Intervista a Franco Perlasca

In occasione della Giornata della Memoria abbiamo avuto l’occasione di incontrare Franco Perlasca, figlio di Giorgio, noto per aver salvato molte vite umane durante il periodo nazista.
Durante il suo periodo a Budapest, spacciandosi dapprima come console, gestì il “traffico” e quindi la sopravvivenza di migliaia di ebrei, nascondendoli nell’ambasciata e nelle case protette sparse per la città ungherese.
Tra le altre cose sventò l’incendio e lo sterminio del ghetto di Budapest che all’epoca ospitava 60.000 ebrei ungheresi.
Molti anni più tardi, dopo anni di silenzio, nel 1987 venne rintracciato da alcune donne ebree ungheresi residenti in Israele che diffusero al mondo la sua storia.
Negli anni successivi ricevette molti riconoscimenti e medaglie fino al 1989, anno in cui gli venne attribuito il riconoscimento di Giusto delle Nazioni.
Abbiamo il piacere di scambiare quattro chiacchiere con il figlio Franco che porta avanti la Fondazione intitolata al padre da qualche anno.

Quale ricordo hai di tuo padre?
F.P.: “Era un padre assolutamente normale, con tutti i pregi e difetti di un padre; ma il ricordo più importante è che dopo essere stato riscoperto, 45 anni dopo quei fatti, non cambiò assolutamente. Era la stessa persona di prima, egualmente gentile e cordiale sia che parlasse con il vicino di casa o con uno sconosciuto, o con il Presidente della Repubblica. Riteneva, senza retorica, d’aver fatto solo il proprio dovere, nulla di più; e chi fa il proprio dovere non deve avere necessariamente una ricompensa”.

Prima e dopo: il periodo militare (anni Trenta) e l’opera di Budapest (anni Quaranta). Raccontaci alcuni aneddoti, frasi o pensieri che tuo padre Giorgio ti ha trasmesso.
F.P.: “Purtroppo della prima parte, periodo militare, non ha mai raccontato storie o aneddoti; della seconda – Budapest – sino al 1988 nulla disse e cominciò a raccontare solo dopo essere stato trovato da un gruppo di donne ebree ungheresi da lui salvate. Raccontava tanti episodi ma specialmente come quasi tutte le mattine si recasse assieme a Wallemberg alla stazione est di Budapest, dove gli ebrei venivano caricati sui carri bestiame destinazione Auschwitz e li cercava di strappare ai nazisti qualche essere umano”.

Giusto tra le Nazioni, il riconoscimento a Giorgio Perlasca: “Fare scelte alternative anche nelle situazioni peggiori”.
F.P.: “Giusti per gli ebrei sono i non ebrei che salvarono vite durante la Shoah, a rischio della propria incolumità. E’ il riconoscimento morale più importante che lo stato d’Israele possa concedere. Nel caso di Perlasca è stato abbinato anche alla concessione della cittadinanza onoraria dello stato d’Israele.  Mio padre lasciò detto a suo tempo che al momento della sua scomparsa voleva essere sepolto nel cimitero di Maserà di Padova, per terra e con un unica scritta, quello di Giusto tra le Nazioni in ebraico. E così è avvenuto”.

Per tua iniziativa è nata la Fondazione intitolata a Giorgio. Quali obiettivi vuole raggiungere?
F.P.: “La Fondazione è nata nel 2003 con lo scopo ovviamente di ricordare Giorgio Perlasca e soprattutto quanto aveva fatto alla luce del suo testamento spirituale: “Vorrei che i giovani si interesassero a questa storia unicamente per sapere quello che è successo e saper opporsi eventualmente a violenze del genere”. Conoscere per evitare che questa barbarie abbiano a ripetersi. E far comprendere ai ragazzi che ognuno di noi, se vuole, qualcosa può fare contro il male. Come diceva Hanna Arendt: “Si può sempre dire un si o un no”. Ora ricordiamo non solo Giorgio Perlasca ma anche ante altre figure di Giusti che anche in altri contesti storici si sono opposti al male”.

L’esperienza di Giorgio ti ha certamente insegnato molte cose. Quali spunti vorresti trasmettere ai giovani d’oggi?
F.P.: “Semplicemente uno, quello di fare del bene senza aspettarsi qualcosa in cambio”.

Matteo Venturini