Sapienza del bere

Del vino come un'arte

Che la nostra sia una delle terre del buon vino è risaputo, come sono noti i vantaggi, anche economici, che questa fortuna comporta.

Sin dall’antichità il vino riveste un significato profondissimo e ancora ricercato e studiato tanto da scienziati quanto da poeti: i suoi benefici per il corpo, per la mente, per il nostro stato d’animo, per la nostra creatività o semplicemente per una socievolezza più spiccata lo rendono una presenza costante sulle nostre tavole.

Mi è capitato di ripensare a questo tema proprio ascoltando casualmente il discorso di un cantante americano, Maynard James Keenan, che tra un fortunato cd e l’altro ha comunque deciso di aprire una cantina e gestire dei vigneti nel bel mezzo dell’Arizona, ascrivendo l’esperienza del fare e gustare vino nella stessa categoria artistica di un disco, un quadro, un libro.

Keenan afferma questo in linea con il suo modo di vedere il prodotto artistico: l’arte – e più in generale addirittura la vita – non è che il risultato di innumerevoli forze tra loro contrastanti, che generano tra loro attrito, tensione. Gli elementi, soprattutto i più piccoli e insignificanti a un occhio superficiale, che compongono il prodotto finale influenzano in egual modo il processo creativo: nel caso del vino, la qualità molecolare del terreno, dell’aria circostante, dei metodi di lavorazione in ogni passaggio, le capacità di assaporare di chi berrà.

La creazione di qualcosa e dunque il suo artefice, sono indissolubilmente connessi alla capacità non di concentrarsi su un risultato, ma di saper guardare alla totalità dell’insieme che lo forma, cogliendo le sfumature più leggere, misurando nella giusta maniera ogni pezzo del puzzle, sostando su quella tensione attraverso la rara pratica del saper contenere spinte ed elementi diversi per dar sfogo a qualcosa di unico nel suo genere. Le più grandi e le più piccole forze, come quelle di una tempesta o di una puntura d’insetto sapranno confluire, attraverso mani esperte, in un conglomerato di quegli elementi stessi, per poi sprigionarsi nei sensi di chi potrà godere del prodotto finale. Qui sta poi il punto forte: ispirare il ricevente mostrandogli un che di inedito, un luogo non conosciuto di se stesso, che funga da inizio (o almeno da tappa) al suo percorso personale nel mondo.

Ogni creazione autentica contiene questo e mille altri elementi ancora. Il vino è quel prodotto naturale che deve passare attraverso menti e mani consapevoli di ciò che è, che lo compone, di dove può condurre l’uomo. Si pone così come un ottimo esempio di unione tra uomo e natura. Non è un caso che agli inizi della poesia occidentale, nonché del sapere antico in generale, un posto speciale era riservato proprio al vino, ispiratore di grandi parole e mezzo per comunicare la bellezza.

Curare questo aspetto e questa modalità di creare e diffondere sapere, senza soffermarsi al mero consumo di qualcosa e acquisendo consapevolezza intorno al sapere che sta dietro un buon prodotto, significa valorizzare ciò che ci riguarda e ci sta intorno senza cedere ad abitudini e prodotti sbrigativi ed emotivamente insipidi.

di Luca Mauceri

La Chiave di Sophia