Informazione da 130 anni

Oltre un secolo di storia del Nord Est

C’è da 130 anni un testimone della nostra storia. Credibile, scrupoloso, attento, ricco di memoria, capace di farci ricordare come eravamo e di farci riflettere sul nostro futuro. Anche di responsabilizzarci sui nostri errori.

Dal 20 marzo 1887 il Gazzettino accompagna la storia del Nordest, vera istituzione del Novecento veneto, specchio di una delle arere più importanti d’Europa, quella che ha subito nell’ultimo mezzo secolo la maggiore rivoluzione economica e sociale.

Il primo numero uscì di domenica in una Venezia che aveva già cinque quotidiani, uno dei quali “La Gazzetta di Venezia” aveva cento anni di storia alle spalle. L’ingresso fu rumoroso e degno del fondatore, un repubblicano risorgimentale adattatosi al Regno ma rimasto nel fondo anticlericale. Giampietro Talamini, cadorino di Vodo, arrivato sul Canal Grande con 3 mila lire in tasca e il sogno di fondare un giornale tutto suo, c’era riuscito con la più moderna delle strategie: un formato nuovo, più snello, pratico da maneggiare. Soprattutto, meno costoso: 2 centesimi (tre per la terraferma) contro i 5 dei concorrenti. Nuovissimo, però, negli obiettivi: “Il nostro giornale, benché piccolo, pubblicherà ogni giorno molte cose”. E via con gli orari dei treni, quelli dei tram e dei vaporetti, i Bollettini della Borsa e dello Stato Civile, la sciarada e il romanzo d’appendice che era il nome italiano del feuilleton. In particolare cronaca: nera e giudiziaria, a pagine intere; processi riportati quasi come un resoconto stenografico per coinvolgere un pubblico non colto, ma di facili emozioni. I drammi popolari resi avvincenti, per tanti che non sanno leggere c’è sempre qualcuno che che legge e racconta.

Talamini presenta “due giornali in uno”: la cronaca locale e quella nazionale. Aggiunge sotto la testata “Giornale della democrazia veneta”, dice subito ciò che pubblicherà ogni giorno, spiega lo “scopo del giornale”: “Ebbene, noi siamo semplicemente uomini di buona volontà che si propongono combattere tutte le ingiustizie, difendere e conseguire le cose giuste…”.

Per gli storici della stampa italiana, Castronovo e Tranfaglia, il Gazzettino “nato per guadagnare alle idee liberali e democratiche parte dei ceti rurali dell’entroterra veneto, assume un ruolo sempre più importante per l’appoggio alle forze produttive, le battaglie per il rinnovamento delle istituzioni politiche, la denuncia delle più scoperte ingerenze clericali”. Un successo inatteso e clamoroso che fa diventare subito il giornale la voce del Veneto e del Friuli, che gli fa aprire redazioni in tutti i capoluoghi. A Verona il corrispondente è il più grande dei poeti dialettali, Berto Barbarani: siede al banco dell’osteria di Piazza Pescheria e là raccoglie  le notizie e lavora.

Ne nasce un giornale laico e non clericale, risorgimentale e non nostalgico, popolare e aperto alla nuova borghesia del Regno.

Talamini, figlio di un maestro del Lombardo-Veneto, si rivela un pioniere del Veneto moderno, capace di contribuire a restituire a Venezia a cavallo del secolo il suo ruolo di capitale, di creare un giornale che si rivelerà il più letto e conosciuto della regione, il primo ad assumere una dimensione nazionale.Cambia sede occupando l’importante palazzo Ca’ Faccanon in centro a Venezia, apre i saloni alla cultura e alla politica. Assume un ruolo intervista per la Grande Guerra, ospita nela redazioni i comizi dei suoi amici Gabriele D’Annunzio e Cesare Battisti, promette di aprire redazioni a Trento e a Trieste.

La guerra trasforma il giornale in qualcosa di diverso, si stampa nelle retrovie del fronte, è il primo a raggiungere le zone d’operazioni, il più importante in un’area investita completamente dal conflitto e militarizzata. Raggiunge la vendita di 150 mila copie. Talamini fa di più: mette le pagine a disposizione dei soldati e delle loro famiglie, le usa come cinghia di trasmissioni tra chi è al fronte e chi è a casa, come scambio di piccole e grandi notizie. Il figlio più giovane, pittore, muore in battaglia sul Piave negli ultimi mesi di guerra.

 

Nel dopoguerra passa da un appoggio convinto al nascente fascismo, a un atteggiamento di chiusura specie dopo il delitto Matteotti del quale Talamini accusa direttamente Mussolini. Il giornale viene più volte assaltato e devastato e le pubblicazioni sospese. Non cede alle pressioni per la vendita e il conte Giuseppe Volpi potrà entrare nel giornale soltanto qualche anno dopo la scomparsa del fondatore. Giampietro Talamini muore a 89 anni nel 1934, raccomanda ai figli nel testamento di “conservarsi onesti e di fare tutto il bene che riesce loro possibile”. Ha diretto il giornale ininterrottamente per 47 anni.

La seconda guerra mondiale fa uscire l’Italia dalla dittatura e dalla monarchia, il giornale attraversa una primavera con la direzione di Diego Valeri, tra la caduta del Fascismo e la firma dell’Armistizio. Al momento della Liberazione diventa “Fratelli d’Italia-Il Gazzettino” organo del Cln veneto, con le firme prestigiose di Ugo Facco De Lagarda e di Armando Gavagnin, un antifascista al quale Talamini aveva trovato un posto in anni bui. Nel frattempo, Volpi usa le azioni del Gazzettino come scambio con gli uomini della Resistenza e per più di trent’anni il giornale passerà nella sfera d’influenza della Democrazia Cristiana veneta,a lungo amministrato da Augusto De Gasperi, fratello del leader dc e presidente del Consiglio.

Da allora il Gazzettino ha continuato a raccontare le vicende del Nordest, nel bene e nel male. Ne ha registrato il miracolo economico, la travolgente stagione dell’imprenditoria veneta, l’esplosione di Porto Marghera, il decollo del turismo e la trasformazione di Venezia, la crescita dell’industria e quella delle città. Ne ha raccontato le grandi targedie: dal Vajont del 1963 all’alluvione del 1966, quella che ha quasi cancellato l’intera città di Venezia. Dal terremoto del Friuli ai delitti del terrorismo. Ma anche le ambizioni e i sogni di una terra straordinaria, le contraddizioni e le aspirazioni, il cinema e la musica, la letteratura e lo sport. Proprio gli avvenimenti sportivi, dalle pagine del supplemento del lunedì “OgniSport”, sono stati un veicolo importante della diffusione. Senza trascurare la politica, l’attenzione in anni più recenti alla Lega, al federalismo, al movimento dei sindaci. E’ stato Giorgio Lago, nella sua importante e lunga stagione da direttore (1984-1996), a inventarsi il Gazzettino come “Quotidiano del Nordest”
Passato nel 1983 a un gruppo di imprenditori veneti, protagonisti del miracolo economico, ceduto nel 2006  al Gruppo Caltagirone Editore, oggi il Gazzettino festeggia, sempre da leader del settore, i suoi 130 anni con la direzione di Roberto Papetti al vertice dall’estate del 2006. Otto edizioni, 200 pagine al giorno, una nuova rotativa che entro l’anno consentirà il full color e un nuovo formato.

Quando si ha una tradizione alle spalle e una storia così lunga e vincente, si può ogni volta ripartire come se fosse la prima volta.  Con lo stesso entusiasmo di allora, di quando Talamini spiegava i lettori cosa avrebbe pubblicato ogni giorno.”Il nostro giornale, benchè piccolo, pubblicherà ogni giorno molte cose”. Davvero molte cose sono state pubblicate da quel giorno di marzo del 1887. E molte ancora ne verranno.

Edoardo Pittalis