Hugo Pratt e Corto Maltese in mostra a Bologna

Riflessioni di Marco Steiner

Fino al 19 Marzo 2017 presso il Palazzo Pepoli di Bologna si tiene una esposizione intitolata “Hugo Pratt e Corto Maltese – 50 anni di viaggi nel mito” che celebra un evento storico per tutti gli amanti della nona arte: i primi 50 anni del “bel marinaio” creato dal genio di Hugo Pratt.

E per una ricorrenza storica una altrettanto storica esposizione organizzata da CMS.Cultura e Genus Bononiae e dalla curatrice Patrizia Zanotti (Cong – Hugo Pratt Art Properties) che spiega “abbiamo cercato di intrecciare la vita e lo spirito di Pratt e di Corto, perché sono le due facce della stessa personalità”.

 

 

La Mostra

I numeri sono impressionanti: oltre 400 opere dell’artista Veneziano tra disegni, preziosissimi acquerelli, chine, riviste che esplorano il mondo creativo di una vita, da “Sgt. Kirk” del 1955 ad “Anna della Giungla” del 1959, fino a “Ernie Pike” del 1961 e alle tavole di “Wheeling” e degli “Scorpioni del Deserto”. 

 

Le 164 tavole della Ballata!

Ma il vero punto di forza della mostra è la sala in cui sono esposte tutte insieme le 164 tavole originali di “Una ballata del mare salato”, il  capolavoro a fumetti di Hugo Pratt in cui appare per la prima volta Corto Maltese. 164 tavole che hanno fatto la storia di quella che Pratt era solito chiamare Letteratura Disegnata. 

Giovedì con Hugo Pratt

Parallelamente alla mostra vengono organizzate visite guidate e laboratori dedicati alle scuole e percorsi didattici destinati a chi voglia scoprire la magia creata da Hugo Pratt. Tra i vari fuoriprogramma mi piace segnalare quello del giovedi. Una volta alla settimana, infatti, con l’evento “i giovedì con Hugo Pratt”, Palazzo Pepoli di Bologna apre le porte al pubblico anche la sera fino alle ore 22 a accompagna i visitatori in una sorta di full immersion nelle avventure della “Ballata del mare salato” in compagnia di Corto Maltese e del suo creatore Hugo Pratt.

A Enrico Spiritelli chiedo 3 motivi per partecipare ai “giovedì con Hugo Pratt”…

Enrico Spiritelli. “Ecco tre buoni motivi perché non bisogna perdere i giovedì (e non solo quelli!) alla mostra Hugo Pratt e Corto Maltese 50 anni di viaggi nel mito:

  1. il museo ha l’apertura prolungata e si potrà visitare la mostra senza affannarsi a raggiungere il museo dopo il lavoro. Apertura prolungata fino alle ore 22.00. (la biglietteria chiude un’ora prima). http://www.mostrapratt.it/biglietti/

La mostra è aperta anche il:

Sabato 24 dicembre 10.00 – 16.00

Domenica 25 dicembre 10.00 – 19.00

Lunedì 26 dicembre 10.00 – 19.00

Sabato 31 dicembre 10.00 – 16.00

Domenica 1 gennaio 10.00 – 19.00

Lunedì 2 gennaio 10.00 – 19.00

Venerdì 6 gennaio 10.00 – 19.00

  1. Sono organizzate visite guidate estemporanee ovvero si può visitare la mostra con un gruppo che si forma al momento senza bisogno di prenotazioni. (È consigliato recarsi al museo 15 minuti prima rispetto all’ora dell’appuntamento)

Inizio visita tematica: ore 19.30

Calendario e temi: http://www.mostrapratt.it/didattica-per-singoli-e-famiglie/

  1. si potranno gustare ricchi aperitivi, creati appositamente sulla scia delle rotte prattiane nella corte del museo”. http://www.mostrapratt.it/la-sede/

Marco Steiner racconta…

Quelle che seguono sono le riflessioni sull’esposizione di Marco Steiner, collaboratore e amico di Hugo Pratt nonché fresco vincitore del Premio di Letteratura Avventurosa “Emilio Salgari” 2016 con il libro Oltremare (Sellerio).

“Passeggio nelle sale e mi sembra di percorrere la casa-biblioteca di Pratt a Grandvaux, ritrovo gli atlanti, i dorsi dei libri, le riviste gialle del National Geographic Magazine e inizio a viaggiare fra i disegni, seguo chine, matite, pennarelli, sento lo scorrere del pennello sulla carta mentre i colori si diffondono liquidi e decidono di fermarsi, entrare nelle fibre del foglio per regalare una nuova magia. Sono macchie gonfie d’acqua, racchiudono il colore, inizialmente vagano incerte ma sono già cariche di visioni, poi si liberano e si posano per raccontare i luoghi e i sogni di Pratt.

Ho visto il lago di Innisfree tremolare nella brezza del mattino e i versi di Yeates galleggiare come foglie rosse fra le onde grigie, poi arrivavano a riva, si arenavano e si trasformavano in note musicali e si apriva un’altra poesia. Questa mostra non è un’esposizione di opere d’arte, è un viaggio nella vita e nei sogni di Hugo Pratt.

La mostra di Bologna racconta il senso completo e complesso di tutta la sua opera, un viaggio nella “letteratura disegnata” quella che ha inventato proprio lui e a Bologna riescono a farcelo sentire perché qui c’è un qualcosa in più: la magia e la passione di chi l’ha pensata e realizzata.

Le tavole, gli acquarelli, il video che li descrive in magica formazione e il bellissimo, imperdibile, documentario di Thierry Thomas, si snodano in un percorso da gustare come un bicchiere di vino, una tazza di tè caldo e speziato, un film in bianco e nero o un concerto per arpa e nitroglicerina che ci esplode dentro.

Serve silenzio e il tempo necessario per staccarsi da tutto quello che succede fuori da Palazzo Pepoli, ma non solo da Bologna, dalla nostra giornata, dal traffico, dalle realtà, dal tempo. Bisogna arrivare preparati a vagare leggendo e rileggendo le parole di Pratt alternandole o accompagnandole alla visione degli acquarelli, bisogna avvicinarsi alle tavole, entrare nei segni leggeri e marcati, nei colori delle foglie dei boschi, nel muschio, nelle acconciature di guerra e lungo le canne degli Enfield irochesi, anzi è meglio perdersi in quel mondo e dimenticare il resto. Perché si può andare molto lontano. Questa mostra è un tappeto volante. Io sono sbarcato direttamente nei Mari del Sud, mi sono ritrovato seduto nella piroga di Tarao, c’era una vela che sbatteva, aveva la forma di un cuore, il vento soffiava in una conchiglia e il verde del mare e del cielo si mescolavano all’azzurro, al grigio, al turchese, c’era solo una virgola nera nel mare, la pinna dello squalo che ci guidava e una gialla nel cielo, la luna che sorrideva.

Le 164 tavole che compongono la Ballata sono esposte in un unico immenso pannello. È un colpo tosto per occhi, testa e anima, come un fulmine e un tuono che scoppiano insieme e ci s’infilano dentro come una scossa elettrica, anzi, è un tuffo nell’Oceano, quello delle possibilità, nostre e dell’arte che stiamo osservando.

Foto Paolo Righi/Meridiana Immagini

Il Pacifico è il protagonista di quest’immensa storia che, come un vero romanzo di formazione, racconta il cambiamento di Cain e Pandora, due ragazzini viziati che si trasformano e diventano un uomo e una donna. Perché capiranno la differenza fra un pirata e un “gentiluomo di fortuna”, perché saranno salvati dai “selvaggi” e sapranno cos’è la guerra, la morte, l’onore di un soldato, il valore dell’amicizia, del rispetto. Corto Maltese non ha ancora voglia di diventare un protagonista, si gode la storia, cambia al suo interno, ha bisogno di tempo e disegni, e come un moderno Ulisse affronta le prove, ma lui non lo fa per tornare a casa ma per cercare l’unica cosa davvero preziosa: la libertà. Forse è tutto lì il senso della Ballata perché anche per Hugo Pratt questa storia rappresentava la libertà, di scrivere storie complesse senza i limiti d’impaginazione dei giornali dell’epoca, perché Florenzo Ivaldi, il suo grande ammiratore e mecenate, inventò la rivista Sgt. Kirk per consentirgli la libertà di viaggiare e scrivere quello che sentiva e non quello che doveva. Corto Maltese è nato in “acque” libere e lo trasmette ancora oggi, a distanza di 50 anni dalla sua prima comparsa.

La Ballata in tutta la sua completezza è un gran colpo ma gli storyboard acquarellati di Avevo un appuntamento, non sono disegni, sono sogni e un capolavoro d’avanguardia grafica perché sono il massimo vertice dell’incontro fra letteratura e disegno, perché là dentro c’è una lunga storia che va oltre i colori tenui e le parole non scritte. C’è sintesi poetica lì dentro.

Foto Paolo Righi/Meridiana Immagini

Pratt è stato un grande acquarellista, ha disegnato tavole a fumetti che hanno segnato un’epoca e raccontato storie che lo inseriscono autorevolmente fra i grandi narratori della letteratura d’avventura, fra Stevenson e Conrad, Melville, London e Salgari, e la cosa che in questa mostra si percepisce è proprio la sua immensa passione per il “racconto”. Quando suo padre, prima di sparire per sempre in un campo di prigionia in Africa, gli diede L’isola del tesoro di Stevenson e gli disse che anche lui un giorno avrebbe trovato quell’isola, intuì il potere di suo figlio.

Hugo Pratt è stato un vero “Tusitala”, un “raccontatore di storie”, esattamente come la popolazione di Apia definiva il grande Robert Louis Stevenson, l’uomo che riuniva il villaggio intorno al fuoco e iniziava a raccontare l’incanto. In questa mostra si sente l’incanto e quello non si cerca e non s’inventa, arriva da solo, cala dolcemente come neve quando si rispettano delicati equilibri e ammanta tutto di una luce diversa.

Foto Paolo Righi/Meridiana Immagini

Alla mostra di Bologna chi non sa niente di Pratt imparerà l’incanto, chi non conosce Corto Maltese capirà che è ancora possibile sognare”.

Marco Steiner, Goa, India, 16/12/2016

Le parole di Hugo Pratt

Pratt è unanimemente considerato uno dei più grandi autori del ‘900 eppure amava definirsi un fumettaro perché, spiegava, “fumettaro è una brutta parola. Voglio essere un fumettaro, perchè fumettaro forse è un’offesa. I miei colleghi preferiscono essere chiamati illustratori, disegnatori, grafici… ma io penso che invece al giorno d’oggi, essere un operatore del mondo della fantasia, come lo può essere un fumettaro, è ancora una cosa importante”.

Una volta gli domandai cosa significasse per lui il fumetto. Questa fu la sua risposta:

“Il fumetto è una grande cosa ed è forse l’espressione grafica e iconografica più bella che ci sia. Ma per fare un fumetto e per poter essere un fumettaro si deve saper consultare i libri nelle biblioteche e fiumi di notizie, si deve essere storici, scrittori, si devono possedere 10 enciclopedie, si devono conoscere le leggende ebraiche…”

Hugo Pratt conosceva molto bene il suo lavoro così come conosceva la sua creatura più fortunata: Corto Maltese verso il quale non provava invidia o antipatia. Quella invidia, per intenderci, che aveva spinto Artur Conan Doyle a sbarazzarsi del suo Sherlock Holmes nelle cascate svizzere dei Reichenbach o quella antipatia che aveva portato alla morte Hercule Poirot per mano della sua autrice, Agatha Christie.

Hugo e Corto erano amici, si parlavano e si rispettavano. E questa mostra vuole celebrare l’inossidabilità di un’amicizia iniziata sulle pagine della rivista Sgt. Kirk nel luglio del 1967 e mai terminata.

Luca Pozza

Hugo Pratt e Corto Maltese – 50 anni di viaggi nel mito

Sede Palazzo Pepoli via Castiglione 8, Bologna

Orari

Martedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì: 10.00 – 19.00

Sabato: 10.00 – 20.00

Domenica: 10.00 – 19.00

http://www.mostrapratt.it/