I segreti di un grande direttore

Intervista a Roberto Papetti direttore dello storico giornale Il Gazzettino del NordEst

Abbiamo intervistato per questo numero Roberto Papetti, direttore de Il Gazzettino del NorEst che, a grandi passi, si avvicina a eguagliare il record di una firma storica come Giorgio Lago. Tra due anni eguaglierà il record dei colui che per primo coniò il termine NordEst arrivando ai suoi stessi anni di direzione. Perché chi dirige il Gazzettino, non piò esimersi dal dirigere e giudicare luci e ombre, passato e futuro di qualcosa che non è solo un giornale ma appartiene alla storia del Veneto e di tutto il NordEst.

Direttore Papetti,  quali qualità ci vogliono per dirigere un giornale storico come Il Gazzettino? «Le stesse che servono per cercare di essere un buon giornalista: curiosità, onestà intellettuale e consapevolezza del proprio ruolo».

Cosa serve per diventare un buon direttore? «Me lo chiedo ogni giorno e non trovo mai una risposta soddisfacente. Ma di una cosa sono certo: per fare il direttore bisogna saper decidere, scegliere, fissare delle priorità ed assumersi le proprie responsabilità. Sapendo che le vittorie hanno sempre molti padri, ma le sconfitte hanno una sola firma: la tua».

Cosa ricorda più volentieri di quando ha iniziato la carriera giornalistica? «La prima volta che, poco più che ventenne, ho dovuto raccontare un omicidio. Non sapevo da che parte iniziare. Mi sono reso conto di quanto sia complesso il lavoro del giornalista e di quanto, scrivendo, entriamo nella vita della gente: è un aspetto del nostro lavoro da tener sempre presente. Purtroppo spesso non accade».

Quando ha capito che avrebbe fatto il giornalista? «Non ricordo un giorno preciso. Non appartengo alla categoria di coloro che volevano fare il giornalista sin da piccoli. In questo mondo sono capitato abbastanza per caso. Forse la sensazione precisa che questo sarebbe davvero stato il mio lavoro l’ho avuta solo quando sono diventato vice-direttore de il settimanale economico Il Mondo. Avevo meno di 35 anni. È stata un’esperienza molto impegnativa e molto formativa. Ho sbagliato e insieme imparato tanto. Ma se da lì poi sono passato al Corriere della Sera forse devo ritenere che nel bilancio le scelte azzeccate sono state probabilmente superiori agli errori compiuti».

Pregi e difetti della nostra professione? «Sarebbe un discorso troppo lungo. Il maggior pregio del nostro lavoro è di poter essere al centro delle cose che accadono mentre accadono. È ‘ una grande responsabilità ma anche un privilegio. E non vale solo per i grandi fatti ma anche e soprattutto per la cronaca quotidiana. L’elenco dei difetti è sterminato. Ma i peggiori nemici del giornalista sono la superficialità e la scarsa umiltà che significa, innanzitutto, nutrirsi di certezze e non avere la capacità di mettersi in discussione».

Cosa rappresenta per lei il Gazzettino? «Il Gazzettino è qualcosa più di un grande giornale, è un pezzo di storia e di identità di un territorio straordinario come il Veneto e il Nordest. Per me dirigerlo è il mio lavoro, ma la parola lavoro per un bergamasco, come io sono, non è semplicemente sinonimo di professione, ma anche di ragione di vita. Implica passione e dedizione quotidiana. E grande rispetto per ciò che il Gazzettino rappresenta per tante persone, dentro e fuori il giornale». 

Sogni e ambizioni dell’uomo Papetti. «So che qualcuno non ci crederà, ma ho sempre avuto solo l’ambizione di fare nel migliore dei modi il mio lavoro. Quanto ai sogni, il più grande alpinista della storia, Walter Bonatti, ha detto una volta che “La realtà è il cinque per cento della vita. L’uomo deve sognare per salvarsi” Penso sia vero. Quindi anch’io sogno molto. Ma non ho la presunzione di credere che i miei sogni interessino a qualcuno. Preferisco quindi tenerli per me».

Gian Nicola Pittalis