Il Carnevale del tempo

I mille colori strappati da mani festanti riempiranno presto le nostre strade più grigie, carri allegorici, feste sfrenate, maschere indossate per l’occasione, un turbinante mescolamento di cose che sottolinea il mistero che avvolge il carnevale, questa strana festa che galleggia tra un’Epifania e una Quaresima.

Abitualmente la associamo alla nostra tradizione cattolica, ma scavando nelle sue origini più recondite la verità è un’altra.
Le nebbie del tempo restituiscono l’immagine di un carnevale associato alle feste orgiastiche in onore a Dioniso, il dio del vino, ma anche il dio dei banchetti e delle feste – che con il vino vanno a nozze – e in queste feste chiamate dai romani ‘baccanali’ (da Bacco, il nome romano di Dioniso, sebbene non fosse esattamente la stessa figura) il mondo veniva letteralmente capovolto: i padroni diventavano servi, i servi prendevano il posto dei padroni, gli uomini mutavano in donne e le donne in uomini, gli adulti erano infanti e così via.
Ciò che la convenzione del buon costume insegnava, il proto-carnevale stravolgeva.

Una delle tante ipotesi che serve a spiegare questo tipo di comportamento studiato e confinato in una determinata festa, è legata alla propedeuticità che essa donava al popolo, una sorta di valvola di sfogo che cancellava per uno o più giorni la dura realtà quotidiana.

Il carnevale ha mantenuto fortemente gli aspetti che il cattolicesimo successivamente ha definito pagani – questo avviene anche per altre festività legate alla tradizione popolare, ad esempio i falò tipici del Veneto – senza tuttavia rinunciare a farle proprie per ottemperare alla necessità di evangelizzare le campagne tra il XVI e XVII secolo in piena Controriforma. In questi luoghi infatti, il popolo aveva creato una religione parallela, lontana dai canoni ortodossi, unendo gli aspetti sommariamente conosciuti della Chiesa e le proprie tradizioni arcaiche.

Nel tempo si è trasformata in una grande sfilata, un universo di eccessi di cui Venezia è capitale incontrastata dal Settecento, un periodo nel quale si registrarono persino violenze fisiche all’interno delle proprietà dei patrizi veneziani.
Oggi il mito di Dioniso è sbiadito, le grandi baraonde barocche senza limiti sono scolorite in un ricordo lontano. Ma il cuore… quello batte ancora e la magia la respira chiunque abbia voglia di raccoglierla con le mani di un bambino.

Alessandro Basso