Il Sestante risponde

Gent.mo sig. Corrado Poli,
nelle 647 parole della sua lettera sulla ‘mobilità’, non ha trovato posto la parola illegalità (che spadroneggia nelle città italiane: esempio, Roma) e nemmeno Legalità (gridata nelle piazze italiane); quella Legalità che la epidemia della Sindrome di Stoccolma dei gestori e degli amministratori del Tpl ha reso opzionale e consolidato: esempio, Roma).
Nelle citate 647 parole non ha trovato spazio la condizione emergenziale da traffico dichiarata in città come Roma (DPCM 4.8.2006); non ha trovato posto (riconoscimento e rispetto) la parola dignità.
Ha trovato posto la parola “sicurezza” che, nella cultura italiana, è sinonimo di ordine pubblico; non è ben chiaro, da noi in Italia, il concetto generale della sicurezza.
Pertanto, in Italia, nelle discussioni sulla mobilità è fondamentale specificare “sicurezza stradale”.
Nelle 647 parole della sua lettera non hanno trovato posto le parole morti, feriti, incidenti, piani UE e ONU-UE per ridurne il numero del 50% nell’arco di 10 anni; obiettivi che, Paesi come l’Italia, non riescono a realizzare.
Sul disegnare una mobilità futura “a prescindere” dal tragico ed incivile presente non sono d’accordo e ritengo doveroso e fondamentale richiamare e sottolineare lo storico passato con la speranza che sia utile ad impedirne la ripetizione degli errori commessi; ricordare per non errare o per ridurre gli errori in quello che si fa.
Ricordiamoci che i nostri cugini parigini, oltre ad essere gemelli di Roma dal 1957, alla fine degli anni ottanta, in silenzio, iniziarono ad elaborare e realizzare un piano per il radicale cambiamento della mobilità parigina: ferro e bici pubblica e camminata; ovvero, la mobilità dolce e pulita.
FERRO nella piccola Parigi. Al 31.12.1991
C’erano N. 5 linee RER, Rete Espressa Regionale di Parigi, efficientissimo sistema di trasporto per muoversi con facilità sia a Parigi che in buona parte dell’Île de France.
C’erano N. 14 linee Metrò. Altro efficientissimo sistema di trasporto per muoversi con facilità dentro Parigi.
Non c’era il tram: Zero tram. Grazie al citato Piano attivano i primi 17 km di tram nel 1992: la T 1 . Nel 1997 altri 17,5 km della T2. Nel 2006 sia i 12,4 km dela T3a, sia i 7,9 km della T4 ecc. Mentre eseguono le estensioni delle T1, T2, T3a e T4. Continuano, continuano
BICI a Parigi. Al 16.7.2007 è sonno.
Fragoroso risveglio il 17.7.2007: parte il Vélib con oltre 10mila bici pubbliche (gratis prima mezzora; prezzo sociale)
Il 17.7.2007 parte il contributo per l’acquisto della bici privata; dopo 1 anno, al 31 luglio 2008, l’incremento della vendite delle bici è risultata del + 60 %. Da anni sono sui 22mila Vèlib; dal giugno 2013 sono a 100 aree a Z30 con molte strade a senso unico per veicoli e piste ciclabili in doppio senso.
PEDONI a Parigi.
I parigini nascono tutti pedoni e, nel loro vissuto, non conservano la cultura del pedone perchè – anche se in misura ridotta rispetto al pedone italiano – significa vivere la vita di lotta in difesa dei diritti calpestati, della dignità non riconosciuta, della disuguaglianza nell’uso della strada, vitale bene comune, rifiutando il ruolo delll’utente pedone-debole che rafforza l’utente pedone-conducente, potenzialmente omicida. Di sicuro, il pedone parigino non ha il semaforo pedonale che “scherza” – con il colore giallo – a negare la sicurezza stradale al pedone che’attraversae la strada.
Il pedone parigino vs il pedone romano è un match squilibrato che non ammette confronti.
Le auguro una buona salute ed un buon lavoro.
Con viva cordialità.
Vito De Russis

Corrado Poli risponde

Egregio signor De Russis,
quelle che lei correttamente segnala sono interventi pensati oltre trent’anni fa, cominciati a realizzare venti anni fa, entrati a regime da circa quindici anni e completati da qualche anno. Noi dobbiamo cominciare a pensare quello che sarà utile domani non ripetere vecchie tecnologie. Tra l’altro il sistema dei trasporti di Parigi funziona bene forse per i turisti, ma presenta già gravi problemi di affollamento per i pendolari, soprattutto in zona Défence oltre la Grande Arche.

Ed è costato moltissimo ai contribuenti francesi. In ogni caso non si può paragonare le nostre città con la metropoli dell’Île de France.
Quanto alle zone a traffico limitato o a 30K/h e alle piste ciclabili, come ho scritto più volte anche per il Sestante, il problema è farle funzionare: non basta un cartello o qualche multa, ma un processo di attuazione che richiede specialisti e competenze che noi non utilizziamo. A Padova fu finanziato l’acquisto di biciclette a pedalata assistita, ma questi interventi estemporanei servono solo a … chi vende le bici.
Cordiali saluti

 

Corrado Poli