Il Paradiso non può attendere

Scelgo il paradiso per il clima e l’inferno per la compagnia” diceva il grande Mark Twain. Questa riabilitazione luciferina non può tuttavia distogliermi dal privilegiare il turbinio di un cielo carico di santi e angeli meravigliosi, protagonisti della bella mostra “Il Paradiso riconquistato. Trame d’oro e colore nella pittura di Michele Giambono” allestita alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Occasione unica per ammirare la Pala detta del Paradiso, commissionata nel 1447 a Giambono per la Parrocchiale veneziana di Santa Agnese.

Meno noto al pubblico di altri protagonisti, Michele è uno straordinario interprete del Gotico Internazionale nel Veneto, blasonato dal titolo di “pictor Sancti Marci”. Lavora e si confronta con Bellini, Vivarini, Pisanello (del grande artista finalmente è rientrata dall’Ucraina la celebre Madonna della Quaglia, tempera ed oro su tavola, rubata al museo di Castelvecchio a Verona).

La pala del Giambono riserva allo spettatore una sinfonia cromatica che sembrava  perduta. Nell’ottocento fu oggetto di spietati restauri da non sembrare più la stessa. Un vero inferno di stesure pesanti, i volti dei santi travisati, il cielo appesantito da infelici nuvolaglie.

Grazie al restauro iniziato nel 2010, eseguito da Milena Dean, la Pala è tornata al suo nobile splendore (l’azzurrite del cielo, i lapislazzuli del manto della Madonna e di San Marco, le parti dorate). Un racconto visivo che si trasforma in mistero, enigma da risolvere: quante mani illustri  hanno lavorato all’opera? Si nota con chiarezza l’intervento di vari artisti nell’immenso cantiere del maestro veneziano Giambono.
Ai visitatori dell’esposizione, il privilegio di confrontare il dipinto con la Pala realizzata da Antonio Vivarini e Giovanni d’Alemagna per la chiesa di San Pantalon sempre a Venezia.

Altro pezzo forte, il superbo San Crisogono: “cavaliere che pigramente attraversa una selva ombrosa lungo un sinuoso e irreale viottolo”, immensa tavola custodita nella vicina chiesa di San Trovaso. Crisogono, dal greco “nato dall’oro”, santo soldato, martirizzato ad Aquileia, trasferito da Zara a Venezia dopo la conquista della città dalmata.

Questa mostra preziosa, chiude un 2016 davvero strepitoso per le Gallerie dell’Accademia, 10% di visitatori in più, grazie al successo di eventi importanti come Bosch e Manuzio e alla fruibilità delle nuove sale allestite nell’ala del convento dei Canonici Lateranensi, disegnata da Andrea Palladio.
Uno spazio che per me ha un valore aggiunto, tratteggia il paesaggio dell’anima, dato che un tempo, oltre all’Accademia di Belle Arti, c’era anche la sede del Liceo Artistico.

Credevo di aver sbagliato scuola, eccellevo solo in italiano, una bocciatura mi cambiò la vita, diventai brava e talentuosa, credo. Anni favolosi, ricordo la bellezza di ogni angolo, di ogni pietra. Seduti nei cortili palladiani con il cavalletto in grembo disegnavamo per ore, fregi, statue e modelli. Ornato, Figura, Architettura, Storia dell’Arte, Scultura, queste le materie fondamentali.

Studiavamo quasi sempre all’aperto, chiacchierando e bevendo il caffè con i professori come fossero amici di banco. Amici che rappresentavano l’elite della cultura figurativa italiana, spesso celebrati alla Biennale. Edmondo Bacci con il suo spazialismo, Giovanni Barbisan maestro dell’incisione, Mario Guadagnino titolare sino al 2000 della prima cattedra d’incisione, Fabrizio Plessi noto a livello internazionale per le straordinarie installazioni sul tema dell’acqua. Anni d’oro, anzi nati “dall’oro” parafrasando San Crisogono.
Mi sento uno studente privilegiato (uso il maschile perché  non amo le cacofonie al femminile come sindaca o ministra), indubbiamente anni virtuosi, un Liceo che anticipava sperimentazioni artistiche e culturali oggi non ancora pienamente concretizzate. Sarà per questo che il museo è per me un luogo di vacanza, un viaggio ai Caraibi, il mio giardino segreto, una vetta da scalare, una cioccolata con panna.

Michele Giambono vi aspetta fino al 17 Aprile 2017. Davvero il Paradiso non può attendere!

 

Elisabetta Pasquettin