La foiba di Basovizza, il monumento simbolo del Giorno del Ricordo

Un 10 febbraio con polemiche per celebrare le vittime delle foibe

Quello che si celebra quest’anno, il 10 febbraio, non è un Giorno del Ricordo qualsiasi, ma coincide con il 70° anniversario di quando, nel 1947, in occasione della firma del trattato di Parigi, successiva accordi che dovevano porre fine alla seconda guerra mondiale, le autorità italiane presentarono ufficialmente un documento con alcune testimonianze sul massacro che ebbe come drammatico scenario la foiba di Basovizza, un “inghiottitoio” (così erano chiamate le foibe) che si trova in località Basovizza, nel comune di Trieste, nella zona nord-est dell’altopiano del Carso.
Come è stato acclarato nel maggio 1945 la foiba di Basovizza fu utilizzata dai partigiani jugoslavi per l’occultamento di un numero imprecisato di cadaveri di italiani e tedeschi durante l’occupazione jugoslava di Trieste: furono vittime gettate all’interno del pozzo un numero rilevante di cadaveri di prigionieri, militari e civili trucidati dall’esercito e dai partigiani titini.

Storici come Raoul Pupo, Roberto Spazzali, e Guido Rumici sostengono che è impossibile calcolare il numero esatto dei corpi infoibati, altri invece all’opposto affermano che il calcolo può essere compiuto sulla base di stime. È invalso l’uso, infatti, (fonte Wikipedia), di stimare il numero dei corpi in base alla constatazione che il pozzo minerario – questa era, infatti, la foiba in origine, scavato all’inizio del XX secolo per l’estrazione del carbone e poi abbandonato perché improduttivo – prima del 1945 era profondo 228 metri, mentre dopo il 1945 i metri erano diventati 198, per cui si hanno 250 metri cubi riempiti con materiali che, secondo questa stima, sarebbero corpi umani.

A distanza di 70 anni la foiba di Basovizza rappresenta, di fatto, il simbolo in assoluto di quello che è stato uno dei capitoli di storia più drammatici, su cui per molto tempo c’è stato un silenzio totale e che ancora oggi, così come avvenuto per il dramma degli ebrei, deve fare i conti con quei “negazionisti” che vorrebbero cancellare una pagina di cui, a dire il vero, nemmeno i libri di storia se ne sono occupati.

Fu nel 1980 che la foiba di Basovizza venne riconosciuta come monumento d’interesse nazionale cui nel 1991 vi fece visita ufficiale il presidente Francesco Cossiga. Il presidente Oscar Luigi Scalfaro ebbe poi modo di dichiararla monumento nazionale con decreto datato 11 settembre 1992. Il 10 febbraio 2007 dopo una serie di lavori di recupero e di restauro dell’area monumentale presso la foiba di Basovizza è stato ufficialmente inaugurato il nuovo sacrario in onore dei martiri delle foibe.

Un silenzio, quello della storiografia e della classe politica, che per quasi 50 anni ha avvolto le vicende degli italiani uccisi nelle foibe istriane. Una ferita rimasta non solo aperta ma ignorata per molto tempo e “sdoganata” il 30 marzo 2004 allorchè il Parlamento italiano istituì il “Giorno del Ricordo ai morti nelle foibe”, facendo sì che, in qualche modo, iniziasse ufficialmente la vera elaborazione di una delle pagine più angoscianti della nostra storia.

La legge stabilisce che il 10 febbraio di ogni anno vengano commemorate le vittime delle foibe: uomini e donne uccisi in Istria, Dalmazia e nelle provincie del confine orientale dai partigiani jugoslavi durante e subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. In tale giorno si commemorano anche i cittadini italiani che furono costretti a lasciare le loro case e i loro beni in Istria, Dalmazia e Fiume per sfuggire alle persecuzioni del nuovo governo jugoslavo del maresciallo Josip Broz Tito.

La legge, inoltre, stabilisce che siano previste iniziative per diffondere la conoscenza di questi tragici eventi e che ciò avvenga nelle scuole di ogni ordine e grado e che attraverso istituzioni e enti sia favorita la raccolta e la diffusione di documentazioni riguardanti gli eccidi delle foibe e gli esodi, affinché ne sia conservata la memoria.

Infine, la legge stabilisce che vengono favoriti dibattiti, incontri e convegni su questo aspetto della storia italiana ed europea e sugli avvenimenti che ne hanno caratterizzato le cause e le conseguenze. La commemorazioni avvengono al Quirinale di fronte al Presidente della Repubblica e in molte città nelle vie e nelle piazze che ricordano i massacri delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata.

Una celebrazione quest’anno caratterizzata da un’aspra polemica per l’assenza alle cerimonie previste presso la Foiba di Basovizza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (che pure aveva saltato anche quella dello scorso anno) e del Presidente del Senato Piero Grasso i quali erano attesi come da precedenti impegni assunti nei confronti delle Associazioni di esuli ma entrambi hanno poi annullato la loro partecipazione.

Nonostante funzionari del Quirinale fossero intervenuti sul posto un paio di volte per verificare gli aspetti organizzativi, alle Associazioni di esuli e alla Regione Fvg lo stesso Quirinale ha comunicato che il presidente ha un impegno a Madrid, proprio il 10 febbraio al Cotec sull’«innovazione per un’economia circolare in Europa», mentre Grasso parteciperà alla commemorazione alla Camera dei Deputati.

«Siamo incavolati neri. Ci trattano come vittime di serie B» ha fatto sapere un rappresentante degli esuli, che si è occupato dell’organizzazione del 10 febbraio a Basovizza. «Prendiamo atto con molto rammarico e dispiacere che le massime cariche dello stato non siano presenti a Basovizza – ha dichiarato invece al Giornale, Massimiliano Lacota, presidente dell’Unione degli istriani – Capisco tutto, ma sono passati 24 anni dall’ultimo presidente che si è recato sulla foiba».

Sempre al Giornale Antonio Ballerin, il presidente della Federazione che raggruppa 5 delle 6 associazioni del mondo degli esuli istriani, fiumani e dalmati, ha dichiarato : «I nostri diritti negati sono evidentemente meno importanti di diritti negati di altre comunità, che hanno sofferto. Noi abbiamo nelle nostre fila molti ebrei. I loro rappresentanti sono stati accolti, giustamente, al Quirinale il Giorno della Memoria dell’olocausto la scorsa settimana. Di noi esuli il presidente si è dimenticato».

Al riguardo vi sono state numerose prese di posizione da parte di esponenti politici, soprattutto del centrodestra, nonché del Sindaco di Trieste Roberto Dipiazza che si è detto “deluso”, anche se il Governo comunque ha garantito la presenza alle celebrazioni di Basovizza del Sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova.

L’annuncio al riguardo è giunto qualche giorno fa dalla presidente della Regione Debora Serracchiani la quale, in una nota, ha rilevato che “Della Vedova ha dedicato un’attenzione costante alle questioni degli esuli, e del nostro confine orientale in generale, mostrando nel tempo una non comune sensibilità culturale e politica alle problematiche di queste terre.”
“La sua presenza – ha aggiunto Serracchiani – va quindi al di là del compito di rappresentanza. E mi auguro che questa partecipazione possa ridare slancio al dialogo del Governo con le associazioni degli esuli, che purtroppo non ha avuto la continuità necessaria a risolvere problemi che giacciono da tempo”.

Lucio Leonardelli