Carnevale e pittura

Dalla "grande" alla "piccola pittura"

Un tempo era la fastosa dimora dei Sagredo, ora è un albergo a cinque stelle con facciata sul Canal Grande. Ma c’è ancora lo scalone monumentale con gli af­fre­schi della “Ca­­duta dei Gi­ganti”, che lasciano a bocca aper­ta i vi­si­ta­tori. So­prat­tut­to quando vengono a sapere che l’autore di quel­­l’opera en­fatica e macchinosa è Pietro Longhi, il can­to­re garbato e un po’ ironico della vita mondana del Set­te­cen­to a Venezia.

Gli affreschi di palazzo Sagredo sono del 1734. Sarà  l’ul­ti­mo impegno nella «pittura grande» di Pietro Longhi, alla cui indole antieroica non s’addicevano, evidentemente, le vi­cende mi­­tologiche. «Aven­do uno spirito brillante e biz­zar­ro», racconta il fi­glio Alessandro, «posesi a dipingere ci­vi­li trattenimenti, cioè conversazioni, con ischerzi d’a­mo­re, di gelosie, i qua­li trattò esattamente dal naturale, fa­cen­do colpo». In altri ter­mini, si convertìrà alla pit­tura di genere, considerata allora minore nella gerarchia dei va­lo­ri, ma che gli aprirà le porte del successo e della no­to­rie­tà. Alle opere di dimensioni gigantesche subentreranno nella sua produzione pittorica piccole tele, alcune ormai celebri, come “Il ca­­va­denti”, “La lezione di ballo”, “La visita del moro”, “Cac­cia in valle”, che narrano realisticamente ma con occhio bo­nario gli accadimenti quotidiani della Venezia sette­cen­te­sca. Ma an­che altre, fra cui “Il Ridotto” e “La mostra del ri­­­no­ce­ron­te”, ispirate al Carnevale, che a Venezia in realtà durava gran parte dell’anno.

I personaggi di questi nuovi racconti di Longhi sono gli stes­si, già colti dall’artista nello svolgimento dei loro ri­ti mondani o coinvolti in piccole disavventure domestiche ma che hanno ora perduto ogni identità, perché portano la baut­ta (o bauta) e la moretta, le due maschere che, col tempo, sono diventate il simbolo stesso del Carnevale di Venezia… Ma­sche­rati, i veneziani di ogni ceto sociale af­fol­la­vano i tea­tri, le feste, i ridotti o andavano a ve­dere tut­te le curiosità offerte dal Car­ne­va­le: non solo gli ani­­ma­li esotici esposti in mostra ma anche quel Mondo novo, pro­­posto in piazza dagli imbonitori, come si può vedere nel­lo straordinario affresco di Giandomenico Tie­polo, creato per la sua villa di Zianigo ed ora con­ser­va­to a Ca’ Rez­zo­ni­co. Ma tra la folla di curiosi, che s’ac­cal­ca per conoscere le meraviglie promesse, non c’è la spen­sie­ra­ta allegria dei per­­sonaggi di Longhi. Sembra d’avvertire un senso d’in­quie­tu­­dine e d’incertezza, proprio per quel mon­do nuovo, che è alle porte e che probabilmente cambierà l’e­­si­sten­za di tut­ti. S’intuisce forse che, fra poco, nonostante le acrobazie dei saltimbanchi e i lazzi dei Pulcinella, la fe­sta sarà fi­ni­ta. Sono gli ultimi bagliori della Se­re­nis­si­ma, che si spe­gnerà tristemente qualche anno dopo.

Aldo Andreolo