Le donne a Natale non siedono a mangiare

Un Natale al femminile.

Scoprire che una volta la Chiara Stella era fatta di soli uomini che andavano in giro con il carrettino con le damigiane piene di vino, che per Natale si preparavano le “cicciole”, biscotti con il lardo di maiale, che si andava alla Novena, che non c’erano i regali, che le donne mangiavano in piedi per far posto all’uomo e che alla messa di Natale, ci si andava con gli zoccoli che puntualmente ci si cambiava davanti l’entrata.

(© Silvio Durante / LaPresse)

Quando il mio capo de Il Sestante mi ha chiesto di fare questo pezzo mi sono detta: ma perché la donna deve essere sempre messa come statuina di marzapane sulla torta nuziale? L’argomento è: come è cambiato il Natale per la donna dagli anni del dopoguerra ad oggi, dopo il boom economico.Così ho pensato: il Natale? Il Natale sarà come quello dell’uomo.

Ebbene, ora, dopo aver sentito chi ha vissuto le feste natalizie negli anni passati, ringrazio il direttore.

Una volta le donne, nove giorni prima del Natale andavano alla Novena”, comincia così la testimonianza, raccolta da noi de Il Sestante, di Maria Pia Polo, ex insegnante di Santa Maria di Sala, ora in pensione che nel 1975 entra in politica locale e ci rimane per ben dieci anni.

Ma quali regali, quali feste vestite di tutto punto, quali trucchi, quali rossetti, quali tavole bandite con i torroni del supermercato e capponi di rosticceria. Una volta la donna era dedita al Natale. Laboriosa, lo attendava con sacrificio e dedizione. Niente ostentazione del regalo più costoso o del vestito più luccicante. Niente settimana bianca, niente vacanze al caldo. Era una festa da preparare per far star bene l’uomo. Una festa sacrale, fatta di canti natalizi, riti da rispettare, preghiere e cibo da cucinare.

“La Novena – ci dice Maria Pia Polo – veniva fatta nove giorni prima del Natale, in chiesa, ogni sera. Durava una ventina di minuti e a questa partecipavano donne e bambini. Alle volte era abbinata con la santa messa. Durante la Novena si facevano canti natalizi, preghiere di Natale. Gli uomini non c’erano. Però gli uomini partecipavano alla Chiara Stella”.

La Chiara Stella infatti rappresenta quel gruppo di ragazzi in molti comuni ancora attivo che prima del Natale, passano di casa in casa, suonano il campanello e cantano una canzone. Poi si dà loro qualche offerta o li si invita a bere qualcosa di caldo. Oggi partecipano donne, uomini, ragazze e ragazzi, ma una volta come ci fa sapere la Polo era un mestiere solo da “uomini”, fuori al freddo. E al gelo di queste sere. Gli uomini passavano con un carrettino che avea caricate delle damigiane. In ogni casa dove si fermavano era usanza aggiungere del vino sulla damigiana.

“Possiamo immaginare che vino venisse fuori – ci dice la Polo – tutto mescolato insieme, qui nel miranese tutti avevano del vino, c’era il Merlot, il Grinton, per carità quasi tutti la stessa qualità, ma tutto insieme”.

Gli uomini inoltre scopriamo facevano parte della cosiddetta Scuola Cantorum, anche qui solo il sesso maschile, le donne finché gli uomini erano a canto soprattutto prima del Natale, stavano a casa a preparare la cena e aspettavano i loro mariti rientrare. “Era tardi per le donne uscire a quell’ora – ci spiega la Polo – e così stavano in casa”.Per Natale si preparavano le “cicciole”, ossia biscotti fatti con i pezzetti di lardo del maiale, con lo strutto che diventava come burro. “Erano buoni, friabili – ci dice la nostra interlocutrice – e non si usava lo  zucchero, se non un etto poco meno”.

Tra i preparativi c’era anche il presepe che spettava a donne e bambini. I presepi si facevano anche nelle stalle, oltre che nelle case. “Era molto vivo il presepe una volta – ci dice la Polo – adesso non è più così, proprio stamattina sono stato al centro commerciale, cercavo un presepietto e niente, solo Babbi Natale, renne e alberi. Si è persa la religiosità della festa, tutto questo laicismo che ci invade. Basta guardarsi attorno, le statue per i presepi non ci sono più. Una volta erano le donne preposte a questa attività, con i ragazzini. Loro andavano a prendere il muschio, con i pezzetti di legno facevano le montagne e i più bravi facevano anche la fontanina con l’acqua. Adesso il presepe lo si vede solo nelle chiese”.

Il pranzo di Natale invece lo si faceva in casa, in quelle grandi case patriarcali con famiglie anche di 40 persone. “Qui nella famiglia dei Beccante – curva beccante ndr – c’erano una quarantina di persone, vivevano tutte insieme, una volta era così e lì si faceva il pranzo”.

Ora frequenti sono anche i pranzi fatti nei ristoranti, negli agriturismi, con un menù fisso pensato appositamente per la festività. “Si uccideva la gallina – dice l’ ex insegnante – si faceva il brodo, poi si ammazzava il tacchino e ci si faceva il cappone. Ma le donne non si sedevano a mangiare. Non c’erano le tovaglie, c’erano dei tavolacci, le donne mangiavano in piedi perché dovevano sempre servire gli uomini che stavano seduti. Poi a fine pasto pulivano con una “scovoli”, erano delle fascinelle di saggina con cui scopavano sotto il tavolo le briciole che restavano. Le briciole venivano tutte buttate a terra dai tavoli”.

E i regali? “Regali? Quali regali – commenta la Polo – i bambini usavano solo mettere la calzetta per la Befana dove si mettevano mandarini, noci, aranci. Ah e mi ricordo che le donne cucinavano le mele, mele cotte. Qui a Santa Maria di Sala c’erano di quegli alberi di mele modenesi fantastici, erano squisite. Tu le pulivi e poi le mettevi sulla pentola a cucinare. Alla sera poi si faceva la polenta, ricordo queste donne “sfogonate” dal girare la polenta, avevano bisogno di forza e quindi ne prendevano una fetta e bevevano il latte appena munto”.

Per la Messa di Natale fa sapere la Polo si vestivano a festa, ma durava poco, il tempo della messa. Non c’era quella di mezzanotte, c’era quella dell’aurora, la mattina presto o quella ordinaria del 25 dicembre. Poi siccome le stradine erano piene di fango, ci si metteva gli zoccoli fino a un attimo prima di entrare in chiesa e poi le scarpe belle, messe a nuovo. “Mi ricordo che le donne nascondevano gli zoccoli da casa qui accanto alla chiesa, poi si entrava e finita la messa ci si ricambiava. Comunque – conclude la Polo – adesso una donna è aiutata in casa dal marito, magari per preparare il cenone. Prima facevano tutto, le più giovani andavano anche nei campi, e adesso sono famiglie modeste, di tre, quattro persone, prima no”.

Insomma una realtà che è fortemente cambiata. Adesso le donne corrono su e giù davanti le vetrine, con pacchi, pacchini e pacchetti. La corsa agli ultimi regali, la lampada prima del cenone, l’estetista prima della cena della Vigilia, la profumeria, l’abito nuovo, il cappottino, lo smalto sulle unghie, che va messo dopo aver incartato tutti i pacchi regalo. E’ la donna nella stragrande maggioranza dei casi a incartare i pensierini da mettere sotto l’albero. Qualcuno i regali li scegli assieme, qualche altro no. Qualcuno si arrangia e pensa ai propri. Qualche altra impiega tutta la cura possibile per incartare con nastri, ciocche, ciocchette, per rendere nipoti e genitori pieni di gioia. “Io mi diverto da morire – dice Barbara Berto, imprenditrice titolare di una agenzia viaggi a Scorzè – anche se verranno aperti e strappati in un nano secondo. Carta di riso, nastri, cuori, pino ecc… Ho quattro nipoti, due genitori di 80 anni e adoro vedere la gioia nei loro occhi. Per i più piccoli finché credono nella magia del Natale facciamogliela godere, per i più grandi perché so per certo che scalda il cuore sapere che pensiamo a loro”.

Negli ultimi anni, la pratica di comprarli, sceglierli, incartarli sta spopolando anche nell’uomo. Anzi a volte capita che la donna non riesca nemmeno a percepire l’atmosfera del Natale perché presa da mille faccende: il lavoro, la casa, la famiglia, i figli da seguire. La sera dell’ 8 dicembre, giorno in cui si dovrebbe fare l’albero di Natale, la donna crolla sfinitasul divano. Conclusione a fare l’albero provvederà: la sera del 24 dicembre se vive da sola, la mattina della domenica prima di Natale se vive con il compagno, mai se tiene famiglia. A quello penserà il marito e se ci sono figli?

Ci penseranno loro.

Serenella Bettin