Cent’anni di libertà

“ Picinìn, ricordite che chi vol navigar no devi ‘ver paura de le onde”

Pronunciando queste parole, la levatrice guarda il porticciolo di pescatori lambito dalla luce di fine estate dando il benvenuto al piccolo Nazario, Capodistria 20 settembre 1880. L’Istria appartiene in quel momento all’Austria, ma il “picinìn” registrato allo stato civile come suddito austriaco, si sentirà per sempre italiano. E’ così che nasce la leggenda di Nazario Sauro, uomo di mare, sognatore e innovatore, uno spirito libero che per la determinazione e l’azzardo dei suoi ideali legati all’Unità d’Italia verrà impiccato a Pola per alto tradimento, nell’agosto del 1916. Sono molte le vie le strade a lui dedicate in Italia, da brava veneziana, ho scelto di nascere in Campo Nazario Sauro. Recentemente alla biblioteca Marciana, l’incontro con suo nipote, l’ammiraglio Romano Sauro, a Venezia per presentare il suo libro: “Nazario Sauro storia di un marinaio”. copertina-libro-nazario-sauroRacconto prezioso e commovente, riflessione moderna sull’unità di un paese contro tutte le istanze di separazione. Il centenario dal martirio, viene celebrato  dal nipote con uno speciale progetto: “Sauro 100, viaggio in barca a vela per 100 porti per 100 anni di storia, ottobre 2016, ottobre 2018”. In ogni porto viene presentato il libro scritto a quattro mani con il figlio Francesco e in ogni porto tantissimi giovani interessati a conoscere questa vicenda straordinaria. Nazario sembra davvero un personaggio da romanzo ottocentesco, dove l’eroe coinvolge il lettore con i suoi occhi neri vivaci e penetranti. Battagliero, insofferente alla disciplina scolastica ( molte assenze ingiustificate al ginnasio). Una notte esce di nascosto dalla finestra di casa, prende una barca per raggiungere in Dalmazia il padre Giacomo esperto marinaio e navigatore. La traversata è  rischiosa, il mare e il vento minacciosi, strappano le vele, spezzano l’albero di  maestra, ma lui appena 15enne riesce a governare l’imbarcazione con incredibile abilità.

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Ormai la sua strada sarà per sempre il mare, alla guida di piroscafi a vapore: San Giusto, Carpaccio, Vettor Pisani, Capodistria. Tuttavia questo giovane ribelle insegue la sua idea di libertà cospirando e rischiando ogni giorno la sorte. Già con i patrioti albanesi si batte per l’indipendenza del Paese delle Aquile. Come volontario, Sauro viene arruolato dalla Regia Marina con il grado di tenente di vascello, partecipando a ben 62 missioni di guerra; elemento prezioso perché grande conoscitore delle coste dell’Istria e della Dalmazia con gli insidiosi fondali e le turbolenze meteorologiche dell’Adriatico. Altro punto di forza, la comunicazione. La Marina austro- ungarica aveva ereditato dalla Serenissima la lingua, i marinai parlavano quasi tutti in dialetto veneto-istriano. All’atto di proporre  difficili missioni Nazario esordiva con: “Ghe saria una robeta da far”. Alle obiezioni sul rischio dell’impresa rispondeva:” Mi no credo. I xè bacuchifideve: i xè proprio moni”. Complicata la vita per la sua bella famiglia, l’amatissima moglie Nina e i 5 figli. I Sauro trascorrono un lungo periodo a Venezia, Nazario è in piazza San Marco il 25 aprile 1912 proprio  il giorno dell’inaugurazione del campanile dopo il rovinoso crollo del 1902, ecco cosa dice al figlio guardando la bandiera:”ricordite sempre che noi semo italiani anca se oggi la nostra terra xè ingombrada de austriaci e leccapiattini”. nazario-sauro-veneziaNel cinematografico racconto della sua vita ci sembra di vederlo, avvolto nel suo tabarro che gli permette di mimetizzarsi tra le calli scomparendo nella nebbia, nei caffè per discutere con gli irredentisti. Quartier generale, il salottino settecentesco del Gran Caffè Quadri o le stanze del Florian. Cospirazioni pericolose, ma anche conviviali, con grandi mangiate e bevute. Sembra che Nazario fosse un ottimo cuoco, al suo attivo deliziose spaghettate al sugo e con le sardèle. Di spirito socialista, in seguito si stacca (senza però abbandonarne i principi), perché contrario alla neutralità, prioritaria per lui l’entrata in guerra, considerata come un’opportunità di democrazia. Si sentiva vicino a Mazzini, Pisacane, Oberdan. In seguito a tafferugli e scontri con la polizia tra neutralisti e interventisti in bacino Orseolo, viene arrestato. Succede anche in Piazza San Marco durante un concerto di musiche di Wagner:” basta con questa tetra musica tedesca, si suoni l’inno di Garibaldi!”si mette a gridare; vuole essere un omaggio a due nipoti di Garibaldi caduti durante una violenta battaglia. Nei suoi lunghi e difficoltosi viaggi per mare legge Dante Alighieri, per lui il più italiano degli italiani. Era vietato dalla polizia austriaca esibire il tricolore o possedere copie della Divina Commedia. Animato da spirito di solidarietà lo troviamo in Abruzzo nel gennaio del 1915 ad aiutare le popolazioni colpite da un disastroso terremoto, trentamila vittime. Arriva poi il drammatico atto della sua ultima missione, è il 30 luglio del 1916 quando si imbarca sul sommergibile Giacinto Pullino con lo scopo di silurare alcuni piroscafi austriaci nel porto di Fiume. La sera prima fa un salto alla redazione de “Il Gazzettino” a salutare gli amici, era sua abitudine farlo, per discutere della situazione italiana  e internazionale. Il sommergibile si stacca da Venezia in una splendida mattinata di sole e vento fresco da nord- est, ma dopo poche ore di navigazione il mare diventa minaccioso, il cielo scuro, la pioggia battente, il Pullino si incaglia prigioniero delle rocce dell’infido isolotto della Galiola nel Quarnaro. Nazario lascia la tolda del sommergibile per salire su una fragilissima imbarcazione e viene catturato dalla Marina austriaca. Occulta la sua identità dichiarando di chiamarsi Nicolò Sambo. Tra le pagine più commoventi, la testimonianza della madre Anna, convocata per il riconoscimento: ”Quando vidi apparire Nazario il mio cuore sobbalzò e fui sul punto di mancare. Lo riconobbi immediatamente… Sentii una voglia tremenda di balzargli al colloSubito i suoi occhi si incontrarono con i mieiCapii che avrei dovuto negare. Il cuore mi batteva così forte che credevo mi si spezzasse”. In quella maledetta estate del 1916, la corte marziale si riunisce nel giorno delle stelle cadenti il 10 agosto, pronunciando la sentenza di condanna a morte mediante capestro per alto tradimento. Nazario riposa nel Tempio Votivo del Lido di Venezia dal 1947, la sua tomba è rivolta verso l’Istria e verso il mare Adriatico. Sono solo passati cento anni da questo sogno di libertà.

 

di Elisabetta Pasquettin

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