Se questo è il prezzo della notorietà…NO, grazie

La professione più bella del mondo non è compatibile con la famiglia

Casca proprio a fagiolo questo pezzo che il direttore de “Il Sestante” mi ha chiesto di scrivere al femminile. Lo scrivo di getto e di pancia, al termine di una giornata estenuante trascorsa al computer, per il mio amatissimo lavoro. Dodici ore filate oggi, ieri anche di più. Amatissimo, lo capirete, lo dico con un certo sarcasmo, perché se qualcuno mi dovesse chiedere se sono soddisfatta della mia scelta e se la rifarei, non avrei dubbi: no! Per niente al mondo sceglierei ancora di fare la giornalista. O quel che comporta questo lavoro se non hai alle spalle una redazione solida e un contratto. Oggi mi divido tra una miriade di collaborazioni diverse, la maggior parte complicate, per poter raggranellare uno stipendio dignitoso. Ma anche se quella redazione ci fosse e con un’entrata sicura, così come è stato per un certo periodo, con il senno di poi non credo che la mia decisione sarebbe diversa. 
Immagino le facce stupite. Questa è una professione affascinante, tra le più ambite e mitizzate
E’ vero. Il giornalismo mi ha fatto entrare nelle case della gente e mi ha portato ad essere una persona conosciuta. Sono stata caporedattore del TG, ho condotto trasmissioni, presentato eventi, oggi dirigo alcune riviste…ma se devo stilare un bilancio reale dei miei trent’anni di carriera – a febbraio saranno tondi tondi – il piatto pende nettamente verso il basso. Perché per questo lavoro ho compromesso la mia famiglia, perché oggi non riesco a seguire mio figlio adolescente esattamente come ieri non riuscivo quasi mai ad andare a prenderlo all’asilo o alla scuola elementare.
Di lui mi sono persa le prime parole, i primi passi, il primo tutto. Perché io ero sempre di corsa, sempre al lavoro tra un servizio e l’altro. Sabato e domenica compresi.Andavamo tutti a mangiare la pizza o a fare la spesa e mamma ad un certo punto si chiudeva nel bagno per fare il collegamento con la radio! Potrei raccontarne a bizzeffe di aneddoti del genere. I TG sono incompatibili con l’essere donna e madre. E lo è anche la radio, se ti alzi alle 5 del mattino e non c’è qualcun’altro in casa che organizzi cartella, colazione e quant’altro. Un’amica di Milano, caposervizio in una prestigiosa testata finanziaria, vede suo figlio solo la sera tardi, quando rientra dal giornale. Triste.
Ho anche provato a contrattare altri orari, più flessibili, che mi consentissero di fare bene la entrambe le cose. C’é chi mi aveva promesso un aiuto, salvo poi ritirarsi al momento opportuno perché se l’avesse concesso a me sarebbe stato un precedente. Una conquista sarebbe stata! La possibilità di fare bene un lavoro e di essere un genitore presente.
Direttore, forse sono uscita dal tema. Forse sarebbe stato più interessante raccontare quanto io abbia sgomitato per emergere tra i colleghi uomini per guadagnarmi la popolarità. In realtà non è stato così. Perché ho lavorato quanto un uomo, ho ricoperto posizioni di prim’ordine – beninteso sempre in ambito locale – e non ho avuto sconti per la mia scelta di farmi una famiglia.
Capirete, quindi, che il prezzo della popolarità pagato mi sembra davvero troppo alto.
Ogni tanto quando cammino per la strada qualcuno si fa di motto e bisbiglia all’altro: “Ma quella non è…”. 
Sì, quella non è la donna che avrebbe voluto essere. Anonima, ma serena.
di Alessia Da Canal 
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Cara Alessia, come direttore e come uomo aggiungo solo una cosa. Non sei uscita dal tema, anzi, ma hai dato una lezione a tutti noi. Gian Nicola Pittalis