Il sangue come veicolo di solidarietà

La donazione del sangue per farci sentire tutti più vicini

Lunedì mattina al centro trasfusionale.
Sono le otto meno cinque, l’orario di apertura ufficiale è alle otto, eppure è già aperto e ci sono sette persone sedute. E io convinta che arrivando un po’ in anticipo non avrei trovato coda!

Riempio il questionario, vado a sedermi. Dopo una ventina di minuti mi ritrovo davanti al medico: domande di rito, controllo dell’emoglobina, misura della pressione, altre domande di rito. Mi chiede cosa studio e quando rispondo “Storia dell’arte” mi domanda se ci sono delle mostre interessanti da andare a vedere, ritrovandoci così a parlare di Francis Bacon.

Dieci minuti dopo sono semidistesa sulla poltrona per la donazione. L’infermiera mi chiede nome, cognome e data di nascita per l’ultimo controllo delle etichette, mi lega l’elastico emostatico al braccio, mi punge con la siringa (fastidio momentaneo) e per un po’ mi lascia a guardare la televisione. Accanto a me sento ronzare la macchina mentre muove la sacca che pian piano si riempie.

Il telefilm mi annoia e allora osservo il signore dall’altra parte della sala che sta donando il plasma, procedura che trovo affascinante: la macchina a cui è collegato gli preleva il sangue, lo centrifuga separando il plasma (la parte liquida) da globuli rossi, bianchi e piastrine (parte corpuscolata) e infine gli reintroduce il sangue. Così mi hanno raccontato alla precedente donazione.

Nel frattempo l’infermiera torna. Anche oggi sono curiosa, stavolta le chiedo se mi sa dare qualche dato statistico sulle donazioni. Lo sa. Nel 2015 in Veneto sono state effettuate più di 220.000 donazioni tra sangue, plasma e piastrine e che le provincie più attive sono quelle di Venezia e Treviso, entrambe con circa 30.000 donatori (AVIS). Uscendo dalla sala, con il mio batuffolo di cotone legato al gomito, trovo ancora più gente in attesa. Ed è solo un banalissimo lunedì.

Nonostante ciò, il bisogno di sangue è una costante. Questo perché si tratta di un prodotto naturale che attualmente non è in alcun modo riproducibile artificialmente, quindi donarlo salva delle vite. Donare il sangue è un gesto di grande solidarietà che richiede solo un paio d’ore ogni quattro o sei mesi, e si vince pure una colazione gratis ed un giorno di riposo dal lavoro. Un gesto piccolo (davvero poco fisicamente provante, nonostante quello che si possa pensare) ma che per qualcuno fa la differenza, un qualcuno che non sappiamo minimamente chi sia, ma che immaginiamo uguale a noi indipendentemente dalla provenienza, dal sesso, dalla religione, dalla razza, dall’orientamento politico: lo immaginiamo semplicemente meritevole di aiuto, proprio come noi crediamo d’essere. In un mondo in cui i media strombazzano quotidianamente gli orrori perpetrati in ogni angolo del globo, sono sempre consolata nel trovare tanta gente dentro questa sala: mi ricorda che la natura umana è diversa da quella che fa più notizia. Mi ricorda che siamo fatti per amarci.

Giorgia Favero