Giorno della Memoria

Caro Diego, mi hai chiesto di spiegarti il significato del Giorno della Memoria: cosa significa? Che cos’è? Perché si fa?

Tu sei uno studente, un giovane, vivi in Italia in un periodo nel quale rispetto a settanta/ottant’anni fa le cose sembrano funzionare molto meglio, stai sentendo parlare di crisi economica, e di speranze che si affievoliscono, ma nonostante le difficoltà, vivi un periodo sereno, dove le comodità, la tecnologia ed il benessere ti permettono di fare una vita ottima o quantomeno più che discreta.

Per risponderti, ti devo parlare di un periodo che è appena passato, un periodo nel quale tuo nonno aveva la tua stessa identica età, circa. Tuo nonno oggi è qui con noi e attraverso di me, con le sue parole, spera di donarti quegli strumenti e quella sensibilità capaci di fiutare e avvertire  tempestivamente, quando le cose intorno a te non funzionano e i tempi si fanno minacciosi.

Ecco quindi cosa è il Giorno della Memoria: è un giorno, istituito con una legge dello Stato dell’anno 2000, di pochissime righe di soli 2 articoli, che ha come unico fine di ricordare (Art.1) la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Forse ti può sembrare strano o lontano, ma bisogna considerare che lo Stato con questa legge chiede di ricordare e riflettere su ciò è avvenuto che in anni non tanto lontani. È fatta affinché siano (Art.2) organizzate cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi di sterminio nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.

Milano ebraica

Quando il nonno racconta, ritorna con la mente a ciò che accadde dal 1938 al 1945, rievoca i “normali” soprusi, i tradimenti dell’Autorità Fascista in Italia nei confronti degli Ebrei, le infami leggi razziali, le atroci persecuzioni,  le bestialità commesse da esseri umani verso altri esseri umani, da fascisti e nazisti, dalle camicie nere  italiane della Repubblica Sociale, dalla Wermacht  e delle SS tedesche in tutta Europa.

6 milioni di morti! Sono una quantità immensa di esseri umani: prima emarginati, poi privati dei loro diritti, della loro dignità, poi ancora declassati e non considerati neanche più esseri umani ma semplicemente stucke (pezzi,numeri) e quindi soppressi in modo metodico, scientifico, inumano.  E tutto ciò fu attuato nella civilissima Europa, soltanto perché erano ebrei.

La piaga dell’antisemitismo è di lunga data . Si dovrebbe più propriamente definirla antigiudaismo. Nella sostanza essa parte dall’intolleranza religiosa: è un fenomeno antico  manifestatosi e sviluppatosi anche nei secoli  passati in varie forme, con differente intensità, a seconda delle epoche e dei luoghi. Ma non è mai stato così vasto, così violento, così furioso, così devastante nelle sue conseguenze come  a metà del secolo XX°, epoca in cui si manifestò la decisa volontà della totale distruzione di tutti gli ebrei esistenti, del loro annientamento assoluto e definitivo ovunque si trovassero.

Per raggiungere lo scopo della Soluzione Finale, il genocidio, il completo sterminio del popolo ebraico, furono utilizzate ogni genere di menzogne, di mezzi materiali, di tecniche allora all’avanguardia e di crudeltà. E la tremenda esperienza, la spaventosa ferita subita dagli ebrei e più in generale dal genere umano rischia,se non adeguatamente ricordata, di essere non più compresa, di essere addirittura dimenticata e quindi di non produrre quegli effetti, quegli insegnamenti che devono consentire alle nuove generazioni di non ripetere gli stessi errori.

Il Giorno della Memoria, costituisce dunque un atto di onestà verso i giovani di oggi che hanno diritto di conoscere, di sapere ciò che è stato. Il 27 Gennaio è la data dell’abbattimento dei cancelli del Campo di Sterminio di Auschwitz e intorno a questo giorno non si “festeggia” il Giorno della Memoria, ma si celebra, si ricorda, si sta in silenzio e  raccoglimento, si riflette, si condivide, si racconta, si forma e si educa.

La scuola quindi, nell’educazione, quale ruolo determinante può avere e, nella formazione, quale è il fine che si propone? Qui ti faccio rispondere da un altro nonno che nel libro di C.Greppi “Non restare indietro” viene citato, attraverso le parole di un preside americano che si rivolge a ciascun insegnante, all’inizio dell’anno scolastico:

“Caro professore,sono un sopravvissuto di un campo di concentramento. I miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere: camere a gas costruite da ingegneri istruiti; bambini uccisi con veleno da medici ben formati; lattanti uccisi da infermiere provette; donne e bambini uccisi e bruciati da diplomati di scuole superiori e università. Diffido, quindi , dell’istruzione. La mia richiesta è: aiutate  i vostri allievi a diventare esseri umani. I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti. La lettura, la scrittura, l’aritmetica non sono importanti  se non servono a rendere i nostri figli più umani”.

Caro Diego, come ben sai, per fortuna nella nostra famiglia stretta, non ci sono cicatrici dirette, ci sono quelle che ogni ebreo di origine italiana non può non avere nel proprio vissuto. In casa nostra la parola Shoàh (che esattamente significa catastrofe e che qualcuno traduce con il termine Tsunami, non è un tabù, ma non è certamente un tema facile: anche se, fin da quando eravate piccoli, con la mamma abbiamo parlato molto sui metodi di come condurre il passaggio delle informazioni a riguardo, mantenendo 2 punti fermi: la tutela della vostra sensibilità e il dovere di fare memoria.

Il processo di apprendimento di quanto è stato significa non limitarsi a ricordare una volta all’anno,ma vivere tutti i giorni rispettando il tuo prossimo, affermando valori come la responsabilità collettiva, , la verità, la dignità, l’onestà, la libertà. Saper dire grazie, scusa e talvolta anche… forse. Questi principi devono esser sempre presenti in te

Dice W.Goldkorn che sarà il 31 Gennaio 2017 all’Ateneo Veneto a parlare di memoria che:” i combattenti del Ghetto di Varsavia, sono parte di me, anche se io non sono parte di loro”.  So che ogni persona che è nata “dopo” non è un testimone diretto, ma so che quando anche tu  sentirai questo, quando intuirai il tuo ruolo, certamente non sarai vittima, ma soggetto della storia

Tu sei figlio, nipote e pronipote di un nonno partigiano e di un nonno che è sceso in piazza, mobilitandola, per impedire un convegno fascista negli anni ’60,in una città medaglia d’oro della Resistenza. Senza di loro, senza coloro che li hanno aiutati 70 anni fa, senza la buona sorte, tu ed io non potremmo essere oggi qui.

Ritengo giusto ricordarti anche la figura di Giuseppe Jona un medico ebreo, primario dell’Ospedale Civile di Venezia, ed era anche presidente della Comunità Ebraica della città. Quando nel 1943 le autorità tedesche gli chiesero di consegnare una lista aggiornata degli ebrei rimasti in città, lui preoccupato che i tedeschi potessero estorcergli con la tortura l’elenco richiesto, si uccise, dopo aver distrutto ogni possibile documento utile per individuare la residenza e l’identità, degli ebrei veneziani. Con il suo gesto protesse molti, rallentò la realizzazione del progetto di deportazione. Noi abbiamo, avuto solo parenti lontani finiti nelle camere a gas, ma per fortuna il ramo diretto dei nostri nonni si è salvato dalla deportazione

Io sono stato il primo della nostra famiglia che, per motivi di ricerca storica, 50 anni dopo, sono partito all’età di 31 anni per la Polonia, con un unica frase in testa e nel cuore: Destinazione Auschwitz. Andavo lì perchè me lo chiedevano i principi e i sentimenti che ti ho appena accennato, perché ero spinto dal senso del dover fare una cosa utile alla ricerca, che mi impediva di rifiutare l’incarico anche se mi costava tantissimo perché sapevo bene dove stavo andando.

Non ti racconterò qui nulla di cosa ho provato a stare lì quasi una settimana, a sentire il silenzio, a riflettere, ad affondare gli stivali nella neve…. (e a passare tante ore in quei luoghi)…Ti invito però a fare anche tu quel viaggio, se potrai  e vorrai, all’età e nel momento che riterrai opportuno, ma prima di avere figli. E poi forse anche tu di domanderai: quando non ci sarà più l’ultimo testimone diretto, cosa succederà di questa memoria? Mi aiutano a risponderti in tanti ed autorevoli scrittori e pensatori che su questo hanno riflettuto

D.Bidussa”…il vero problema da sciogliere non riguarda più il carnefice o la vittima, ma lo spettatore”. Elie Wiesel sopravvissuto “Il contrario della morte è la Memoria” e aggiunge “Se qualcosa potrà salvare l’umanità sarà il ricordo”

Se non potrai fare il viaggio, interrogati, fatti delle domande, cerca le tue risposte e quando inciamperai nei dubbi o in una piccola pietra d’ottone posata in terra davanti alla casa dalla quale furono deportate verso la morte persone come te, come noi, ma meno fortunate, allora ricorderai.

Prendi un treno, scendi alla Stazione di Milano Centrale, entra al Memoriale della Shoàh al Binario 21 e vai a vedere e toccare con mano, cosa ha provocato l’indifferenza delle persone. Indifferenza è l’unica parola che Liliana Segre (una delle 820 persone sopravvissute degli oltre 8.000 ebrei deportati e uccisi) ha voluto far scrivere all’interno di questo monumentale spazio, anello indispensabile della catena dello sterminio gestito da italiani e tedeschi proprio nel centro della città.

Ti basteranno meno di due ore per capire quanto il Giorno della Memoria non sia e non debba essere vuota retorica; nel silenzio di quel luogo, sentirai solo lo sferragliare dei treni sui binari e sentirai dentro te stesso che ogni essere umano, di qualsiasi religione, colore, sesso, opinione e provenienza deve “non assistere inerte di fronte al sangue del suo prossimo”(Levitico 19-16/18).

Verrai forse a scoprire anche che in quegli stessi spazi del Memoriale, nel corso del 2015 hanno trovato asilo 4500 profughi, in prevalenza donne e bambini, un numero quasi uguale ai morti delle carrette del mare stimati per l’anno 2016. Dire semplicemente “mai più” non basta: bisogna esser sempre pronti ad agire.

Caro Diego, fare memoria è ricordare, ma anche testimoniare, scegliere e parteggiare per ciò che è bene rispetto a ciò che è male e hai proprio lo strumento della memoria per scegliere la strada giusta e per non avere dubbi.

Ha detto Primo Levi ” Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre.” Ecco perché ha senso il Giorno della Memoria: ricordare è il tuo compito! Adesso sai che questo non deve più accadere, né qui né altrove, né oggi né domani, forse quell’incubo sarà declinato in maniera diversa, forse non sarai neppure tu il bersaglio predestinato, ma tu oggi puoi percepirne il rischio, combatterlo strenuamente: tieni gli occhi aperti, guardati intorno, fiuta l’aria che tira intorno a te.

Anche il tuo prossimo è una tua responsabilità: devi reagire in maniera forte, non puoi rimanere inerme o passivo , non girarti mai dall’altra parte, perché adesso sei consapevole, sei un Uomo, figlio mio.

Alberto Jona Falco, ebreo italiano

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