Storie di bullismo… dove le vittime diventano gli insegnanti

La settimana scorsa Il Sestante ha parlato di un esempio virtuoso del nostro territorio: l’istituto di Istruzione Secondaria Superiore Cerletti di Conegliano e la sua specializzazione, portata avanti da quasi un secolo, nel campo della viticoltura e dell’enologia.

Pochi però ricordano le vicende riguardanti il bullismo successe qualche tempo fa proprio nel comune della provincia di Treviso e più precisamente all’interno della scuola superiore.

Bullismo che non riguarda tanto le relazioni tra gli studenti, quanto i rapporti tra professori e alunni.

E’ infatti un tema caldo e affrontato quasi quotidianamente quello relativo al bullismo e agli atteggiamenti violenti provocati dagli studenti ai danni dei professori.

Un atteggiamento che qualche anno fa non sarebbe mai e poi mai esistito, visti i livelli di disciplina scolastica, ma anche casalinga.

Non pochi anni fa, infatti, una nota sul libretto personale, oltre ad essere una punizione esemplare, si sarebbe poi trasformata in una sicura tirata di orecchie a casa; oggi invece non sembra affatto preoccupare gli studenti, tanto che in molti casi riescono a ribaltare ed esaltare negativamente il rapporto alunno-professore.

In quel caso specifico, però, il dirigente scolastico ha applicato una punizione esemplare all’intera classe divertita a tormentare il lavoro degli insegnanti, sospendendo per una settimana l’intera classe, oltre a obbligarla ai lavori socialmente utili all’interno della Casa di Riposo Fenzi di Conegliano.

Un impiego forzato che ha fatto, per lo meno, risollevare il 6 in condotta (bocciatura sicura a fine anno) per riportarlo all’8, e che ha sicuramente dato un insegnamento esemplare al gruppo di ragazzi coinvolti in questa vicenda.

Ma quanto possono essere educative queste punizioni? A quali limiti potranno avvicinarsi i ragazzi dei giorni nostri?

Matteo Venturini