Rispettare Venezia è questione di cultura e scelte politiche, non di norme

Sono ormai settimane di vivace querelle attorno alla questione del turismo a Venezia, argomento su cui le “false coscienze” si sprecano: da un lato i sacrosanti diritti di chi richiede vivibilità urbana, dall’altro le malcelate brame di grandi interessi economici (dal bancarellaio alle catene alberghiere). L’ “invasione foresta”, che si sta registrando, è l’inevitabile conseguenza del modello turistico scelto ed oggi praticamente irreversibile: se si accetta ed anzi si auspica l’arrivo di navi (e di treni e di pullman e di aerei…)  sempre più grandi, che “rilasciano” in città migliaia di persone, il destino è segnato; bisognerebbe quantomeno calmierarne gli arrivi! turisti-carnevale-veneziaC’è poi una questione di fondo, che coinvolge la cultura del turismo, oggi piegata al mero “dio denaro”: è l’ospite, che deve adattarsi alla nostra realtà o noi dobbiamo adattarci alle esigenze di chi arriva? Io sono per la prima soluzione che, se applicata, scremerebbe il turismo “mordi e fuggi”, obbligando ai tempi, che necessita la conoscenza del nostro territorio. Non è una questione di censo, anzi; credo, però, che sia ora di spiegare ai tour operator che Venezia non può essere visitata in mezza giornata e che, in una settimana, non si può conoscere l’Italia da Sud a Nord ma, al massimo, un paio di città. Ripeto: è una questione di fondo, che implica rispetto di un territorio culturalmente esclusivo come l’Italia; arrivare, intrupparsi nelle calli e magari, a sera, cenare al ristorante cinese dimostra quanto lavoro c’è da fare.

Affermato il principio del rispetto per il “bene Italia”, però, è necessario capire anche le ambizioni dell’ospite, trasformandole in opportunità. Come si fa, infatti, a proibire il passaggio delle biciclette per Venezia, città per antonomasia “a misura d’uomo”? Fuori luogo non è chi arriva su un velocipede, bensì chi vorrebbe parcheggiare in piazza San Marco! Certo i camminamenti in centro storico sono stretti e quindi le biciclette dovrebbero essere portate a mano; basterebbe creare  percorsi obbligati per i ciclisti, non espellerli! E poi: è possibile non capire il fascino di un tuffo a Venezia? Fino ad inizio ‘900, riva degli Schiavoni era il litorale dei residenti! image-19-08-16-04-08-4_mgthumb-internaA Capodanno, migliaia di persone arrivano per darsi il bacio di mezzanotte in piazza San Marco; lo stesso fascino porta le persone a voler fare qualche bracciata nella città più acquatica del mondo. Certo, c’è un problema di decoro e ben per questo potrebbero essere destinate apposite aree al “tuffo in laguna”; se, invece, c’è un problema di salute pubblica, questo deve valere sempre e per tutti (anche per chi nuota in Canal Grande il giorno della Regata Storica o per i partecipanti danarosi al Triathlon di Venezia…). Infine, la questione del consumare un panino, seduto su uno scalino o su una riva in centro storico. Innanzitutto, gli esercenti dovrebbero evitare di “rapinare” il turista. Il resto, come sempre, è questione di educazione e misura, verso le quali bisognerebbe essere intransigenti: non è indecoroso mangiare cibo portatosi da casa, è indecoroso sporcare il luogo, dove si mangia. copia-di-6098888_mgthumb-internaDetto ciò, un’ultima domanda: quante sono le aree attrezzate o anche le semplici panchine a Venezia? E’ difficile capire che un turista non è, né dovrebbe essere, un maratoneta e quindi necessita di sedersi? Altrimenti lo fa giustamente , dove capita; ma questo, non si sa perché, a Venezia è scandaloso.

di Fabrizio Stelluto

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