Earth Overshoot Day: è ora di cambiare

Pochi giorni fa noi popolazione del pianeta Terra, sistema solare, Via Lattea, abbiamo cominciato ad usare la nostra seconda Terra. All’alba del 2 agosto 2017 abbiamo esaurito le risorse annue che la Terra 1 poteva offrire e abbiamo cominciato ad usufruire di quelle della Terra 2, più o meno come stiamo facendo negli ultimi trent’anni a questa parte. Risorse idriche, alimentari, naturali, geologiche. Un po’ come quando apriamo il frigo e, trovandolo vuoto, andiamo a scongelare qualcosa che troviamo in congelatore.

Il solo, piccolo problema, è che non esiste una Terra 2. Certo, da qualche mese siamo a conoscenza dell’esistenza di Trappist-1, giusto a qualche decina di anni luce da qui, ma non ne sappiamo ancora abbastanza, non sappiamo se potrebbe davvero ospitarci e se potremmo mai abitarci. Magari la Terra, stufa marcia dell’uomo, comincia ad inghiottirci prima; decide di farci morire con lei.

Il fatto è che non sappiamo più essere gentili con la Terra, non la sappiamo più riconoscere come la madre che ci ha dato la vita: siamo figli viziati e sempre più indegni della vita che stiamo conducendo.

Eravamo già un poco stretti con i tempi nel lontano 1987, quando l’Overshoot day era il 19 dicembre, ma è evidente che la situazione attuale è più che mai allarmante. Il resoconto degli ultimi anni potrebbe farci credere che il fenomeno sia del tutto irreversibile e che non possiamo farci niente: tanto vale incrociare le braccia ed aspettare il declino.

No. Non possiamo seriamente permetterci di stare ad aspettare il declino. Possiamo agire, un pezzetto per ciascuno e quotidianamente. Ma prima ancora di questo, l’imperativo categorico è sapere: scegliere di uscire dalla caverna, togliere il paraocchi e scoprire come vanno davvero le cose. È infatti la conoscenza che può tirarci fuori dal baratro, perché è indubbio che questi temi siano pesanti da affrontare per le nostre coscienze, ma lo sono perché descrivono una situazione complessa nella quale in parte ci siamo ritrovati dentro senza volerlo; il punto però è che tale situazione è reale ed in quanto tale ci costringe a metterci in gioco in prima persona per cambiarla.

Anche noi de La chiave di Sophia cerchiamo di fare la nostra parte, sia come singoli individui che come team di redazione. Abbiamo dedicato la nostra rivista #2 al tema della sostenibilità proprio perché crediamo profondamente nell’importanza della diffusione di questi temi e della riflessione su di essi; abbiamo fatto intervenire studiosi, attivisti ed aziende per riflettere su di una necessità comune. Non credete a Donald Trump, credete alle centinaia di migliaia di ricercatori nel mondo (fisici, geologi, ecologi, geofisici, architetti, meteorologi, idrologi e quant’altro), credete ai dati che ogni giorno rilevano e tentano di trasmettere al pubblico.

A questo proposito non possiamo non segnalarvi il grande lavoro che svolgono i nostri amici della rivista OFFICINA*, trimestrale di architettura, design e tecnologia. Quest’anno dedicano i loro quattro numeri proprio ai cambiamenti climatici, letti però attraverso la lente dei quattro elementi fondamentali della natura. A maggio è uscito il primo numero, Acqua: in attesa dell’uscita del secondo, Fuoco, potete acquistarlo in e-commerce ad un prezzo ridotto, perché ora più che mai è necessario trovare il coraggio di scoprire i disastri ambientali che popolano il mondo, ma anche le grandi possibilità offerte da progetti di ricercatori di tutto il pianeta che non vogliono smettere di lottare. Che non si adagiano all’idea di Trappist-1 e che non vogliono sentirsi sulla coscienza la morte di un pianeta meraviglioso come la Terra, ma nemmeno di una razza un po’ ingrata ma dalle grandi capacità e sogni come quella umana. Senza contare poi tutte le altre razze animali e vegetali che colorano questa piccola sfera azzurra del sistema solare.

OFFICINA* fa proprio questo: raccoglie articoli di ricercatori e scienziati che vogliono raccontare al pubblico la realtà dello stato attuale e quello che si può fare per migliorarlo. Nel numero di Acqua in particolare vogliono indagare proprio questa condizione duale in cui siccità e inondazioni, penuria e spreco, acqua come fonte di vita ed acqua come causa di morte si intrecciano in un unico ragionamento che trova il suo punto focale nel ruolo dell’umanità e nella sua capacità di rispondere a questi mutamenti ambientali.

La situazione è disperata, ma non irreversibile. Vi lascio come ultima suggestione questo video di Al Gore, politico ed attivista statunitense, in cui risponde per Wired ad alcune domande legate all’emergenza ambientale e ci fa notare come tutte le grandi rivoluzioni sociali (pensiamo all’abolizione della schiavitù e il voto alle donne) sono avvenute in un clima di grandi contrasti e scetticismi, ma sono state raggiunte e oggi sono consolidate. Il punto è che queste nascono sempre da qualcuno, da qualche parte: da un’unione di qualcosa.

Cerchiamo di essere noi stessi quel qualcosa.

Giorgia Favero

La chiave di Sophia

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