Per non dimenticare MAI.

L’introduzione, le spiegazioni, i ricordi.

Oggi è il 27 gennaio. E’ la giornata mondiale della memoria e, per analizzarla a fondo, bisogna  intuire ciò che un velo appositamente piazzato davanti allo sguardo ha voluto coprire fino ad oggi. Per raccontare quella tragedia bisogna ripercorrerne il ricordo passo dopo passo attraverso un singolo argomento per volta; dall’emanazione delle leggi razziali fino ai “Giusti”. Nessuna pretesa di scrivere un libro di storia; c’è chi è molto più preparato di noi. Ma solo la voglia di ricordare. Per questo la vera e unica introduzione è questa. Si parlerà di storia, senza polemica e senza politica perché nessuno potrà mai negare nessuna delle altre grandi tragedie; dalle purghe di Stalin, ai morti nei gulag, alle foibe, ai più recenti massacri e stermini in terra africana. Ma oggi è il 27 gennaio 2017. Sono passati esattamente 72 anni da quando l’Armata Rossa varcò, liberandoli, i pochi sopravvissuti ad Auschwitz – Birkenau. Arrivavano da est, prima di loro gli Americani, da ovest, avevano già conosciuto l’orrore di Dachau o Mathausen, ma nessuno di questi era paragonabile a “quell’orrore”; una macchina dello sterminio così efficiente e perfetta che nessun altro lager poté mai eguagliarne il macabro record. La data del 27 gennaio 1945 venne poi scelta come “La giornata della memoria”. Non solo quella degli ebrei, ma la memoria storica di tutti, perché di tutti era il sangue versato. Si impara dagli errori e, proprio per imparare da uno degli errori più grandi dell’uomo, con l’appoggio di tutta la redazione abbiamo deciso di creare un numero speciale. Non c’è un articolo meno interessante; si va dalle testimonianze dei sopravvissuti, al cinema o al fumetto che hanno trattato la tragedia, agli artisti che ad essa si sono ispirati, ai parere illustri dei grandi personaggi che hanno voluto far sentire la loro voce. Ma insieme troverete anche tutte le informazioni che hanno reso unico il nostro giornale. Oggi spesso usiamo il termine “olocausto” per ricordare quell’immane numero di morti ma è solo una parola di comodo. Olocausto, in realtà, vuol dire “sacrificio” ma né ebrei, né rom o omosessuali si sono volontariamente sacrificati all’ideologia nazi – fascista. Molto più corretto usare il termine “shoah” che in ebraico significa distruzione o catastrofe. Piccole differenze, forse, ma è corretto capirne il significato più profondo. Queste “piccole” differenze sono state alla base degli articoli apparsi questi giorni; un percorso lungo vent’anni raccontato attraverso un avvenimento in particolare. Perché ciò che è avvenuto in passato non ritorni e perché è corretto non dimenticare…MAI! Ed è per questo che, oggi, le parole verranno da chi (veneziano e Veneto o di nascita o per “adozione”) ha preso sulle sue spalle il pesante compito di trasmettere il ricordo, spiegare i motivi del “perché” è successo, guardare le nuove generazioni negli occhi affinché loro non commettano gli stessi errori. Ed è a questi “eroi” moderni che cedo, con estremo orgoglio, la parola, nella speranza che chi legge abbia la curiosità e la voglia di “ascoltare” da un settimanale la loro voce. Spero che voi, affezionati lettori, troviate il tempo di leggere tutto il giornale non limitandovi a sfogliarlo. Oggi più che mai ne vale la pena. Scoprirete documenti inediti, giudizi severi ma che parlano di pace e, come sempre, aspettiamo i vostri pareri a redazione@ilsestantenews.it

Gian Nicola Pittalis