L’antico villaggio del Bostel a Rotzo diventa “osservato speciale”

Gli archeologi dell’Università di Padova sono tornati a Rotzo per continuare gli scavi dell’antico villaggio del Bostel, in località Castelletto, al margine occidentale dell’altipiano dei Sette Comuni, a una quota di circa 850 metri. I primi rilievi nell’area del Bostel risalgono all’ultimo quarto del XVIII secolo, quando l’abate Dal Pozzo rinvenne nei terreni di sua proprietà “seicento casette sotterranee”. Le ricerche proseguirono nel corso del XIX a opera di studiosi quali Lioy, De Stefani, Nalli e Paolo Orsi. Nel 1912 e poi nel 1969 nuove campagne di scavo vennero condotte dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto. Dal 1993 l’area è oggetto di ricerche e di scavi da parte dell’Università di Padova che hanno permesso l’identificazione di varie abitazioni costruite nel periodo di massimo splendore del sito, tra il V e il II secolo prima di Cristo.

«Quest’anno» dice  Armando De Guio, direttore dei lavori «ci aspettano grandi novità. Grazie all’analisi delle immagini satellitari, ai rilievi con drone e alle prospezioni geofisiche abbiamo le idee molto più chiare su quali siano le zone più promettenti per indirizzare le ricerche. Il Dipartimento dei Beni Culturali ci ha sempre sostenuto» continua il Professor De Guio«ma dobbiamo ringraziare anche l’Università per avere creduto nel nostro gruppo di lavoro. Grazie al progetto STEMPA, presentato dal dottorando Luigi Magnini con la collaborazione di Cinzia Bettineschi e Laura Burigana, abbiamo davvero la possibilità di fare la differenza. STEMPA» conclude De Guio «è l’acronimo di “Scavo, Telerilevamento, studio dei Materiali e del Paesaggio dell’Altopiano di Asiago”, ma anche uno omaggio all’omonima strega del folklore cimbro. Le attività si concentreranno sulla teleosservazione, la ricognizione e lo scavo stratigrafico, sulla documentazione grafica e fotografica (in 2D e 3D) e sullo studio dei materiali anche grazie alla collaborazione di numerosi altri docenti dell’Università di Padova che interverranno secondo le loro specifiche competenze».

«Si tratta di un progetto didattico, nel quale i partecipanti sono coinvolti in tutte le fasi di organizzazione e programmazione delle indagini» sottolinea Luigi Magnini «ma la nostra ricerca non è fine a se stessa: la divulgazione dei risultati e il coinvolgimento della comunità locale sono due degli obiettivi più importanti del nostro lavoro, per questo siamo molto attivi nel mondo dei social. Siamo presenti su facebook con l’account stempa.unipd, ma anche su instagram e youtube e stiamo per pubblicare un sito internet tutto nostro».

Gli scavi sono già aperti alle visite e lo resteranno durante tutta la durata della campagna, fino al 7 di settembre con orario, da lunedì a venerdì, ore 9.00-12.00 e 14.30-17.00, sabato e domenica su prenotazione via mail a stempa.unipd@gmail.com. Gli archeologi risponderanno alle domande dei visitatori e illustreranno i settori di scavo che non sono accessibili durante il resto dell’anno per ragioni di sicurezza. Sono presenti a Rotzo una ventina di universitari iscritti all’Ateneo di Padova che operano sullo scavo con i colleghi di Ferrara.

Gian Nicola Pittalis