Il colonialismo italiano visto da Venezia

In occasione del Giorno della Memoria 2017 e dell’ottantesimo anniversario della prima legge sulla “tutela della razza” (1937), l’Università Ca’Foscari Venezia darà spazio all’esposizione Ascari e Schiavoni, il razzismo coloniale e Venezia. La mostra, che si svolgerà dal 19 gennaio fino al 12 febbraio, ripercorre la storia del colonialismo italiano (1882 – 1960) mettendone in luce il lato razzista e violento, aspetti troppo spesso posti ai margini dalla retorica e dal mito del “bravo italiano”.

Un progetto estremamente coraggioso, dunque, che nasce dall’esigenza di un nutrito gruppo di giovani storici, antropologi e filosofi di porre al centro dell’attenzione un tema di estrema attualità: il razzismo. Una piaga che sembra impossibile da sconfiggere data la sua enorme circolazione fra un tweet e un post, ma che questi studenti così temerari proveranno per lo meno a scalfire grazie ad un lavoro di ricerca innovativo condotto fra gli archivi ed enti di conservazione presenti nel veneziano.

Un’altra motivazione alla base da esposizione deriva dalla consapevolezza che l’ambiente accademico debba dedicare sempre più spazio al discorso pubblico, perché la ricerca scientifica deve essere aperta a tutti. A tale scopo la mostra, come mezzo di informazione e di conoscenza, si presta perfettamente grazie al suo carattere didattico e soprattutto interattivo, aspetto molte volte non compreso nei consueti lavori di ricerca, ma preponderante in “Ascari e Schiavoni”. Come? Senza spoilerarne le parti più intriganti, il percorso espositivo analizzerà e indagherà i lasciti e le persistenze coloniali a Venezia e nell’entroterra, facendo letteralmente dialogare il passato con il presente.

Per concludere, credo che Ascari e Schiavoni, il razzismo coloniale e Venezia sia un’occasione imperdibile essenzialmente per due ragioni: a livello storico per sconfessare ancora una volta la presunta bontà del soldato italiano rispetto a quello arruolato nelle file delle altre nazioni colonizzatrici; a livello morale per renderci consapevoli, e molto probabilmente colpevoli, di quelle logiche razzistiche che ancora oggi perdurano nel nostro senso comune.

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Marco Donadon

La Chiave di Sophia