Il dovere della memoria

Per educare all'indignazione

Una delle tante ricorrenze che anno dopo anno si impongono nella nostra quotidianità sperando di destare da parte nostra una sempre rinnovata attenzione è la Giornata della Memoria, il 27 gennaio, data che ricorda l’apertura dei cancelli di Auschwitz avvenuta nel 1945.

La tragica ed inumana barbarie del nazismo e delle persecuzioni da esso messe in atto sembra collocarsi in un passato lontano e confuso. Invece è trascorsa soltanto una settantina di anni.

La Giornata della Memoria, per sua stessa definizione, ci ricorda di ricordare. Essa non si propone, infatti, di ricordarci semplicemente quanto è stato, ma mira a spiegarci l’importanza del fare memoria, l’importanza del ricordo.

Perché, allora, è così importante ricordare?

L’esercizio della memoria ci dovrebbe aiutare a non ripetere gli errori del passato, ma non solo. Il ricordare è un dovere civile: fare memoria di quanto è stato plasma la nostra persona, istruisce il nostro senso critico, accresce il nostro bagaglio culturale.

Ogni anno siamo instancabilmente chiamati a ricordarci che possiamo e dobbiamo, durante le nostre giornate, spolverare uno stato d’animo del quale invece rischiamo di dimenticarci! L’indignazione.

Mi sembra che al giorno d’oggi la possibilità di indignarci sia o messa in cattiva luce o sbandierata in occasioni improprie.

E invece l’indignazione sarebbe uno di quei sentimenti da incoraggiare, per esempio nelle scuole, attraverso delle apposite attività formative. Provare indignazione significa essersi accorti che qualcosa non va, che vi è un’ingiustizia, che qualcuno sta subendo uno svantaggio suo malgrado. Indignarsi è una prima risposta, una prima reazione ad una situazione che abbiamo riconosciuto come priva di moralità. Sapersi indignare vuol dire saper esercitare il proprio giudizio critico, sapersi scontrare con le avversità, sapersi esporre.

Potremmo, allora, “sfruttare e strumentalizzare” in positivo la Giornata della Memoria, come simbolo per eccellenza dell’importanza dell’esercizio dell’indignazione. Compito che ci viene ricordato, in realtà, da molte altre vicende, presenti e passate.

Perché, infondo, c’è una bella differenza tra lamentarsi ed indignarsi.

Eppure spesso e volentieri mi sembra che la dimentichiamo!

Federica Bonisiol