A proposito del vero valore della tradizione

Ciò che è nuovo ed altro da noi non deve far paura".

Il mondo di oggi in un certo senso ruota più in fretta: la tecnologia ci consente rapidissimi spostamenti, abbiamo database infiniti a portata di pollice e possiamo contattare le persone più varie e diverse con la medesima facilità. Ignorare tutte le possibilità che la tecnica oggi ci regala sarebbe davvero ottuso, soprattutto quando la nostra stessa vita quotidiana mette alla prova i nostri valori e certezze.

Anche le tradizioni, in un mondo così globalizzato, cambiano di significato. Per esempio il semplice fatto che in Italia nasciamo italiani ma non siamo più “socialmente” obbligati a riempire la casella della religione cattolica.

Eppure ancora oggi si inneggia alla tradizione come unico baluardo di difesa dei valori ed anche per questo motivo l’interesse per il mondo orientale (per esempio) viene bollato come una frivola moda priva di necessità, un non accontentarsi da parte di gente che vuole a tutti i costi sembrare diversa. Mi riferisco all’adozione del pensiero orientale, della diffusione di pratiche come lo yoga e la danza del ventre, di concetti come il karma o la reincarnazione; lo stesso però vale anche più banalmente (ma mai troppo) per il cibo, per cui c’è ancora chi da italiano inorridisce al pensiero che una cena a base di sushi e noodles sia preferibile ad una bella pizzata.

Il punto invece è semplicemente uno: accettare il fatto che il mondo è anche altro da noi, che non è necessario vivere e comportarsi secondo le regole di ciò che “si è sempre fatto così”, che possiamo permetterci di dubitare di quanto abbiamo sempre conosciuto; è solo in questo modo che ci è possibile andare alla ricerca di qualcosa di nuovo e che si adatti veramente alla nostra personalità e al nostro sentire. Semplicemente cerchiamo delle nuove risposte a dei dubbi più o meno esistenziali e non c’è nessuno al mondo che possa dirci dove è più giusto rivolgersi, perché l’importante è farlo consapevolmente. Per questo voglio citare anche tutte quelle pratiche o semplici correnti di pensiero che potremmo definire poco ortodosse: l’omeopatia, il rebirthing o respirazione circolare, la pranoterapia, il veganismo, la bioenergetica, l’agopuntura… Oggi più che mai abbiamo la possibilità di cercare altrove, perciò non dobbiamo farci vincere dall’abitudine e dal pregiudizio.

La tradizione non dev’essere un dogma: piuttosto è una volontà consapevole di portare con noi nel futuro qualcosa a cui siamo affezionati ed in cui crediamo, senza dimenticare che il mondo continua a girare e ad offrire nuove possibilità. La tecnica ed il contatto con gli altri che essa comporta non devono spaventarci e farci aggrappare al passato come fosse un’isola felice, poiché le tradizioni stesse sono sempre state in evoluzione: del resto se il mondo cambia, l’uomo deve cambiare con lui (almeno un po’), o rischierà di provocare una frattura tra sé e gli altri davvero difficile da sanare.

di Giorgia Favero

La chiave di Sophia