ELEZIONI MOLDAVIA: BROGLI?

Quando le notizie passano inosservate

La notizia delle elezioni presidenziali moldave è passata quasi inosservata in Italia e in Europa. Eppure ci sono almeno due motivi per occuparci con maggiore attenzione della Moldavia. Anzitutto per relazionarci meglio con i tanti moldavi con cui siamo in diretto contatto quotidianamente. In secondo luogo perché sullo scacchiere della politica internazionale la Moldavia è un’area importante e da poco uscita da una sanguinosa quanto dimenticata guerra civile.

La Moldavia avrebbe una popolazione di circa tre milioni e mezzo di abitanti se non fosse che oltre un milione e mezzo di loro risiede all’estero. A gran parte degli elettori moldavi residenti all’estero sarebbe stato di fatto negato il diritto di voto. Per motivi organizzativi cioè per la mancanza di un numero sufficiente di schede elettorali, secondo il Governo. Per un deliberato broglio operato dal candidato vincente, secondo gran parte dei moldavi residenti all’estero e definitivamente occidentalizzati. Manifestazioni di emigrati moldavi per l’annullamento delle elezioni si sono svolte in tutto il mondo.

In Italia oltre che nelle maggiori città ci sono state proteste anche a Padova e Treviso. I manifestanti non erano numerosi in termini assoluti perché i moldavi sono pochi e perché non è facile trovare il tempo di protestare quando si lavora duramente. Inoltre la tradizione di partecipazione politica e democratica non è ancora sviluppata come da noi. I brogli pare siano stati numerosi (e all’ordine del giorno) anche in Moldavia: si parla di elettori pagati e condotti al voto in autobus predisposti dal candidato vincente. A tutto questo la stampa ha prestato comunque scarsa attenzione.
Si presume che i moldavi della diaspora, a cui sarebbe stato negato il diritto di voto, sarebbero stati favorevoli alla candidata filo europea Maia Sandu la quale si è appellata alla Commissione Elettorale Centrale per invalidare le elezioni. Invece ha vinto il candidato filo-russo Igor Dodon. Sembra che alle spalle ci possa essere una manovra studiata a tavolino per scoraggiare i moldavi all’estero a interessarsi della situazione del loro paese rendendo il loro “esilio” definitivo. Infatti, una sua proposta di legge potrebbe essere la negazione della legittimità della doppia cittadinanza romena  – moldava
La questione è più seria di quanto si pensi. Una quota consistente (oltre il 20%) della popolazione della Repubblica Moldova è di etnia e lingua russa o ucraina (lingue slave) e gli stessi moldavi di lingua madre rumena (neolatina) rappresentano meno del 70% della popolazione. Una quota consistente di russi sono concentrati nella regione della Transnistria che vorrebbe l’indipendenza o almeno, come propone il contestato neo-eletto presidente, adottare una forma di governo federale di fatto sotto la protezione di Mosca. Si ripresenterebbe quindi un caso simile a quanto sta avvenendo nella vicina Ucraina disputata tra Europa e Russia con un esplicito conflitto nel Donbass dopo l’annessione della Crimea. L’incubo di una nuova guerra incombe.
Una delle ragioni per cui la Moldavia – come pure altre repubbliche post-sovietiche – si trovano in questa situazione ha una spiegazione. I paesi satelliti dell’Unione Sovietica conservarono relazioni internazionali autonome e opportunamente formarono una classe dirigente in grado di sostituire all’occorrenza quella comunista con una filo-europea. In Moldavia e in Ucraina questa operazione – gestita dagli Stati Uniti – iniziò solo dopo il crollo sovietico, troppo tardi per fare piazza pulita dei numerosi legami politici, economici e culturali egemonizzati dalla grande madre Russia. Maia Sandu ha studiato a Harvard dove si formano i politici americani e stranieri filo-americani. Gode del sostegno di una quota consistente di concittadini in patria e all’estero di cui interpreta i nuovi valori occidentali. Ma il ritardo con cui s’è avviata la formazione di una classe dirigente filo-occidentale ha consentito sia la conservazione dei legami con la Russia da parte degli avversari, sia l’isolamento di Sandu che non è sostenuta da un gruppo dirigente sufficientemente numeroso e radicato.

di Corrado Poli

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