Crisi della rappresentanza politica e nuove speranze

Un panorama non certo edificante

Tangentopoli, mani pulite, e reiterati scandali, prendiamo ad esempio il recente caso MOSE che ha investito il Veneto, hanno nel corso del tempo eroso sempre di più la fiducia nella politica in generale, ma hanno colpito soprattutto la democrazia rappresentativa. Intanto il mondo è cambiato e la potenza del digitale con l’ascesa di Facebook nel 2005 ha permesso alle persone di connettersi al di fuori delle sezioni di partito e dei luoghi di aggregazione tradizionali facendo letteralmente saltare vecchie logiche e togliendo in modo profondo l’intermediazione tra cittadini, rappresentanti e classe dirigente.

La politica rappresentativa intanto ha continuato a riproporre superate liturgie fatte di tessere, capi bastone, cercando di conservare l’esistente, ma la conservazione relegata ormai ad un passato che non passa ha finito per non “aggiornare” un hardware e di conseguenza nemmeno i processi che portavano alla costruzione di un bagaglio cognitivo comune. Pure il ricambio generazionale è stato molto ridotto e anche dove si sono affermati politici relativamente giovani la base ha continuato ad essere composta in prevalenza da maschi anziani. Il combinato disposto tra l’ascesa dei social media e la crescente sfiducia nei confronti della politica rappresentativa implica necessariamente una messa in discussione della Democrazia così come l’abbiamo intesa, e nelle sue forme più degenerate il rischio è di sfociare in un vero e proprio regime di oclocrazia. Questo termine greco indica uno stadio di governo deteriore nel quale la guida della Pόlis (se si intendesse declinarne il significato in una moderna estensione dovremmo dire dello Stato) è alla mercè di volizioni delle masse. Assistiamo da parte della popolazione a un desiderio crescente di partecipazione che però non è sempre partecipazione informata, la sfiducia porta al fatto che tutti si sentono in diritto di dire la loro, a prescindere che siano informati o meno e i social media a volte non aiutano, veicolando bufale o notizie parziali all’insegna di uno scarso approfondimento.

I Referendum possono essere bellissimi quando a confrontarsi sono posizioni informate, ma quando lo scenario si riduce a mera tifoseria politica come allo stadio ecco che gli strumenti democratici corrono il rischio di diventare un boomerang e non contro quella presunta “casta” che si vorrebbe scardinare, ma contro la popolazione stessa che fa scelte non sulla base di una riflessione razionale, ma sulla base del risentimento e dell’emotività. Il sistema dei Partito e la politica intesa come rappresentanza possono ancora essere degli strumenti utili alla Democrazia nella misura in cui siano disposti a ragionare sulla propria forma, trovando modi di sintonizzarsi con i cittadini in maniera non più eccessivamente verticalizzata come un tempo, ma scegliendo nuove formule per orientare il consenso informato senza pretese di dirigismo.

Un ruolo essenziale, ormai troppo spesso trascurato, è quello relativo alla formazione, che deve essere formazione vera, perché la propaganda camuffata da formazione finisce solo per essere “deformazione” dell’autentico contesto democratico. Ricominciamo quindi a fare formazione e informazione, a provare a far crescere le persone allenandole alla Democrazia e al confronto che superi le ripetute logiche da talk show, aiutiamo le persone a riscoprire la profondità, la fatica e il sacrificio che sono necessari per affrontare adeguatamente un mondo che cambia e che è sempre più complesso. Alleniamo e formiamo le persone alla complessità come cura all’oclocrazia dilagante, perché in una realtà come la nostra bisogna smettere di far credere alle persone che ci siano risposte semplici a problemi complessi.

 

di Matteo Montagner

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