Il mio Natale al passato. E al condizionale

Come vivere il Natale lavorando...da giornalista.

Credo sia l’età. Mi dicono che più passa il tempo e più riaffiorano i vecchi ricordi. Sarà per questo che quando penso al Natale faccio un rewind automatico, a quando con la mia famiglia si andava a comprare l’albero, che era un albero per davvero e profumava tutta la casa.

A quel tempo la coscienza ecologica era un optional, ma io ricordo che, passate le feste, lo si andava a piantare da qualche parte per non farlo morire. Sarei curiosa di sapere come stanno quegli alberi, se sono sopravvissuti alle nostre feste! Beh, in ogni caso sono vivi nel mio cuore, perché addobbare l’albero era una grande gioia e potrei ricordarmi di ogni singola pallina decorata appoggiata su quei rami. Anche quelle finite in frantumi, ovviamente!

Ricordo perfettamente l’attesa di Babbo Natale alla vigilia. Minestra calda e vino per lui che sarebbe arrivato di sicuro stanco ed affamato. Non ho mai avuto la tentazione di aspettarlo, forse per paura di andare oltre la notizia. Era bello svegliarsi e trovare i regali sotto l’albero, senza farsi troppe domande. Per quelle avrei recuperato più avanti…Il pranzo era il solito simpatico casino, con un sacco di parenti, la tombola, con i filmini di famiglia e i cartoni animati proiettati con il super 8. Anche quelli li ricordo a memoria. 

Natale è il presepe che abbiamo scoperto più tardi, quand’ero già una ragazzina. Un presepe grande e bello, costruito sotto la grande scala dai miei genitori. Da bravi artigiani lo preparavano ogni anno diverso, con tutto ciò che di utile trovavano in magazzino. Un anno fecero un bis: da una parte il presepe tradizionale e accanto la parte moderna, realizzata con degli scatoloni trasformati in palazzi. Così Gesù nasceva anche in città.

Ogni dono era pensato. Spesso anche fatto da me, fosse il maglione, la sciarpa o la boutique in miniatura costruita con il cartoncino. Allora avevo tra le mani il patrimonio più prezioso, il tempo.

Il Natale, inteso come girandola di emozioni e di attese, è finito da quando ho cominciato a lavorare come giornalista. Tra tutte le vigilie trafelate, passate rigorosamente in redazione a raccontare come gli altri si preparavano al Natale, ne ricordo un paio.

La più strana fu quando un colombo – avete capito bene – si autoinvitò in redazione (a Televenezia) salendo al primo piano mentre tagliavamo un panettone tra colleghi. Partecipò alla festa e poi ci seguì. Decidemmo di portarlo a casa sulla cappelliera dell’auto. Era stato troppo figo. Lo chiamammo Fabietto, in onore di Fabio Colombo, giocatore del basket Mestre. Visse tra la terrazza e la cucina di casa mia per molto tempo. 

Più seria, sempre negli anni ‘90, la quasi-diretta del TG di Televenezia da Piazza Ferretto, con i collegamenti da luoghi simbolo come la casa di riposo e la fabbrica occupata… Riuscire a portare tutto in tempo, con il povero Stefano Pittarello a correre dalla Piazza alla redazione di via Piraghetto con la cassetta in mano! Ricordate “Broadcast news”? Ecco, tale e quale.

Grande soddisfazione, ma lo spirito del Natale?

Potrei mettere in fila una trentina di vigilie fotocopia: mi vedo stanchissima, uscita dalla redazione, entrare all’ultimo momento nella libreria, profumeria o bazar di turno per fare incetta di regali, un po’ a casaccio. A parte quello per mio figlio. Natale per molti anni è stato lui. Cercare di fargli provare comunque le emozioni che avevo vissuto io, anche se ci arrivavo stremata e quasi senza accorgermene. Chissà… Forse un giorno ricorderà Ciro (il nostro gatto), in versione godzilla, appollaiato sul muschio davanti alla grotta del presepe, dopo aver fatto una strage di pastorelli e animali vari. Perché, anche se preparato alla vigilia come l’anno scorso, il grande presepe a casa nostra non manca mai. Ma temo che ormai piaccia solo a me…

Lo farò anche quest’anno e forse all’ultimo momento, così come farò degli splendidi doni virtuali alle persone che amo. AI loro regali di Natale penso almeno un mese prima. Riesco a fare poco o nulla di quanto progetto. Alla fine entrerò come sempre in libreria o in profumeria o nel negozio che chiude più tardi. Con un budget sempre più ridicolo.

Avrei voluto, se…
Auguri a tutti, ma in particolare a chi, come me, vivrà per l’ennesima volta un Natale al condizionale.

Alessia Da Canal