Il Museo Ebraico apre le sue porte a Olvido

Maria Jesús Bruna espone le sue sculture

Si inaugura domenica 23 aprile 2017, alle ore 16.30, presso gli spazi espositivi del Museo Ebraico di Venezia, OLVIDO, una personale dell’artista spagnola Bruna, con presentazione critica a cura di Gaetano Salerno. L’evento espositivo, promosso dal Museo Ebraico di Venezia in collaborazione con Coop Culture, sarà visitabile dal 24 aprile al 2 maggio 2017 presso gli spazi espositivi del terzo piano dello storico edificio, secondo gli orari riportati nella scheda evento.

OLVIDO presenterà al pubblico una selezione critica di opere dell’artista spagnola, per tracciare il percorso di un’eterogenea ricerca, sviluppata nell’arco degli ultimi cinque anni: dall’utilizzo di differenti media e differenti tecniche lavorative a contaminazioni tra scultura e fotografia, l’esposizione presenta uno spaccato della poetica e della personalissima lettura del mondo della scultrice, filtrata da sentimentalismi, visioni, dettagli, rimembranze.

Presenti in mostra una ventina di lavori, stampe fotografiche su alluminio di piccole e medie dimensioni della serie Deconstrucción e sculture di piccolo formato (assemblaggi materici di metallo e fili di acciaio inossidabile) della serie Ondas e Deconstrucción.

Scrive il critico d’arte Gaetano Salerno a proposito della mostra OLVIDO: “Dapprima il lavoro dell’artista si concentra sulla produzione di sculture – lavori metallici e assemblativi – che racchiudono ed esprimono, mediante codici minimali e sintetici, la forma visiva di un’Idea superiore creazionista in virtù della quale l’elemento presente e materico allude alle spiritualità dell’intelletto e, nella potenzialità raziocinante di questo pensiero, intercetta elementi assoluti, ultraterreni. Il processo fondante di questi lavori sviluppa forme snelle, volatili e leggere, che racchiudono già un respiro universale, divenendo centri di connessione e propulsione delle onde energetiche del Cosmo con le quali, simili ad elementi fitomorfi con radici e rami protesi verso i vuoti dell’esteriorità, sembrano connettersi, per vivere rapporti simbiotici e trasmettere, con e oltre le loro protesi, il principio stesso della vita”.

A.C.M.