DYD: da semplice fumetto a fenomeno culturale

Dylan Dog compie 30 anni

Quando un’opera di finzione riesce ad intercettare lo spirito del tempo presente, di solito diventa un fenomeno culturale. E’ quanto accaduto 30 anni fa con Dylan Dog, il personaggio dei fumetti creato da Tiziano Sclavi nel lontano 1986.

L’indagatore dell’incubo, l’ormai famoso personaggio dei fumetti è nato dal genio di Tiziano Sclavi. L’autore è riuscito a trasmettere al suo personaggio molti dei propri travagli interiori. Sclavi infatti ha un vissuto personale molto difficile, a tratti drammatico, che sicuramente ha molto influito sul modo in cui ha voluto rappresentare quello che a molti sembra un suo alter-ego.
Tiziano Sclavi ha un passato da alcolista, egli stesso afferma che fino al 1987 ha scritto solo da ubriaco. Ne è uscito grazie agli Alcolisti Anonimi ed alla moglie Cristina ( anche se nel 2000 ha avuto una ricaduta). Non parla volentieri della sua famiglia d’origine, con cui sicuramente non ha mai avuto buoni rapporti (descrive la madre come un genio del male). Fuma due pacchetti di sigarette al giorno, ma confessa di essere arrivato a ben cinque pacchetti. Non legge i giornali, non guarda la televisione. Le notizie dal mondo gli vengono riportate dalla moglie e da alcuni amici. E’ un membro del CICAP ( che si occupa di indagini sul paranormale in modo scientifico).

E pensare che il primo albo (l’Alba dei morti viventi con la copertina di Claudio Villa, oggi copertinista di Tex al quale è andato il non facile compito di sostituire il “grande” papà Galep) era quasi andato invenduto. Un flop colossale tanto che in via Buonarotti 6, la mitica sede della Sergio Bonelli Editore, in tanti erano preoccupati. L’unico (Sclavi a parte) che sembrava mantenere la calma era il compianto Sergio Bonelli. “Tranquilli – raccontava – è solo il primo numero. Aspettiamo”. Mai persona fu più lungimirante, non passò nemmeno il mese per arrivare al secondo numero che DYD (come lo chiamano gli appassionati) aveva già girato migliaia di mani tanto che il secondo albo, Jack lo squartatore, fece “sold out” tanto da doverlo ristampare e, per i poveri edicolanti, arrivò immediata la richiesta di recuperare anche il primo numero. Era nato un mito del fumetto.

Dylan Dog è un ex-alcolista, spesso in lotta contro la tentazione di annegare di nuovo il dolore nell’alcool, non fuma ed è vegetariano, perché rispettoso di ogni essere vivente. Della sua famiglia ha pochi ricordi, che spesso si confondono con i suoi sogni ( o incubi). La realtà in cui si muove Dylan è costellata da incubi, ma spesso non si tratta di fenomeni paranormali, molto più frequentemente si imbatte in aberrazioni molto reali e tangibili dell’animo umano.
La morte, la malattia, la follia, sono rappresentate in modo duplice. A volte come veri e propri mostri che non lasciano scampo, altre in modo quasi poetico, nostalgico si potrebbe dire. Come se, in alcuni momenti della nostra vita, quasi ne avessimo bisogno, per sopravvivere o per cercare di capire quello che sfugge alla nostra comprensione.

Il celebre indagatore dell’incubo ha conquistato milioni di lettori italiani e stranieri a partire dalla fine degli anni ’80, diventando un vero e proprio fenomeno di costume, tanto da non lasciare indifferenti personalità del mondo della cultura come Umberto Eco, il quale affermava “Posso leggere la Bibbia, Omero e Dylan Dog per giorni e giorni senza annoiarmi”.

L’attuale curatore della serie, Roberto Recchioni, spiega bene in cosa consiste il fenomeno Dylan Dog e quali sono le novità principali che lo attendono. “Dylan è un fumetto molto particolare – racconta Recchioni – ed è stato un forte protagonista del finire degli anni ’80 e di tutti gli anni ’90. Tiziano Sclavi è riuscito a creare un personaggio capace di intercettare il momento presente, raccontando il tempo ed il sentire di quegli anni, come poi ha fatto Bret Easton Ellis con American Psycho. Quando un’opera di finzione riesce ad intercettare lo spirito del tempo presente, di solito diventa un fenomeno culturale”.

In effetti, Dylan è entrato nelle case di tutti, ed è stato il fumetto più venduto in Italia per qualche anno, tornando poi al secondo posto dietro all’intramontabile Tex, ed ha sollevato dibattiti culturali importanti, avendo una capacità realmente forte di farlo. Lo ha fatto quando c’era Tiziano, ed in tempi più recenti l’ha fatto con Mater Morbi, numero della serie che fece parecchio rumore, tanto da sollevare una polemica con alcuni esponenti della vita politica italiana circa il tema dell’eutanasia e del diritto ad auto-determinarsi. Non è un caso se Umberto Eco ha parlato più volte di Dylan Dog in pubblico.

Recchioni è anche il curatore di DYD dal 2013 e trae un bilancio, sia professionale che personale, legato alla serie. “Siamo abbastanza contenti. Da quando sono “salito a bordo” di Dylan, in seguito ad un momento di sofferenza forte in termini di lettori erosi anno dopo anno, le cose sono andate un po’ meglio, si sono stabilizzate. Grazie ad un lavoro molto forte fatto sulla comunicazione, Dylan è tornato ad essere un personaggio molto vivo e presente nel dibattito culturale italiano. Speriamo di poterlo rilanciare ancor di più in occasione di quest’anno di grandi celebrazioni. Sul piano personale, questi 3 anni sono stati di grande fatica, in quanto il “conglomerato” delle pubblicazioni di Dylan conta 4mila pagine l’anno. Siamo io e Franco Busatta a curarle tutte. E’ un lavoro molto tosto e complicato, avendo davanti un pubblico enorme, il più trasversale all’interno del panorama Bonelli. E’ praticamente impossibile accontentare tutti: lotti contro la nostalgia, e contro di essa non vinci mai”.

Qual è lo stato del fumetto italiano oggi, di cui Dylan è uno dei principali ambasciatori da 30 anni? “E’ una grande stagione. Sento parlare di crisi da quando ho iniziato questo lavoro circa 25 anni fa, quindi c’è ed è quella più lenta del mondo. Esiste una perdita di lettori, legata ad un problema maggiore, ovvero la forte sofferenza del canale di vendita privilegiato del fumetto in Italia, ovvero le edicole. E’ evidente che abbiamo un’offerta mai così ampia e variegata nella storia del fumetto italiano, dove puoi trovare qualsiasi cosa all’interno dei tre canali di vendita: fumetteria, edicola e la libreria di varia, che adesso grazie a Zerocalcare ed al lavoro fatto anche da Bonelli, è diventato un posto dove è possibile acquistare bei fumetti. In più, esiste un’ottima generazioni di autori, come non se ne vedeva da anni”.

Insieme a lui parla il “papà” di Dylan, Tiziano Sclavi e cita una delle battute preferite della serie apparsa negli ultimi numeri dove Dylan Dog da “Old Boy” si è trasformato in un personaggio più vicino ai giorni nostri (ora possiede anche uno smartphone, per lui che continua a scrivere un diario con la penna d’oca). “Mi chiamo Dylan e sono un alcolista”. Ebbene si, il famoso indagatore è ricaduto nel fatal errore.

In trent’anni Dylan è cambiato sotto diversi aspetti. Nell’ottobre del 1986 la sua tariffa era 50 sterline al giorno più le spese, oggi siamo arrivati a 100 sterline al giorno più le spese, il suo amico, l’ispettore Bloch ( una sorta di padre putativo) è arrivato all’agognata pensione e si è ritirato a vita privata, molte donne della sua vita se ne sono andate, altre sono arrivate. Ma Dylan, come tutti i personaggi dei fumetti, fisicamente non è invecchiato, nonostante gli anni siano passati anche per lui. Siamo noi che invecchiamo. Una sorta di ritratto di Dorian Gray alla rovescia. La vita su di noi ha lasciato inevitabilmente dei segni, sul nostro eroe no. Ed è questo che forse ci conforta, che ci fa sperare ancora e credere che comunque vada forse la nostra storia non avrà mai fine, finché ci sarà Dylan a farci compagnia.

(n.s)