Dal turismo culturale “solo” 418 milioni

Tesori sprecati

Il sistema culturale e creativo porta ogni anno a Padova una spesa turistica di 418,3 milioni di euro. Un contributo rilevante all’economia cittadina. Ma in Veneto c’è chi riesce a far molto meglio. E non parliamo di Venezia, che con la sua maestosità fa ovviamente gioco a sé (portando a casa quasi 1,2 miliardi di euro) e neppure di Verona, che ha la fortuna di essere la città di Romeo e Giulietta oltre che di un’arena quasi perfettamente rimasta in piedi (gli scaligeri hanno un gettito turistico di derivazione culturale da 814,7 milioni di euro). A superare Padova è anche Vicenza con 502,9 milioni di spesa turistica ottenuta.

In totale il Veneto ha un “tesoretto” annuale dal turismo culturale di 3,6 miliardi, ed è la seconda regione dopo la Lombardia. Sono i dati del rapporto 2017 «Io sono cultura», elaborato dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere. Un rapporto a largo spettro che non si occupa solo di turismo ma anche dell’intero valore di un comparto, quello della cultura e della creatività, che in Italia vale quasi 90 miliardi, cioè il 6% della ricchezza prodotta dal Paese. La cultura porta turisti.

Nella sola Roma il turismo culturale porta 3 miliardi di euro. A Milano sono 1,4. Mentre a Venezia, come detto, si supera di gran lunga il miliardo. Sono le attività culturali uno dei motori della spesa turistica: a livello nazionale l’incidente è di più di un terzo della spesa, il 37,9%. E alcune piccole province come Pordenone e Arezzo riescono ad arrivare all’80% della spesa turistica dovuta a motivi culturali.

A Padova l’incidenza non è così alta e non supera il 50%. Il “volume d’affari” è comunque alto, ma la città del Santo si posiziona al 18esimo posto della classifica nazionale, superata anche da una città del Sud come Lecce. E soprattutto dal Vicenza che, oltre al grande patrimonio delle ville palladiane, ha già in programma un’ulteriore implementazione dell’investimento culturale.

Il prossimo 7 ottobre infatti aprirà la mostra di Van Gogh, «Tra il grano e il cielo», alla Basilica Palladiana, che attirerà visitatori fino all’8 aprile 2018. I negozi in centro. Un altro indicatore dell’importanza del sistema culturale nella promozione turistica è dato dal numero di negozi che aprono nei centri storici delle città d’arte.

 

«La crescita dei flussi nei centri delle città storiche si riscontra anche nel numero degli esercizi commerciali, cresciuto di quasi il 50% negli ultimi sette anni – si legge nel rapporto della Fondazione Symbola – A Torino gli esercizi sono cresciuti dell’80%, seguita in questa classifica da Padova e Lecce».Le buone pratiche. Il rapporto mette in evidenza anche una serie di “buone pratiche” che si trovano nel Paese. A partire dai casi di “mecenatismo”, come la sponsorizzazione di Gucci per sfilare nella Galleria Palatina (con fondi destinati ai Giardini di Boboli) e quella di Calzedonia per il concorso per la copertura dell’Arena di Verona. A Padova abbiamo avuto recente esempio dal restauro delle statue di Prato della Valle, finanziato in parte da realtà private come Fischer e Conad.

Ma c’è anche, nel campo culturale, la capacità di valorizzare turisticamente delle nicchie importanti. È il caso, citato dal rapporto, della cultura ebraica con il “sodalizio” tra CoopCulture e la comunità ebraica italiana che ha portato alla nuova gestione del Museo ebraico di Venezia e all’apertura del Museo della Padova Ebraica nella sinagoga vecchia di via delle Piazze.Il sistema creativo. Il rapporto “Io sono cultura” prende in esame l’intero comparto, non solo il versante turistico. Cioè le industrie tradizionali (film, mass-media, videogiochi e software, musica e libri), creative (architettura, comunicazione, artigianato e design), il patrimonio storico-artistico architettonico (musei, biblioteche, siti archeologici e monumenti), l’ambito performing art e arti visive (rappresentazioni artistiche, divertimento, convegni e fiere). Il Veneto genera 7,4 miliardi di valore aggiunto, pari all’8,3% del totale in Italia, e nel comparto ci sono 134 mila addetti. Nel Padovano il settore incide per il 6,4% come valore aggiunto alla ricchezza prodotta dalla provincia e con il 6,8% dell’occupazione.

Giuliana Lucca