Studiare Storia rende liberi

Nuove chiavi di lettura per una disciplina apparentemente inutile

In un mondo sempre più legato al mercato globale, al sistema bancario, alla finanza; in un mondo dove si è costantemente impegnati ad escogitare un sistema per guadagnare, per crearsi una base economica solida in modo da costruirsi una famiglia, un futuro; in un mondo come questo, nel quale si etichettano le professioni e si lotta per accedere agli studi definiti ‘utili’, sembra non vi sia spazio per tutto il resto, per esempio: tutte le attività che non producono immediatamente introiti o tutti i percorsi universitari annoverabili nell’universo del superfluo.

Tra questi ultimi vi è il corso di laurea in Storia, appartenente alla nobile decaduta stirpe degli studi umanistici con i quali condivide il destino di puntuale derisione o malcelata sufficienza altrui.
No, questo non è un grido di dolore o un’apologetica commiserazione, ma un duro scontro con la realtà e chi si trova in prima linea, chi ha intrapreso per passione questo impervio sentiero, si sarà certamente ritrovato a porsi domande simil-esistenziali: “Ha senso studiare Storia?”; “Servirà a qualcosa?”.

Imbattendomi ripetutamente in discussioni pubbliche ricche di inesattezze, dimenticanze, abnormi e sproporzionate imprecisioni, posso rispondere agevolmente alla prima domanda: sì, studiare Storia ha senso; rende solido il sapere culturale di ogni individuo, ma se non volessimo addentrarci nei meandri dell’accademia per tradurlo in termini più pratici, chi studia Storia o chi è appassionato della stessa, è portato ad individuare un problema, a ricercarne le origini in un passato più o meno recente e a proporre soluzioni.

Studiare Storia rende liberi dal ‘copia-incolla’, ovvero dalla ripetizione fino allo sfinimento – soprattutto per chi legge – di una medesima frase ad effetto, che posta nei più disparati contesti, anche incompatibili, annulla il senso stesso della discussione; nel complesso invece rende liberi dal pensiero di terzi, che adoperano e manipolano l’informazione a proprio vantaggio.
La libertà di cercare tra le fonti – altro segno peculiare tipico dello storico di professione ma non per questo esclusivo – equivale alla libertà di espressione, di dibattito e di sano confronto.
Insomma, studiare Storia assicura una valida indipendenza personale, un’arma capace di identificare noi stessi nella grande babele quotidiana.

di Alessandro Basso

[Immagine tratta da Google Immagini]