi onori…”

Elisabetta Pasquettin