Cavazzano si racconta “Sono qui perché il vecchio parroco di Jesolo ha avuto la vocazione”

Giorgio Cavazzano insegna ai bambini. Il disegnatore Disney, uno tra i migliori nel panorama italiano, sabato 12 novembre era al Leon d’Oro di Mirano. Un evento organizzato da Francesco Rocco di Banca Mediolanum. Cavazzano, classe 1947, veneziano, armato di fogli e pennarello ha insegnato come si realizza un fumetto, quali strumenti si usano e quali sono i personaggi che ama più disegnare. Poi alla fine ha autografato il suo libro “Topolino e Minnie in Casablanca”, capolavoro del fumetto come lo ha recensito il giornalista Vincenzo Mollica e ha regalato le sue opere su carta ai bambini, compresi mamme e papà.

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Dopo l’incontro lo avviciniamo e gli facciamo qualche domanda. E’ lui l’autore dei fumetti di Eldorado, nei gelati cucciolone, che finiscono anche nelle spiaggie di Miami. E tutti ricorderanno l’aneddoto di lui che a 14 anni perse i disegni in un vaporetto a Venezia e questi finirono nelle mani della compagna del suo idolo, Romano Scarpa, fumettista e animatore italiano. Quel giorno Cavazzano, in quel vaporetto, preso così un po’ al volo, un po’ per caso, aveva incontrato alcuni suoi amici. Questi gli avevano chiesto di mostrare loro cosa tenesse in mano e i fogli cominciarono a fare il giro dell’imbarcazione. Lui in quei giorni avrebbe dovuto iscriversi alla scuola per perito chimico. “Avevo già la carriera segnata” racconta. Poi una mano divina lo ha ripreso e gli ha indicato la via. Una via che l’ha condotto fino alla casa del noto fumettista. Un disegno, infatti, finì nelle mani della compagna di Scarpa che, sapendo che il compagno era senza collaboratore da una settimana, lo propose.

Da lì Cavazzano cominciò la sua carriera ma circa dieci anni fa scopre una cosa interessante. “Se sono diventato fumettista – ci racconta – è perché il vecchio parroco di Jesolo, Don Paolo Donadelli – morto nel 2012 ndr – una settimana prima del mio arrivo ha avuto la vocazione”. Dieci anni fa, infatti, il giorno del suo sessantesimo compleanno, durante una festa organizzata dalla moglie ricevette una telefonata dal don che gli disse: “Se sei lì è perché ho ricevuto la vocazione una settimana prima che arrivassi tu e me ne sono andato. Ero io il collaboratore di Scarpa”. “Ancora non ci credo – ci dice Cavazzano – più ci penso e più è incredibile”.

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Ma cosa si prova ad aver dato vita a personaggi letti in tutto il mondo? “C’è qualcosa di magico. È come fossi un regista. Solo che anziché avere la macchina da presa ho la matita. Mi stupisce la mia facilità nel riuscire a creare un linguaggio universale. In qualsiasi paese del mondo riconoscono le mie storie. Credo sia un dono quello della universalità del mio disegno. Quando creo entrò in trance, so quando comincio ma non quando finisco”. E i disegni? “Rigorosamente su carta. I tablet e computer lasciamoli ai giovani”.

di Serenella Bettin

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