Il segreto della bellezza

"Ma dicono che un artista di Venezia, Fortuny, abbia ritrovato il segreto della loro fabbricazione e che, fra qualche anno, le dame potranno passeggiare, e soprattutto stare a casa loro, in broccati splendidi come quelli che Venezia ornava, per le sue patrizie, con i disegni dell'oriente" Marcel Proust “All'ombra delle fanciulle in fiore”

Di quale segreto parlava Proust, citando Fortuny? Sicuramente quello di regalare alle donne, opere d’arte da indossare.

Mariano Fortuny y Madrazo era spagnolo, veneziano d’elezione, portò il suo genio in una città che gli somigliava molto. Pittore, stilista, scenografo, fotografo (tra i primi a sperimentare le diapositive a colori), inventore (suo il procedimento per decorare i tessuti d’arte che non ha eguali al mondo). “Indagò il segreto della bellezza” scrisse la moglie Henriette, sua musa ispiratrice.

Visitare la sua casa museo, in Campo San Beneto (San Benedetto) è un’esperienza ineguagliabile. Io ci vado da sempre, ricordo eventi straordinari come la prima grande mostra su Helmut Newton, molti anni fa. In questa insolita ricerca del tempo perduto, rammento di averci anche lavorato.

Con dei colleghi giornalisti e un gruppo di attori, realizzammo un documentario sulla storia di Venezia, commissionato dal Comune.

Il montaggio del video venne eseguito in una sala del palazzo. Non l’ho mai considerato un lavoro, ma un fantastico viaggio nello spazio e nel tempo tra i segreti di un artista geniale e innovatore. Due piacevoli mesi estivi di lavorazione, interrotti puntualmente ogni pomeriggio da un fragoroso temporale estivo, da noi prontamente attribuito alle alchimie del grande Fortuny. Dopotutto avevamo invaso la sua incantevole dimora.

Ogni occasione è lecita per visitare il nobile palazzo veneziano, ma in questi giorni la visita è d’obbligo perché sta per chiudere una straordinaria mostra:”La bottega Cadorin. Una dinastia di artisti veneziani”. Visitabile fino al 27 marzo.

Ancora pochi giorni quindi per scoprire la storia di una famiglia incantevole, proveniente da Pieve di Cadore la terra di Tiziano.

I Cadorin si trasferiscono a Venezia nel XVI secolo. Travolti dalla meraviglia di Venezia, regaleranno meraviglie al mondo.

Sono architetti, scultori, pittori, fotografi, restauratori. Nella loro bottega con il profumo dei trucioli del Cirmolo, si intrecciano le storie di figli, nipoti, cognati, spose e mariti. Tutti artisti geniali. Anche se il consiglio in famiglia era rigorosamente questo: “soprattutto, non fate gli artisti, è una cosa spaventosa!” Ma in famiglia si diceva anche:”il talento pare che faccia vento”. Come se i Cadorin fossero portatori di un meraviglioso vortice d’aria, turbinio metafisico di un mare increspato.

A palazzo Fortuny, l’occasione per ammirare i lavori di questa dinastia, testimonianza di un’impresa che contava oltre 40 maestranze, chiamata a lavorare per i Savoia, per D’Annunzio, nelle chiese e nei palazzi veneziani.

Dal padre Vincenzo Cadorin ai figli Ettore e Guido, al fotografo Augusto Tivoli (le sue immagini immortalano i momenti successivi al crollo del Campanile di San Marco e le fasi di ricostruzione).

Ida Cadorin, in arte Barbarigo, ha raccolto negli anni questo prezioso patrimonio.

Figlia di Guido Cadorin e Livia Tivoli, è un’artista di grande enigmatico spessore. Nel 1949 sposa un meraviglioso pittore, Zoran Music. La coppia si trasferisce a Parigi,(a Ida, il presidente Mitterrand, commissionerà un ritratto).

La mostra è curata in modo esemplare da  Jean Clair, profondo conoscitore dei Cadorin.

Una storia infinita, modellata da sentimenti e opere d’arte: dipinti, sculture, fotografie, tessuti.

Percorso espositivo che illumina i chiaroscuri di Palazzo Fortuny in un vortice talentuoso che è un privilegio condividere. E se siete fortunati, durante la visita, potrebbe arrivare anche un fantastico temporale!

Elisabetta Pasquettin